Lo scontro nel Pd si scarica sulla crisi delle acciaierie

La guerra congressuale dentro il Pd si ripercuote anche nelle periferie e non sembrano esistere, ormai , zone franche. Neppure la drammatica settimane crisi delle acciaierie piombinesi resta indenne dello scontro. Da tempo Gianni Anselmi , consigliere regionale Pd  ed ex sindaco piombinese, ha assunto una posizione critica verso i colleghi e compagni di partito per come si sono mossi nella trattativa con Cevital. In sostanza li accusa di non aver previsto un “piano B” rispetto al progetto e alle promesse del magnate algerino. Ad Anselmi brucia, soprattutto, non essere stato coinvolto adeguatamente nelle fasi di confronto.

Mercoledì, a poche ore di distanza dalla traumatica conclusione della direzione nazionale dei democratici, anche Gianni Anselmi decide di marcare lo strappo sul piano locale. Lo fa alla vigilia di un vertice a Piombino che ha come scopo proprio quello di verificare come uscire dallo stallo. Affida al suo seguitissimo Facebook un post durissimo, nel quale non fa mistero di collegare lo scontro interno al partito con la vicenda Cevital. Non fa nomi ma non è difficile dare un volto ai suoi obiettivi: in cima alla lista Enrico Rossi, il presidente della Toscana e antagonista renziano, seguito a ruota dal segretario locale Valerio Fabiani, dal sottosegretario all’ambiente (area Orlando) Silvia Velo e dal sindaco Massimo Giuliani. Insomma, una vera e propria dichiarazione di guerra congressuale con uno sconfinamento anche in ambito istituzionale: Anselmi è presidente della commissione economia del consiglio regionale, un ruolo di rappresentanza e garanzia che gli sta stretto quando si tratta di menar fendenti per la battaglia interna al partito di maggioranza.

Il testo del post scritto da Anselmi è un po’ lungo ma merita di essere letto per intero. Eccolo:

Giorni di riposizionamenti, di contorsioni dialettiche, di ritorni alla vecchia liturgia delle formule di mediazione (davvero si può credere che persone normali perdano il sonno intorno alla differenza fra conferenza e convenzione programmatica?) che altro non sono che il tentativo di soffriggere Renzi e allontanare un congresso prima richiesto e poi temuto perché concesso.
È giusto tentare di salvare, senza cedere a inservibili richiami della foresta, l’unità della più grande formazione progressista europea e la casa di tante storie e culture, personali e collettive. Di tante storie e culture collettive, non solo di una che si ritiene superiore, che si erano volute fuse – e non sommate – in un progetto ideale nuovo.
Nel frattempo la realtà sta fuori, con le ansie e i drammi delle persone. E osserva sbigottita.
Non sarò a Piombino per la riunione della Cabina di regia sull’Accordo di programma, che avevo io stesso a più riprese sollecitato e alla quale sono stato invitato.
Non ci sarò perché per mesi, credendo di svolgere la mia funzione di eletto, ho segnalato anche a Enrico Rossi ciò che a me appariva via via sempre più evidente riguardo alla vicenda Aferpi, venendo sostanzialmente ignorato e men che meno coinvolto finché essa non si è palesata nella sua incompiuta nitidezza.
Non ci sarò perché non sarò la foglia di fico tardiva sulla conduzione di questa vicenda, che considero complessivamente non adeguata al netto ma anche in ragione dell’inconcludenza di Rebrab.
E non ci sarò perché non trovo istituzionalmente corretto che la responsabilità di crisi territoriali complesse come quella di Piombino e di molte altre in Toscana sia affidata a un consulente esterno, che conosco da anni e che stimo (la questione non è personale bensì di principio) ma che pur essendo privo sia di mandato rappresentativo sia di deleghe di governo proprie degli assessori finisce per assolvere a un ruolo politico perfino nei confronti dei mezzi di comunicazione.
Non ci sarò perché se fossi a Piombino dovrei essere in mezzo al corteo, e perché le responsabilità che sono abituato ad assumere sono le mie.

Anselmi, dunque, passa il Rubicone. Con Rossi, Velo e il gruppo dirigente del Pd locale è guerra aperta. Un dubbio angoscioso: tutto ciò avrà ripercussioni anche sull’impegno del governo verso Piombino? In ballo ci sono oltre duemila posti di lavoro.

 

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