Lavori per milioni ma è finito tutto in naftalina

Passano i mesi e non succede nulla.  Nel silenzio di tutti ci sono opere pubbliche ultimate (e costate fior di milioni) che restano chiuse e vuote. Inutili. I casi più importanti  sono quattro, ben noti ai livornesi più attenti a quello che succede in città: la cosiddetta “Casa della cultura” in via Grande, gli edifici realizzati alla Dogana d’acqua (quella originale venne distrutta dai bombardamenti), il nuovo “Museo della città” in Venezia (Bottini dell’olio) e il restaurato e ampliato Scoglio della regina sul viale Italia.

La Casa della cultura per molti rappresenta un vero mistero. E’ chiusa da decenni, dopo un periodo abbastanza intenso di attività negli anni Sessanta-Settanta. I giovani probabilmente non sanno assolutamente di cosa si tratta, quali spazi esistono in quella storica struttura, quali usi potrebbe avere. Dopo tanti anni di vuoto la città ne ha perso conoscenza. Ma lì si svolsero affollatissime assemblee studentesche negli anni dopo il  ’68 (qualcuno ricorda la contestazione?), mostre d’arte importanti  e uno storico evento popolare-sportivo  dopo la clamorosa invasione di campo all’Ardenza durante la partita Livorno-Monza. Successe di tutto allo stadio: l’arbitro Sbardella finì assediato negli spogliatoi, il radiocronista della Rai venne picchiato. Correva l’anno 1967. La stampa nazionale se la prese con i livornesi incivili e alla Casa della cultura si svolse un infuocato raduno-dibattito tra tifosi e giornalisti, con tanto di altoparlanti in strada.

Dopo, il buio più nero: il vecchio cisternino del Poccianti – in origine era un maxi deposito per l’acqua, come oggi il Cisternone – è stato sbarrato e abbandonato, dimenticato da tutti, ma negli ultimi anni sono stati svolti lavori interni e si è cominciato a riparlare di apertura. Senza risultati e senza che ancora sia stato chiarito con esattezza cosa farne…

Diversa la storia degli altri edifici, tutti finanziati dall’Ue attraverso  progetti inseriti nei piani integrati di sviluppo sostenibile (Piuss). Scoglio della Regina e Dogana d’acqua sono destinati ad attività universitarie e di ricerca, il complesso dei Bottini dell’olio a Museo civico e alla biblioteca Labronica. Le tre opere sono costate  milioni (in parte pagati anche dal Comune) e da mesi sono in attesa di apertura, congelate. I lavori si sono svolti rapidamente pena la decadenza dei fondi europei, ma nonostante questa positiva celerità  l’esito è il solito: gli operai se ne sono andati ma le strutture sono vuote. E così  i tempi si allungano.

Fatta questa rapida spiegazione rimane la notazione forse più sgradevole: il silenzio generale sull’apertura di questi ambienti. A cosa sono serviti i finanziamenti Ue? A cosa sono serviti le consultazioni e gli annunci sulla Casa della cultura? Dal Comune non arriva una parola:  spero di sbagliare ma non mi risultano né notizie né annunci venuti dalla giunta grillina al governo dall’estate 2014. Ci sono problemi per aprire queste strutture? Ci sono idee su come affrontarli? Di sicuro ci sono diverse difficoltà (tenere aperto un nuovo museo costa), forse ci sono poche idee sul da farsi. E allora qual è la soluzione? Non parlarne e andare avanti così in un clima di mistero e con le porte sbarrate al Museo, alla Casa della cultura, alla Dogana d’acqua e allo Scoglio della regina? La città avrà pure il diritto di sapere qualcosa su importanti beni pubblici costati una somma enorme e messi in naftalina. E’ questione di trasparenza, di partecipazione, di condividere con la città i progetti e gli impedimenti  che si possono manifestare e che gli amministratori pubblici hanno il dovere di far conoscere a tutti. Stendendo una cortina di silenzio credo proprio che non si facciano passi avanti.

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