Le manovre di Lippi scaricato dal Pd

La resa dei conti è solo rinviata. Servirà un nuovo round per capire se Samuele Lippi, sindaco di Cecina, resterà presidente della società della salute delle Valli Etrusche, l’ex Bassa Val di Cecina e la Val di Cornia messe insieme con l’unificazione degli ospedali. Dopo il cambio di casacca, ma soprattutto dopo la sua ordinanza di chiudere scuole e mercato per l’ansia da coronavirus, il Pd gli ha chiesto di farsi da parte. Lui, Samuele Lippi, pur di resistere potrebbe cercare il voto dei comuni non più amministrati dal Pd, Piombino in primo luogo retto da una coalizione di centrodestra.

Nell’assemblea della società della salute siedono i sindaci e prevale il voto ponderato, pesato in base agli abitanti dei singoli comuni. Le federazioni di Livorno e di Piombino del Pd hanno sfiduciato Lippi, che ora cerca nuovi alleati: i sindaci civici di Suvereto, Casale Marittimo, Guardistallo, Montescudaio e, forse, Castellina Marittima. Ma soprattutto Piombino, che non ha ancora fatto sapere se appoggerà Lippi o meno: all’ordinanza con cui ha chiuso le scuole e il mercato, gettando i cecinesi nel panico di un contagio inesistente, da quelle parti non si dà peso. Se in caso la trattativa potrebbe spostarsi sulla riorganizzazione dei servizi nei due ospedali in rete, per la quale però servono risorse al momento incerte: se troverà la quadra, Lippi avrà i numeri per restare presidente della società della salute, pur con i voti provenienti da uno schieramento opposto a quello che per due volte gli ha permesso di fare il sindaco. È chiaro che una prospettiva del genere agita il Pd provinciale e regionale, lasciando quello di Cecina privo di argomenti e muto come sempre.

È stata una settimana convulsa.

L’ordinanza immotivata. Lunedì 24 febbraio alle 23 il sindaco Samuele Lippi emana un’ordinanza con cui chiude le scuole per il giorno successivo e annulla il mercato settimanale, uno dei più importanti della Toscana. Non ce n’è ragione, visto che nella zona non si registra alcun caso di infezione da Covid 19. L’auto-isolamento preventivo della coppia di Rosignano non giustifica una misura del genere. È la Lega a spingere Lippi e i risultati sono opposti a quelli prefissi: proteste a non finire, polemiche al vetriolo e le accuse di aver seminato il panico tra la popolazione, di avere chiuso le scuole per l’ennesima volta dall’inizio delle lezioni, di aver danneggiato gli ambulanti. Un gran trambusto. Al punto che il Pd cecinese tace più di sempre, da Firenze tuonano e solo la Lega difende il primo cittadino. Analoga ordinanza sarà adottata il giorno dopo da Francesco Ferrari, sindaco di Piombino.

Figuraccia in Regione. Martedì 25 febbraio, all’incontro con i sindaci convocato per fare il punto sulla diffusione del coronavirus, Samuele Lippi scopre che nessuno – tranne Ferrari – gli si accoda. Chiarisce le sue motivazioni e, refrain delle ultime settimane, racconta di aver sentito il vuoto attorno a sé: non l’hanno assecondato la prefettura e nemmeno la Regione nella sua personale interpretazione di un’emergenza, al momento inesistente.  Lui, a scanso di equivoci, apre il Coc (il centro operativo comunale) presso la protezione civile, ma cosa facciano quelli del Coc senza un’emergenza non è dato di saperlo. Quasi tutti i sindaci si schierano con il governatore Enrico Rossi che alza la voce verso Lippi, il quale è sferzato pure da una battuta del sindaco di Firenze Dario Nardella che suscita lazzi e risolini. Il sindaco di Cecina abbandona anzitempo la riunione, appena uscito i commessi chiudono le porte ma chi sta dentro alla sala racconta di aver sentito un gran vocio e il rumore di vetri infranti.

Consiglio comunale sospeso. Il nervosismo dilaga e si ripercuote sul consiglio comunale di Cecina convocato per le 15 di mercoledì 26 febbraio. Al di là delle note ufficiali, la maggioranza non si presenta dopo una tesa riunione di preconsiglio, nella quale campeggiano due argomenti: l’autarchia del sindaco secondo lo stile Marchese del Grillo e, sullo sfondo, il ruolo di Lia Burgalassi, capogruppo del Pd in consiglio comunale ma allo stesso tempo componente della segreteria regionale con delega alla sanità. Dai comitati territoriali (le vecchie federazioni) del Pd di Livorno e di Piombino sollecitano Lia Burgalassi a sottoscrivere il documento con il quale chiedono a Lippi di abbandonare la presidenza della società della salute delle Valli Etrusche: Lippi è uscito dai protocolli d’indirizzo regionali, deve farsi da parte e lei deve decidere se stare con il sindaco transfuga o se con il partito di cui è dirigente. Per inciso: Burgalassi non firma e l’ipotizzato ticket con Francesco Gazzetti per le elezioni regionali ora è a rischio. In ogni caso, con un atto d’imperio, Lippi decide di rinviare il consiglio comunale, riparandosi dietro alla pantomima della mancanza del numero legale per dare una parvenza di correttezza all’espropriazione di prerogative al massimo consesso cittadino.

Montagne russe.  Il giorno dopo Lippi, con spavalderia, annuncia che se tornasse indietro rifarebbe tutto. Poi ripete di sentirsi solo, dimenticando di aver fatto dell’autarchia e del protagonismo la cifra dei suoi mandati. Infine, durante una riunione notturna, ricuce con il Pd cecinese dal quale però si è ormai tirato fuori. Gli altri del Pd, quelli dei centri vicini, della provincia e del comitato regionale, invece non ricuciono: vista l’ordinanza e le sue conseguenze, può continuare a fare il presidente della società della salute che dovrà pianificare servizi e reparti ora che gli ospedali di Cecina e di Piombino sono in rete? Con questi presupposti venerdì 28 febbraio si riunisce l’assemblea dei sindaci.

Lippi presidente (per ora). Lo scontro è al calor bianco, Samuele Lippi si trova contro i sindaci ex-alleati che non si sentono più rappresentati da un presidente inosservante dei protocolli regionali. Lui dapprima si scusa e ammette di aver commesso degli errori, ripete lo stantio ritornello della solitudine del guerriero e legge ad alta voce alcuni brani dei messaggi scambiati con il vice-prefetto Salvatore Parascandola prima di emanare l’ordinanza. Quindi sfida i suoi ex alleati: «Dovete essere voi a dirmi di andare via», in tal modo rispedendo al mittente la richiesta del Pd di farsi da parte. Ma in quella riunione sono presenti i dirigenti dell’Asl, allibiti dai toni dello scontro e per questo i sindaci piddini optano per riconvocare la seduta, stavolta politica e senza i tecnici, con lo scopo di fargli rassegnare le dimissioni. Ciò nonostante il bandolo della matassa resta in mano a Lippi: se riuscirà a tessere rapporti tali da garantirsi la poltrona, per il Pd sarà una sconfitta politica poiché si ritroverà in minoranza nell’assemblea della società della salute. Per la riconferma alla presidenza, infatti, conta il peso ponderato: per regolamento Lippi dovrà cercare il 34% delle quote. Già ora può contare sul voto dei sindaci civici, ma per blindare la riconferma gli basterebbe sottoscrivere un accordo con il Comune di Piombino, da quasi un anno a questa parte amministrato dal centrodestra. Lippi potrebbe farlo, ma sarebbe una vittoria di Pirro: resterebbe alla presidenza, ma persino la tenuta della maggioranza al Comune di Cecina finirebbe per risentirne. E se dopo lo strappo con il Pd e il mancato approdo a Italia Viva il suo futuro nelle amministrazioni pubbliche risulta improbabile, un’alleanza con Francesco Ferrari scriverebbe il de profundis ai suoi sogni da statista.