Lotta allo smog, qualche passo avanti tra tante promesse

Mentre il rapporto annuale di Legambiente mostra che peggiora, invece di migliorare, la qualità dell’aria in tante città (secondo l’associazione sono 39 quelle fuori legge per il numero di sforamenti dei limiti per le polveri sottili PM10), nella Piana di Lucca si comincia a tentare di aggredire il fenomeno con qualche intervento concreto, per evitare che anche questa parte della Toscana raggiunga i picchi di smog di tanti centri della Pianura Padana. Nell’area definita dalla Regione (che però finora poco ha fatto per cambiare la situazione) la “maglia nera della Toscana” per la qualità dell’aria, in attesa del piano che dovrebbe portare finanziamenti e azioni concrete per ridurre lo smog si assiste a qualche tentativo che, in qualche Comune, mostra almeno un po’ di buona volontà.
A Capannori (17 sforamenti su 28 giorni in questo mese di gennaio) è partita l’installazione di sei centraline per il monitoraggio diffuso sul territorio, in collaborazione con l’Istituto di fisiologia clinica e l’Istituto di biometeorologia del Cnr, il dipartimento di ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie dell’Università di Pisa e Arpat. Conoscere meglio le ragioni delle concentrazioni di smog nelle diverse zone aiuterà a individuare gli interventi per contrastarlo, anche se la conoscenza non basta. Come non bastano le ordinanze-palliativo che, in assenza di controlli adeguati, tentano di fermare il transito dei mezzi più inquinanti o di far cessare gli abbruciamenti di sfalci del verde negli oliveti e nei terreni agricoli.
Il vero obiettivo resta quello su cui giura il consigliere regionale e candidato del Pd per la Camera dei Deputati, Stefano Baccelli, il quale sostiene che è possibile abbattere del tutto entro il 2020 le zone soggette a livelli di smog fuori legge. Per Baccelli, presidente della commissione ambiente del Consiglio regionale, dovrebbe essere il piano regionale per la qualità dell’aria (quello atteso da anni) a risolvere il problema. L’auspicio è che non sia soltanto propaganda elettorale, valutazione da estendere alle assicurazioni, che certamente si susseguiranno di qui al voto del 4 marzo, sull’arrivo dal Cipe dei finanziamenti per realizzare i nuovi assi viari della Piana che dovrebbero allontanare il traffico pesante dai centri abitati. In questo caso l’attesa dura da una quindicina di anni almeno e le promesse sui fondi in arrivo sono state patrimonio di tutte le forze politiche di governo locale e nazionale, a volte con tanto di cerimonie, come quella in cui il ministro Altero Matteoli firmò in Prefettura a Lucca il formale impegno che doveva sbloccare i cantieri. Al momento però non è stato risolto il contenzioso tra i Comuni di Lucca e Capannori (quest’ultimo si oppone alla cantierizzazione dell’asse nord-sud da Ponte a Moriano al casello della Firenze-mare, se non sarà contestualmente avviato l’intervento per l’asse est-ovest dallo stesso casello a Lucca) e nemmeno c’è un progetto definitivo. Quello arrivato a Roma è stato di fatto cassato dall’Anas che ha posto condizioni e correzioni. Il tracciato definitivo, assicurano ora i politici, sta per arrivare. Non resta che prendere atto delle buone intenzioni e sperare.
Come devono fare i residenti della Val di Lima, dato che anche la zona di Fornoli-Bagni di Lucca fa registrare parecchi superamenti dei limiti di legge per la presenza di polveri sottili nell’aria. Nove soltanto dal primo gennaio. Il consigliere comunale delegato all’ambiente, Antonio Bianchi, in un intervento ha provato a sdrammatizzare, ricordando che il numero degli sforamenti è in calo. Un posizione consolatoria che però cade in un periodo di grande apprensione per la possibile realizzazione di un nuovo impianto assai vicino a Bagni di Lucca, il termovalorizzatore della Kme di Fornaci di Barga. Come azioni per migliorare la situazione, dice Bianchi, il Comune di Bagni di Lucca intanto punta sugli incentivi economici (ma sono già stati stanziati con tanto di regole per la concessione? C’è un bando?) per chi sostituisce i vecchi caminetti inquinanti con quelli di moderna generazione, in grado di assicurare emissioni pulite. Iniziativa attuata anche dai Comuni di Lucca e Capannori, che ancora non hanno reso noti i risultati dell’operazione.
Fino a quando i venti primaverili non allontaneranno lo smog (che tornerà puntuale il prossimo autunno) e certamente fino al voto del 4 marzo il tema rimarrà sul tappeto. Ma difficilmente sono da prevedersi risposte alle richieste di interventi immediati, possibili anche in attesa del piano regionale. Eccole: accordo tra Comuni, ministero e Polstrada per controlli mirati e costanti al fine di togliere dalle strade i veicoli diesel più inquinanti; invito alle società del gas a incentivare e favorire il passaggio dal riscaldamento a legna del caminetto a quello a metano; controlli sistematici e seri sul rispetto dei limiti di temperatura negli uffici pubblici; verifiche sul reale impatto delle centraline a biomasse; accelerazione nei lavori per la realizzazione del secondo binario tra Lucca e Pistoia e per il trasporto su rotaia del prodotto delle aziende industrie.
Spetterebbe poi ai sindaci, per legge responsabili della tutela della salute pubblica nei loro territori, pretendere dall’Asl una seria indagine epidemiologica che indichi l’incidenza delle polveri sottili nelle malattie dell’apparato respiratorio e cardiovascolare, e individui i possibili provvedimenti per una campagna di prevenzione. Sempre i sindaci, potrebbero premere sulla Regione perché non depotenzi, ma anzi irrobustisca le strutture dell’Arpat, dotandole di nuovi mezzi e personale per incrementare i controlli sulle emissioni delle attività industriali e artigianali, grandi e piccole. Male non sarebbe anche aumentare i controlli sul rispetto delle ordinanze antismog, che pochi sembrano prendere sul serio.
Ecco, per tutte queste azioni non dovrebbe proprio essere necessario attendere il piano della Regione. Ma almeno quel piano, le prenderà in considerazione?