Lasciate in pace Bello FiGo all’Università

Non mi convince la decisione dell’Università di Pisa di affidarsi agli avvocati per difendere il proprio buon nome da Bello Figo e le ragazze di Livorno.

Non solo perché la via giudiziaria alla ricerca dell’onore perduto del cherubino, rischia di innescare un meccanismo perverso, come sempre accade nelle aule dei tribunali a forte esposizione mediatica. Già mi par di sentire le polemiche: come sono entrati senza che nessuno se ne accorgesse? Cosa faceva il custode? E il preside di facoltà? L’ultimo professore che ha fatto lezione nell’aula disonorata, perché non ha chiuso la porta a chiave? Spettava forse all’assistente? E se invece che tette e culi avessero agitato dinamite e nervino? Insomma, lasciate perdere, è meglio.

Il motivo vero del perché credo che sia uno sbaglio querelare Bello FiGo e le sue compagne di avventura, è però un altro.

La scuola – dall’asilo nido all’Università – è l’unico luogo riservato ai giovani che ancora resiste in questo Paese che nega loro cittadinanza. Un luogo fisico ma anche culturale, fatto di emozioni e crescita, di costruzione di un futuro sconosciuto e di una realtà ancora da decifrare, di relazioni e sperimentazioni. Un ateneo millenario come quello di Pisa sa bene che nelle sue aule sono stati letti libri proibiti, si sono insegnate idee “sconvenienti”, hanno avuto accoglienza e rispetto atei, massoni, ribelli di Curtatone e Montanara, sono state preparate molotov del 1968. In molti vi hanno fatto l’amore, perché a vent’anni quello è il tuo mondo, quella la tua casa.

Magnifico Rettore, tutte queste cose lei le sa molto meglio di me. Come si ricorderà delle feste ad alto tasso di nebbia alcolica e di fumo che da decenni si organizzano tra gli studenti, gli stessi che poi prendono Trenta con lode. Basta ricordare i goliardi con le loro canzoni non proprio da educande. Ecco, gli studenti universitari non sono delle educande, io non voglio che siano delle educande. Desidero che esprimano pensieri che io non conosco e che non saprei formulare se non osservandoli e ascoltandoli. La mia cultura l’ho imparata già, mi terrorizza che qualcuno possa ripeterla a pappagallo, come si recita un rosario nel dormiveglia. Non ha senso applicare a chi studia, al mondo dell’Università – e a quella pisana alla quale sono così affezionato – regole e paradigmi di un monastero. Non c’è stato peccato di lesa maestà.

Il video di Bello FiGo ha ottenuto oltre un milione di visualizzazioni in pochi giorni. Avete sentito un’ondata di indignazione terremotare Palazzo alla Giornata? No. E lo sapete perché? Perché gli studenti hanno imparato gli strumenti culturali per guardare criticamente quanto accaduto, per interpretarlo, elaborarlo e, decidere se giudicarlo o meno. Questa nobile corazza, i nostri giovani l’hanno costruita sugli stessi banchi dove qualcuno sculettava, i loro padri – magari – si sono fatti pure una canna, i nonni hanno mantenuto alti i valori della libertà e , in anni ancor più lontani, qualcun altro bestemmiava esclamando “Eppur si muove”.

Mi permetta di rivolgerle una richiesta, Magnifico Rettore: difenda l’autonomia dell’ateneo, un’autonomia fatta di libertà e di studio. Non resti intrappolato dalle turbolenze di un pensiero che niente ha a che vedere con i tempi della crescita dei giovani.

ANDREA LAZZERI