Le vacanze di Napolitano sotto scorta e il sindaco contrario che scrive a Salvini

Giorgio Napolitano, 94 anni, presidente emerito della Repubblica, decide di trascorrere un periodo di ferie a Marina di Cecina presso il soggiorno militare dell’ex Caserma Villa. Assieme a lui c’è la moglie, Clio Maria Bittoni. Su richiesta dell’Ucis, l’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale e in attuazione della legge 133/2002, il prefetto stabilisce una scorta per l’ex-presidente e la moglie: «Corrisponde a un interesse pubblico e a un obbligo dello Stato garantire la sicurezza dei presidenti della Repubblica emeriti – recita una nota del Quirinale -. La tutela è assicurata non a richiesta dell’interessato ma sulla base delle norme vigenti, con gli stessi criteri e con le stesse modalità utilizzati per analoghi servizi di protezione. I dettagli sulla composizione di detti servizi sono dati sensibili». In quanto dati sensibili, sono riservati oltre ogni dubbio.

Invece la riservatezza va subito in frantumi. La notizia delle vacanze cecinesi di Giorgio Napolitano viene data, in anteprima, il 17 luglio da Forza Cecina, un gruppo Facebook, senza che nulla sia anticipato sulla scorta. Però ci pensa Stefano Paoloni, segretario nazionale del sindacato di polizia Sap, a dare fuoco alle polveri: «Quattro agenti di scorta per Giorgio Napolitano e per sua moglie. Due ciascuno in modo tale da potersi spostare per le proprie esigenze. È la richiesta pervenuta alla questura di Livorno dove il presidente emerito e sua moglie sono in vacanza per 45 giorni. Intanto i colleghi sono costretti a turni sfiancanti e mal retribuiti perché mancano uomini sul territorio». I social si riempiono di commenti indignati e il sindaco di Cecina, Samuele Lippi del Pd, vede bene di cavalcare l’onda dell’indignazione. Si accoda alla protesta del Sap e scrive al ministro Matteo Salvini: «Per la scorta del Presidente emerito ogni giorno 12 agenti delle forze dell’ordine vengono distaccati per seguirne i movimenti e garantirne la sicurezza al di fuori ma anche all’interno di una caserma militare interforze. Dodici, e spero in una vostra smentita, tra agenti di polizia e militari dell’Arma che vengono tolti alle attività di controllo e contrasto all’illegalità su un territorio che vede in questo periodo moltiplicare in modo esponenziale le presenze e quindi anche le esigenze in materia di sicurezza. Un territorio che in estate più che mai soffre la mancanza di mezzi e personale negli organici delle forze dell’ordine». Samuele Lippi, forse ignorando che otto agenti sono forniti dal Quirinale e altri quattro dalla questura secondo quanto prescritto dalla legge 133/2002, rilancia: «La questione che intendo sollevare riguarda l’opportunità di utilizzare uomini e mezzi che solitamente sono destinati al controllo del territorio: perché non destinare a questo scopo militari dell’esercito, come ad esempio avviene nell’operazione Strade Sicure?». E conclude chiedendo la convocazione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, come se il territorio, anziché ospitare un ultra-nonagenario, pacifico ex presidente della Repubblica, stia assistendo impotente a un’escalation della criminalità organizzata mentre gli agenti di polizia stanno altrove.

In attesa che Salvini prenda carta e penna e risponda a Lippi, qualcosa si può già ipotizzare. La legge non prevede di affidare le scorte ai militari: è l’Ucis l’organo incaricato organizzare le scorte, le quali non hanno compiti di ordine pubblico come i soldati di Strade Sicure. Il sindaco può chiedere al ministro l’applicazione di una legge inesistente? No, sicuramente. Ma il dato è soprattutto politico. Lippi dà la stura a un vero e proprio caso. L’onorevole Manfredi Potenti (Lega Nord) presenta un’interrogazione in Parlamento, mentre si moltiplicano le prese di posizione di segno opposto – a dir poco imbarazzate – da parte dell’onorevole Andrea Romano (Pd) e del governatore Enrico Rossi: entrambi si dicono orgogliosi che Giorgio Napolitano abbia scelto Cecina come luogo di vacanza. Simone Rossi, segretario territoriale del Pd di Livorno, addirittura auspica che i sindaci del territorio siano ricevuti dal presidente emerito, nessuno escluso. Contrordini, scostamenti dall’astiosa e populista linea del sindaco, prese di distanza con pochi infingimenti. Infine l’Arci della Bassa Val di Cecina, tramite gli esponenti Stefano Ferrari e Stefano Masoni, criticano aspramente la decisione del sindaco Lippi, al pari della deputata del Pd Martina Nardi.

Finisce che, dopo aver sollevato il problema ai livelli più alti, il sindaco Samuele Lippi fa marcia indietro e decide di prendersela con Matteo Salvini, di cui critica l’incoerenza: se da un lato ritiene finalmente giusto che all’ex presidente sia assegnata la scorta come la legge prevede, dall’altro ribadisce che il ministro avrebbe dovuto trovare altre modalità per scortare l’ex-presidente e insiste nell’utilizzo del personale dell’esercito. Nessun cenno, è ovvio, al fatto che gli uomini delle scorte sono sottoposti a un addestramento specifico, diverso da quello dei militari.  Insomma un pasticcio, iniziato con degli ammiccamenti e finito con delle accuse al ministro degli interni, definito incoerente o incapace per la mancata risposta sulla convocazione del tavolo provinciale per l’ordine e la sicurezza.

Fine di questa breve, triste cronaca dalla provincia toscana.