Livorno: il grande inganno degli avvisi di garanzia

La grande truffa alle spalle dei livornesi continua e s’arricchisce di un nuovo capitolo con l’avviso di garanzia al sindaco Filippo Nogarin.
Si discute molto se il comportamento dei Cinque Stelle nei confronti del proprio sindaco sia coerente con quello tenuto in casi più o meno simili che riguardavano primi cittadini di altri partiti.

E’ una discussione inconcludente e bugiarda, pertanto truffaldina.

Accusare l’avversario pentastellato di incoerenza appare un esercizio da bassa lega, definibile con l’espressione popolare di “Cencio dice male di Straccio”, cosicché , dimostrato che siamo tutti uguali, possiamo riprendere a farci gli affari nostri. E comunque non vedo a chi possa interessare una querelle sulla gradazione di purezza, vista la particolare fase storica che vede ridotto al lumicino il senso di appartenenza ai partiti: neppure gli iscritti si scaldano più di tanto sulle questioni di simboli e grandi ideali.

Lo scambio di bordate polemiche sulla identità appannata dei grillini, è diventato titolone nei giornali riempiendo pagine e colonne, frutto di un giornalismo schierato ma, soprattutto, pigro e svogliato nel cercare strade autonome di analisi dei fatti.

Nei mesi passati lo si è visto su Roma.

In queste ore assistiamo alla prova di debolezza dei giornalisti che scrivono su Livorno. Nei commenti e negli articoli di fondo non scorgo l’interesse a pensare in termini di collettività locale, come se si assistesse a un momentaneo black out rispetto al dovere di guardare al futuro della città e al bene comune.

Sul contenuto della vicenda, l’Aamps, è evidente che né la giunta comunale né la sbrindellata opposizione abbiano chiaro un piano di riorganizzazione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani.

E’ il segno di un fallimento politico ancor prima che giudiziario. Ma è anche la dimostrazione che la stagione involutiva della città non è conclusa. L’inchiesta giudiziaria rende manifesto un fallimento più generale delle confuse speranze di rinnovamento uscite dalle urne elettorali.

Il M5S si è affermato per smantellare il sistema di potere del Pci-Pds-Ds-Pd. Quel sistema, pur semi-collassato, ha resistito all’azione di Nogarin. I nuovi arrivati speravano che fosse sufficiente occupare l’ufficio di Furio Diaz per far saltare il banco. Non è stato così e la mitica società civile è stata più resistente di quel che avevano previsto con le loro analisi naif. Detto per inciso,  una delle differenze sostanziali è rappresentata proprio da questa evidente realtà: il Pd possiede un sistema di potere che a Livorno è radicato da 70 anni, il M5S fa parte di un sistema di potere che appartiene alla Casaleggio&eredi associati.

Se si escludono alcuni interventi della Regione (prevalentemente in campo infrastrutturale) c’è da restare basiti di fronte al deserto di progettualità e di alleanze sociali per lo sviluppo. Di tutto questo non si scopre traccia nel dibattito odierno. Così non resta che riempire il tempo parlicchiando e scribacchiando sul gioco sporco dei 5Stelle, del super transfuga Romano, dei Pizzarotti e via inseguendo questo o quello schieramento. Livorno può attendere.