Le vere primarie sono quelle sul lavoro mentre si muore ancora per pochi euro al mese

Oggi, domenica 30 aprile, vigilia del 1° maggio, festa del lavoro, è uno di quei giorni in cui vorrei essere a capo di un giornale, di una radio o di una tv. Per definire la priorità delle notizie. Ecco, in apertura non metterei le primarie del Pd. Che sono un evento interno ad un partito, per quanto importante, e per giunta il risultato è scontato. Tipo Juventus -Crotone a Torino, per dire. No, oggi aprirei sul lavoro. O meglio sulle morti sul lavoro. Metterei i miei migliori cronisti a raccontare le storie dei morti sul lavoro dell’ultimo anno. A cominciare da Fabio, 21 anni, morto a Firenze, proprio alla vigilia della festa del lavoro. Sognava un lavoro, lo aveva trovato da tre mesi, era felice. E con i soldi che guadagnava stava progettando il futuro. Quando dei tubi assassini gli hanno rovesciato la vita addosso.

E invece si parla di primarie. Come se la cosa primaria da fare in Italia non sia quello di creare lavoro, di remunerarlo meglio e di renderlo più sicuro. Poi tra Renzi, Orlando e Emiliano vinca chi vuole il Pd. Affari loro. I nostri affari, le nostre preoccupazioni di cittadini sono altre rispetto alle pur legittime dinamiche interne ai partiti. Invece i giornali  mi sembra che si muovano secondo logiche vecchie. In cui il centro sono ancora i partiti, chi vince e chi perde. E non le storie, i volti, i problemi reali dei cittadini.