L’arte di curare la bicicletta, dalla solidarietà all’intolleranza

Non è ancora aperta (l’inaugurazione è prevista per la fine di gennaio) ma già ha suscitato violente reazioni e accuse di “fare concorrenza sleale ai livornesi doc”, con tanto di titolone sul Giornale di Alessandro Sallusti, “La Livorno M5S assume i migranti e fa chiudere bottega agli italiani”.

E’ la ciclofficina “Contropedale”, un laboratorio di inclusione, aperto nella popolare piazza Garibaldi di Livorno, teso ad aiutare giovani richiedenti asilo ad integrarsi: un progetto promosso da Arci Solidarietà, in collaborazione con la Rete degli studenti medi all’interno del Tavolo Giovani del Comune di Livorno. Qui sette ragazzi tra i 18 e i 25 anni provenienti da Gambia, Nigeria, Costa d’Avorio svolgeranno per alcuni mesi attività di riparazione di biciclette, a prezzi popolari, utilizzando pezzi di altri cicli dismessi, donati da cittadini. I ragazzi non sono stipendiati e quello che ricaveranno dalla riparazione o dalla vendita delle  biciclette viene reinvestito nelle attività dell’officina: acquisto di strumentazioni, migliorie dell’ambiente ecc.

L’obiettivo è dare ad alcuni la possibilità di mettere alla prova le loro competenze e ad altri di acquisirne (dove gli altri non sono solo i ragazzi migranti, ma pure i livornesi appartenenti alla rete degli studenti medi). Una sorta di start-up con la speranza che in futuro per qualcuno di loro questa esperienza si trasformi in un lavoro vero e proprio. Un progetto di inclusione sociale come Arci fa da anni per carcerati o tossicodipendenza, spiega Francesca Ricci di Arci Solidarietà.

Il fatto che questa volta sia rivolto ai migranti ha però scaldato gli animi come non mai. E’ bastata la prima giornata di raccolta di vecchie bici (che poi “rimesse a nuovo” verranno in futuro vendute all’asta sempre per finanziare il laboratorio), e subito sulla pagina Facebook di  Fratelli d’Italia è apparso un video pubblicato dove si dice che si fa “concorrenza sleale ai commercianti italiani sfruttando i clandestini, mentre i   commercianti italiani non possono sfruttare i clandestini ma pagare le tasse e dipendenti”. Duro il presidente di Arci Livorno, Marco Solimano, che a sua volta ha affidato il suo commento a Facebook: “E’ il meglio di una sottocultura fascista e leghista – scrive Solimano – che contribuisce a seminare odio e discriminazione, a delegittimare chi si adopera per la mediazione sociale e la tenuta del tessuto democratico di una comunità. Non ci faremo certo intimidire da queste pratiche e, fatevene una ragione, andremo avanti senza alcun indugio o tentennamento anzi, consapevoli delle vostre attenzioni, con ancora maggiori energie”.

“Non ci preoccupa tanto l’attacco degli iscritti ai Fratelli d’Italia, che a Livorno forse  non hanno poi tutto questo seguito, quanto siamo interessati vedere le reazioni delle persone del quartiere e dei commercianti stessi, commenta Francesca Ricci, di Arci solidarietà, che si è occupata direttamente della progettazione del laboratorio. “Personalmente sono convinta, e mi auguro, che molte persone si avvicineranno al progetto, che vorranno conoscere questi ragazzi”.

Ci pensano, ovviamente, gli stessi attivisti di Fratelli d’Italia a fare disinformazione porta a porta e scaldare gli animi, recandosi, con telecamera, da un negoziante e riparatore professionista di biciclette livornese per raccontare che “questi profughi pagati dal Governo italiano 1200 euro al mese, si possono permettere di far pagare solo due euro per un’ora di lavoro nella riparazione delle bici, mettendo in opera quindi la concorrenza sleale”. Spiega la stessa Ricci: “Difficile di pensare che la ciclofficina Contropedale e un negozio vero e proprio si rivolgano allo stesso pubblico. Nel nostro laboratorio si ripara con pezzi di ricambio di seconda o terza mano, magari si tappano i buchi sulle ruote con i toppini, in un negozio puoi avere pezzi di ricambio nuovi, e quindi prezzi del tutto diversi. Questi ragazzi forniscono un servizio e nello stesso tempo si fanno conoscere, fanno vedere che sono “persone” come tutte le altre, la cosa più difficile forse da capire”…

Non lo capiscono certi commentatori di fb, come uno che interviene sul profilo del consigliere regionale Pd Francesco Gazzetti, il quale si è fatto fotografare con vecchie bici di famiglia donate a Contropedale: “Ma dove le porti queste biciclette? Ai neretti tuoi amici? E gli italiani? Devono morire? Pensa alle famiglie italiane che sono in gravi difficoltà e che pagando le tasse ti pagano i 9.000 euro in consiglio regionale (io a uno come te non darei nemmeno tre centesimi), invece di regalare soldi e beni materiali ai migranti che personalmente ributterei tutti in mare”. Purtroppo, niente di nuovo, un copione di violenza verbale,  un crescendo di “prima gli italiani” al quale ci hanno già abituato i social, i commenti sui quotidiani online, alcune trasmissioni televisive. Bene, anzi benissimo fanno l’Arci e altre associazioni a tentare di contrastare questo malessere diffuso contro i migranti, con progetti concreti. Ma il punto è, questo basta? Basta l’iniziativa di una singola associazione, di un singolo Comune? Non sono una goccia in un mare di intolleranza crescente? In un clima permanente di guerra tra poveri, e in non pochi casi tra poveri e privilegiati che poveri non lo sono affatto, visto che si può anche comprendere la rabbia di uno che si vede superare in lista d’attesa per la casa pubblica da uno straniero più disagiato di lui, ma non chi per principio ce l’ha con i “non italiani”, magari fa pure  beneficenza, ma solo nei confronti degli oriundi…

Dunque, che fare, per contrastare la xenofobia crescente, preso atto che le migrazioni non si fermeranno né oggi né domani, e con siamo noi singoli cittadini e nemmeno le associazioni a poter intervenire sulle politiche di accoglienza (o di non accoglienza di chi alza i muri)? Nemmeno un grande sociologo e filosofo come Zygmunt  Bauman ha altre risposte che “la solidarietà”. Intervistato da Repubblica sul tema dei migranti ha dichiarato :”Il volume e la velocità dell’attuale ondata migratoria è una novità e un fenomeno senza precedenti. Non c’è motivo di stupirsi che abbia trovato i politici e i cittadini impreparati: materialmente e spiritualmente. La vista migliaia di persone sradicate provoca uno choc morale e una sensazione di allarme e angoscia, come sempre accade nelle situazioni in cui abbiamo l’impressione che “le cose sfuggono al nostro controllo”. Ma a guardare bene i modelli sociali e politici con cui si risponde abitualmente alle situazioni di “crisi”, nell’attuale “emergenza immigrati”, ci sono poche novità”.

E alla domanda “Che fare dunque”, la risposta di Bauman è: “Qualunque sia il prezzo della solidarietà con le vittime collaterali e dirette della forze della globalizzazione che regnano secondo il principio Divide et Impera, qualunque sia il prezzo dei sacrifici che dovremo pagare nell’immediato, a lungo termine, la solidarietà rimane l’unica via possibile per dare una forma realistica alla speranza di arginare futuri disastri e di non peggiorare la catastrofe in corso”. Dunque sì. Ciclofficina Contropedale sarà una goccia nel mare, ma, è una risposta. Conclude Francesca Ricci di Arci: “L’officina crea un enorme reddito sociale e inverte la possibile molto probabile china verso l’emarginazione e la trasforma in iniziativa e partecipazione. Quale sarebbe l’alternativa? Non aprire e lasciare questi ragazzi inattivi o relegati in centri di accoglienza?”