L’orrore di San Vincenzo e le regole inutili

Dalla variante Aurelia prima di arrivare da nord alla galleria di San Vincenzo si può notare sulla destra la collinetta dove una volta aveva sede un famoso ristorante. Dopo tanti anni di abbandono la zona finalmente è stata “rimessa in ordine”. Nel peggiore dei modi. Lo storico edificio ex ristorante è rimasto un rudere e tutto intorno sono state costruite e si stanno ancora costruendo svariate villette a più piani che da quel cocuzzolo vedono il mare. Qualcuno dirà che non c’è nulla di strano: progetto regolare, tutti i bolli e i
timbri al loro posto ma per me – e spero per altri – si tratta di un autentico obbrobrio, un orrore che fa il paio con lo scempio compiuto anni fa sulla collina lì accanto, quella bucata dalla galleria e poi ricoperta da decine di villette. 

Quell’intervento, come qualcuno ricorderà, provocò vivaci proteste e autorevoli stroncature. Inutili. Il cemento riempì tutto mentre magari qualcuno già allora si scandalizzava per le famose tettoie di canne sulla spiaggia dei nobili di Bolgheri. Purtroppo nei nostri Comuni le cose vanno così. E San Vincenzo non solo sbaglia, ma persevera.
Di fronte a questi gloriosi esempi di buon senso e buon gusto edilizio non posso non notare l’immenso stacco che esiste tra i nostri regolamenti comunali e i prodotti concreti del lavoro dei progettisti delle costruzioni che nascono sotto il controllo delle amministrazioni municipali. Amministrazioni che torturano geometri e proprietari di case vietando di tutto per poi combinare impunemente malanni come quelli che possiamo vedere ogni giorno, che sfregiano il territorio, lo sprecano, lo deturpano definitivamente senza rimedio.

Addentrarsi nella selva delle norme che regolano l’edilizia fa rabbrividire. Qui non c’è semplificazione che tenga: una burocrazia inutile (sì, perché di abusi è piena l’Italia…) nega al cittadino la possibilità di aprire
una finestrella di 30 centimetri, o di montare una pergola, o di alzare un muretto. E’ vietato tenere un televisore in mansarda o in garage (chissà perché, e chissà quante multe sono state fatte per questo?), invece è obbligatorio mettere in ogni stanza la predisposizione per l’antenna tv o avere il documento di ingegnere per termosifoni, caldaia e addirittura finestre.

Intanto si fanno costruire quartieri come quello ancora da completare nella zona Levante-Nuovo centro di Livorno sud: un insieme di casupole tra la variante, la ferrovia e altre strade di traffico, vicinissime l’una all’altra, senza ampi spazi verdi, con strade mignon e fabbricati che assomigliano a edifici carcerari. 

Purtroppo la sensazione sconfortante è che gli insediamenti residenziali del passato siano migliori – più belli e più vivibili – di quelli attuali. Chissà cosa ne pensano architetti, ingegneri, assessori all’urbanistica e imprenditori…