L’ospedale si spegne, niente emodinamica l’assessore regionale smentisce il sindaco

Tutti (o quasi) hanno fatto finta di niente e per questo a Samuele Lippi, sindaco di Cecina, diteglielo con cautela. Però diteglielo: Stefania Saccardi, assessore regionale alla salute, l’ha smentito. L’emodinamica, se mai si farà, sarà fatta a Piombino e non a Cecina come qualche settimana fa lo stesso Lippi aveva annunciato. Il Tirreno, cui Lippi aveva affidato la sua esternazione, titolò “Furia Lippi” e qualcuno sorrise ironicamente, trattandosi del caso più unico che raro in cui uno fa la voce grossa verso se stesso: lui presiede l’assemblea dei sindaci dell’Usl di nord-ovest, l’organismo che dovrà proporre il Pal, il piano attuativo locale, alla Regione. Attraverso il Pal saranno decisi gli assetti dell’ospedale unico Cecina-Piombino, quali servizi erogherà e dove saranno collocati, compresa l’emodinamica attualmente assente.  A Lippi non è bastato che Maria Teresa de Lauretis, direttore generale dell’area vasta di nord-ovest, con bonomia gli spiegasse che l’emodinamica non è all’ordine del giorno, in particolare per Cecina: ha rilanciato subito e ha tenuto il punto, fino alla smentita di Stefania Saccardi. Problema di Lippi.

Infarto, tempi da terzo mondo. Uno dei problemi di tutti, al di là dei proclami collerici, è che il sindaco di Cecina ha chiesto alla Regione, per tramite della Usl, le statistiche sui pazienti con infarto trattati entro i tempi fissati dalle linee guida internazionali. Nessuna risposta. Fu avanzata a gennaio e doveva arrivare entro trenta giorni, però quasi sei mesi sono passati e ancora niente. Delle due, l’una: la Regione ha risposto e il sindaco tace sui contenuti; la Regione non ha risposto e il sindaco tace sul perché. Sta il fatto che se la rete tempo-dipendente dell’infarto è inadeguata per Cecina, per Piombino è da terzo mondo. In pratica nessun paziente può essere trattato secondo le linee guida. Le quali significano tempo di riapertura coronarico inferiore a 120 minuti, ridotto a 60-90 minuti in caso di pazienti con infarto anteriore, soprattutto se di età inferiore ai 65 anni. Ne consegue che, dati alla mano e in un quadro di ospedale unico, se una sala di emodinamica sarà realizzata, toccherà a Piombino. Lippi ora è in difficoltà. Come presidente dell’assemblea dei sindaci, non può che essere soddisfatto se un ospedale del territorio si arricchisce di un servizio importante. Come sindaco di Cecina, però, sarà deluso per vedersi sfilare dalle dita un reparto che lui aveva solennemente promesso, pur senza presupposti, fin dai tempi in cui fu bravo a dividere e ad azzerare il Comitato di don Reno. A meno che non voglia perseguire l’inattuabile disegno di un reparto suddiviso in due presidi distanti 54 chilometri, oppure voglia celebrare una vittoria inesistente: da Cecina e da Rosignano sarà sempre più agevole, veloce e salvifico raggiungere la sala di emodinamica di Livorno che quella di Piombino.

La strana teoria dei primari inutili. Meglio farebbe, il Lippi-sindaco, a sollecitare il Lippi-presidente a elaborare un Pal che tenga conto della situazione sempre più precaria in cui versa l’ospedale di Cecina, inserito con Piombino in una rete sanitaria per ora priva di frutti. I due presidi assieme non raggiungono gli standard di un ospedale di primo livello: restano entrambi di base, arricchiti di qualche servizio in più che la Regione, bontà sua, ha concesso. E a Cecina, benché Lippi dica che tutto va bene, i problemi non mancano. Se anche volessimo sorvolare sulla chiusura del centralino, sull’abolizione del laboratorio analisi (è diventato un punto prelievi, lavora solo per le urgenze), sull’assenza del pediatra nell’arco delle 24 ore (indispensabile per il punto nascite), sulla scomparsa dell’urologia (è rimasto solo un ambulatorio), se anche volessimo sorvolare su tutto ciò, resterebbe un mare di questioni in sospeso. A partire dai primari. Qualcuno dice che non servono. Può darsi, ma affermarlo è una forzatura. Parimenti si potrebbe dire di un giornale privo di direttore, di una filiale bancaria solo di impiegati, di una giunta senza il sindaco. Al di là della loro funzione organizzativa, è evidente il ruolo di garanzia che i primari rivestono in relazione alla sopravvivenza del presidio. E a Cecina, dopo la recente nomina dei primari di ostetricia-ginecologia e pediatria, la situazione è la seguente: sono a scavalco i primari di Radiologia (Cecina-Piombino), Nefrologia-Dialisi (Cecina, Piombino-Elba), Ortopedia (Cecina-Piombino-Elba); mancano quelli di Terapia intensiva, Chirurgia, Riabilitazione funzionale. Imminente è il pensionamento del responsabile del centro oncologico, senza che sia stato presentato un piano per sostituirlo in tempi rapidi.

Infermieri, un coordinatore per sei reparti. Note ancor più dolenti per i coordinatori infermieristici. A Cecina si raggiunge il caso limite: un solo coordinatore ha sotto di sé Radiologia, Cord, ambulatori generali, ambulatori specialistici cardiologici, centro trasfusionale e laboratorio analisi. A conti fatti, sei reparti e un solo responsabile. Inoltre ci sono carenze di infermieri e operatori socio-sanitari in ogni reparto: al pronto soccorso è stimato che manchino 7 infermieri e 4 Oss, ma anche in medicina si registrano carenze gravi (quattro assenze lunghe per malattia non sostituite).

Pronto soccorso, medici sfruttati. Quanto ai medici, risultano sottorganico Pediatria, Medicina, Ginecologia e Anestesia. Dulcis in fundo, il pronto soccorso, inadeguato per struttura e personale. Al di là delle oggettive carenze dei paramedici, la gestione è affidata a un’équipe mista di dipendenti e di medici incaricati con contratto libero-professionale. Questi ultimi non hanno vincoli di orario contrattuale e spesso sono costretti a turni massacranti, in alcuni casi fino a 50 ore settimanali. Si tratta di sfruttamento. Non di rado i medici a contratto svolgono una reperibilità diurna non ammessa dal contratto di lavoro, con le ore che si sommano a quelle già prestate.

Sindaco smentito, ma lui tace. Ecco, di fronte a un quadro del genere (per ragioni di spazio non ho affrontato il tema-scottante dei servizi territoriali, né quello dei posti letto e nemmeno il fallimento del modello per intensità di cura), come si fa a dire che all’ospedale di Cecina va tutto bene? La furia andrebbe meglio indirizzata. Per questo Lippi-sindaco faccia una cosa, chieda al suo alter ego Lippi-presidente di elaborare un Pal che ridia dignità all’ospedale di Cecina colmandone le lacune, rendendo funzionali i servizi che zoppicano, dando la sensazione di un ospedale in buona salute e non prossimo al tramonto. Poi, ma solo poi, chieda pure con furia che la dotazione del presidio sia arricchita di altre specialistiche. Per ora ha fatto la voce grossa senza risultati: Saccardi l’ha smentito, lui ha taciuto.

 

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