Livorno inconcludente: la città così retrocede in serie C

 

Scorrere la cronaca locale livornese in questo periodo provoca sussulti sempre più frequenti di scoraggiamento e  indignazione. L’impressione è che non si riesca a cavare un ragno da un buco. E  quasi tutto quello su cui posiamo gli occhi lo vediamo sbagliato, fatto male, trascurato, distrutto, finito. Si sta esaurendo  tristemente il ciclo memorabile del Livorno calcio di Spinelli, dalla scalata alla serie  A al prossimo probabile ritorno in C (a meno di un miracolo), sta per chiudere dopo anni di sofferenze il glorioso ippodromo Caprilli, una perla sul lungomare che molte località ci invidiano, e nulla cambia nella vita quotidiana della città, alle prese con i soliti stantii problemi: l’azienda di servizi Aamps in crisi perenne, quella dei trasporti ex Atl ora Cct in condizioni sempre difficili, la fuga dei giovani, la mancanza di nuove iniziative imprenditoriali,  il blocco sull’ospedale, l’immagine e il decoro del centro compromessi da anni di inefficienze e disattenzione, la mancata soluzione delle questioni del traffico e degli spostamenti sui mezzi pubblici, gli errori nell’urbanistica, nei nuovi insediamenti edilizi, nelle poche opere pubbliche che si riesce faticosamente a portare avanti.

Anche quelli che dovrebbero essere progetti innovativi falliscono regolarmente: fallito l’esperimento delle biciclette a noleggio, fallita l’installazione dei totem multimediali elettronici,  dissestati i conti della Spil – unica società pubblica che navigava in acque calme – con la costruzione del  megaparcheggio Odeon abbandonato al suo destino, arenate la ricostruzione della Dogana d’acqua e dello Scoglio della  Regina a fini scientifici e di ricerca (difficoltà “burocratiche”), arenata la nuova Casa della cultura, arenato il nuovo Museo della città in Venezia. L’ultimo annuncio: il museo – pronto da mesi – aprirà nel  2017 e la sua gestione costerà un milione l’anno: chi pagherà? Intanto si ri-vanno a vedere i conti del museo esistente, il “Fattori” di Villa Mimbelli, e si fa finta di scoprire una cosa nota da tempo: incassi di circa 30mila euro annui e spese superiori a 600mila!

Insomma, un disastro. Se non ci fosse il porto – che per fortuna va avanti non male – Livorno potrebbe chiudere i battenti e rassegnarsi a vivacchiare grazie ai suoi pensionati con qualche soldo in tasca… Quello che sconforta più di tutto è il tran tran inconcludente che prosegue. Si decide poco e quello che viene deciso e fatto finisce male. Per esempio: quante volte abbiamo sentito parlare di progetti per un nuovo stadio? Ogni due o tre anni qualcuno tira fuori l’argomento e ci si ricama sopra qualcosa. Ma non succede mai nulla e ora il povero vecchio “Picchi” cade a pezzi disonorando il nome del nostro Armandino e rischiando di essere dichiarato inagibile: squadra alla frutta, impianto fuori uso, progetti zero. Questo è il bilancio.

Emergono due aspetti. Il primo: il problema va ben oltre l’attuale amministrazione della città. I grillini sono arrivati all’improvviso al governo un paio d’anni fa, completamente digiuni di qualsiasi regola amministrativa ed eredi di tante partite aperte e di difficoltà lasciate dai loro predecessori, loro sì molto esperti nell’esercizio del potere. Ora, com’è normale, la nuova giunta sta annaspando alla ricerca di un modo per partire ma  il tempo passa e di risultati positivi, di un cambio di marcia all’insegna dell’efficienza e della produttività, non si vede traccia. Non solo: i cinque stelle hanno sparato le solite promesse elettorali – così fan tutti – e presto i livornesi si troveranno a dover pagare per la prima volta anche i contrassegni per la sosta nei quartieri del centro, cioè una bella nuova tassa.  La beffa è servita.

Oltretutto  la macchina del Comune e delle sue aziende partecipate non funziona: colpa dell’amministrazione, dei dirigenti, dei sindacati, dei lavoratori? Chissà, forse di tutti insieme. Colpa di una città che non è riuscita negli ultimi decenni ad avere una classe dirigente degna di questo nome e che per questo pare destinata a vivacchiare, con le vecchie giunte come con quella attuale.

Il secondo aspetto è legato  all’inefficienza e ai conti. La macchina comunale, come detto,  perde colpi: amministratori insufficienti, apparato altrettanto insufficiente.  Si vede solo una disperata mancanza di risorse, ma le tasse  e i balzelli sono tanti, il costo dei servizi è elevato. I soldi riscossi evidentemente si sprecano e quando si ottengono finanziamenti (vedi gli ultimi fondi europei) si sprecano anche quelli in iniziative senza senso frutto di decisioni assurde o comunque non gestite o corrette in corsa se c’è bisogno. L’impressione è che le risorse disponibili vengano usate esclusivamente per tenere in piedi un baraccone che garantisce centinaia di stipendi e non restano neanche gli spiccioli per riparare le buche e mantenere decentemente i giardini. Un baraccone improduttivo che ora toccherebbe a Nogarin e compagni  trasformare in qualcosa di meglio. Ce la faranno i nostri eroi? Purtroppo non si può essere molto ottimisti, ma sarà bene svegliarsi perché insieme agli amaranto sta retrocedendo in C tutta la città.