Lucca, appello per il centro storico ridotto a Disneyland

Riusciranno ad avere quanto meno un confronto, se non risposte concrete, i cittadini che hanno firmato l’ennesimo appello perché si eviti che il centro storico di Lucca sia solo una Disneyland per turisti, con disagi crescenti e a volte insopportabili per i meno di 9.000 residenti rimasti, in gran parte anziani? C’è qualche forza politica, qualche amministratore che ancora creda davvero e si impegni per far tornare la città morente dentro le Mura il polo direzionale dell’intero territorio provinciale, recuperando residenza, funzioni e servizi e riportando vita e qualità del vivere, come da decenni promettono tutti i politici?
Non ci vorrà molto per caprie se l’appello ancora una volta cadrà nel vuoto, se ai cittadini si risponderà con sufficienza o con un’alzata di spalle. Ormai una consuetudine a cui sono abituati coloro che tentano di porre l’attenzione su problemi oggettivi. E’ successo di recente anche agli illusi, tra i quali Italia Nostra, che hanno provato a far ragionare l’amministrazione comunale sullo scempio creato negli spalti delle Mura all’ingresso della città, in viale Carducci, dove ormai per gran parte dell’anno l’erba ha ceduto il posto allo sterrato e alla ghiaia che servono per montare le strutture del Summer Festival e degli stand di Lucca Games, nei giorni dei Comics. Due iniziative di fondamentale interesse per l’economia cittadina e la promozione della città, sia chiaro, ma che uccidono la visuale delle Mura (che pure dovrebbe essere tutelata dalla Soprintendenza) da giugno ad aprile dell’anno dopo, quando rinasce l’erba che dovrebbe essere seminata a dicembre, una volta smontate le tensostrutture di Lucca Games. Per sei giorni complessivi di concerto e mostre-mercato, gli spalti ghiaiosi restano un pugno nell’occhio, un’offesa alla città per nove-dieci mesi. Certo, si risparmiano soldi, tempi e disagi lasciando lo sterrato anche dopo il concerto del Summer, a luglio, in modo che non debba essere ricostruito per Lucca Games a fine ottobre. Ma l’immagine che così viene offerta è inaccettabile per chi abbia davvero a cuore la città, quello che è e che deve rappresentare.
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, tuttavia un gruppo di cittadini volenterosi e innamorati di Lucca ha scritto questo appello, sperando di ottenere finalmente ascolto.
“Ci rivolgiamo a tutti i nostri rappresentanti comunali di maggioranza ed opposizione – scrivono – nell’intento di suscitare la loro riflessione su quanto esposto qui di seguito. Siamo cittadini lucchesi che abitano nel centro storico, e aggiungiamo le nostre voci a quelle di comitati e singoli che da tempo si esprimono in proposito sui media. Molti di noi sono nati a Lucca e vivono da sempre dentro le Mura, altri ci sono tornati dopo aver vissuto altrove, altri ancora hanno scelto di viverci, altri ,che abitano fuori delle Mura, condividono il nostro appello.
“Siamo consapevoli – proseguono – della funzione che i residenti hanno nel mantenere la città storica vitale , mantenendone nel tempo il valore identitario e di attrazione turistica. Non solo per questi motivi chiediamo che la presenza e la salute di chi ancora abita e rende davvero vivo il quartiere di Lucca chiamato centro storico, ormai trasformato in un set permanente e in un divertimentificio, vengano tenuti di conto equilibrando anche in favore dei residenti le scelte, le locazioni, gli sforamenti dei limiti acustici , la privazione degli spazi. In breve tutto ciò che li penalizza nel nome dello sfruttamento commerciale sempre più intensivo della città”.
Gli scriventi fanno alcuni esempi :
“In un cortile circondato da case, su cui insiste un intero isolato abitato anche da famiglie con bambini, viene installato per mesi un ripetitore della Vodafone a servizio esclusivo di concerti e Comics.
Si vuol trasformare un cortile interno a decine di case abitate, con un unico accesso in entrata e uscita, in un parcheggio da 80 posti .
Via Fillungo. una domenica verso le 18, di fianco al portone d’ingresso di un edificio abitato: un qualsiasi negozio chiede e ottiene il permesso di fare un dj-set a tutto decibel con offerta di patatine per i passanti.
Una famiglia compra un appartamento in città, lo ristruttura, ci va ad abitare e dopo due mesi, quando nel fondo vuoto proprio sotto le sue finestre apre un nuovo bar, si ritrova gli altoparlanti della musica del bar sistemati sotto la camera da letto.
I bar messi in fila sotto alcuni edifici fanno dj-set estivi con decine e decine di persone che ballano e vociano in stato spesso alterato e i rumori di chiusura del locale vanno avanti fino alle tre del mattino.
I gradini dell’ingresso di casa sono occupati in ore serali e non da persone sedute con bicchiere in mano, a cui chiedere il permesso per entrare in casa propria. Regolarmente si trova spazzatura di vario tipo dopo il loro passaggio.
Un camion/generatore con motore diesel viene installato per 20 giorni per fornire elettricità al cantiere di un grande concerto ed emette fumi 24 ore su 24 avvelenando chi abita nei pressi.
Ultim’ora :non si sono visti vigili urbani controllare i movimenti dei mezzi utilizzati a servizio dell’ultimo film a cui Lucca ha dato ospitalità come set, incluso un camion/camerino alimentato a diesel, tenuto acceso 24 ore ininterrottamente di fronte a case abitate.
Le abitazioni nei punti caldi della città perdono valore”.
I firmatari chiedono quindi ai consiglieri comunali, agli amministratori e alle forze politiche una riflessione: “Sommessamente suggeriamo come primo punto la riorganizzazione efficace e sicura dei parcheggi all’esterno delle mura, prevalentemente sottoutilizzati. Potrebbe forse essere un riferimento utile il contributo delle esperienze di altre amministrazioni italiane ed europee che vivono una pressione turistica sproporzionata ai loro spazi e stanno correndo ai ripari? “.
L’appello richiama alla memoria gli interrogativi posti anche da Ernesto Galli Della Loggia in un fondo sul Corriere della Sera. L’editorialista si chiedeva a chi appartengano città belle, come Lucca, grandi e piccole, e censurava alcuni aspetti di un turismo di massa sempre più cialtrone e inadeguato, per i crescenti numeri, alle strutture storiche di tanti centri d’arte, non creati per assorbire ogni giorno decine di migliaia di visitatori, che si aggiungono ai (spesso pochi) veri residenti e operatori rimasti.
“Quello che non si può lasciar perdere – scriveva Galli della Loggia – è lo stupro dei luoghi, lo stravolgimento dell’ambiente fino alla sua virtuale cancellazione. Tutto quello che il passato aveva fin qui prodotto – botteghe, commerci, edicole, angoli appartati, dignitosi negozi – tutto o quasi sta per scomparire o è già scomparso”.
E ancora: “Al suo posto (del tessuto storico tradizionale, ndr) minimarket, rivendite di cianfrusaglie orribili spacciate per souvenirs, hostarie con cibi congelati, caldarrostai bengalesi in pieno luglio, miriadi di bugigattoli per pizze a taglio, pub improbabili, sedie e tavolini straripanti fino alla metà della strada o presidiati da petulanti “buttadentro”, gelaterie in ogni anfratto”.
Dopo aver esaminato altri veri e propri attentati all’arredo urbano e alle immagini delle città, Galli della Loggia aggiungeva: “Di tutto quanto ho detto conosciamo i responsabili. Sono per la massima parte i poteri locali, le amministrazioni comunali, gli assessori e i sindaci. Questi ultimi soprattutto, per la loro funzione di guide e di responsabili politici ultimi. Sono i Comuni infatti che rilasciano le licenze commerciali, che autorizzano il cambiamento della destinazione d’uso dei locali, che emanano le regole circa l’arredo urbano”.
“Il fatto è che i sindaci – proseguiva l’editorialista – hanno un interesse preciso a fare andare le cose nel modo in cui vanno. Si chiama democrazia. Non la democrazia come ideale , beninteso, al quale siamo tutti devoti, ma la democrazia come realtà. Cioè come suffragio elettorale, come necessità di ottenere e mantenere il consenso degli elettori. Al pari di ogni altro politico l’interesse primo di ogni sindaco è quello di essere rieletto, egli dunque non deve assolutamente dispiacere ai propri elettori. Soprattutto là dove il turismo è una risorsa essenziale ciò significa non dispiacere alle categorie che vivono più o meno direttamente del turismo: ai commercianti, agli albergatori, ai ristoratori, ai tassisti, ma anche alla connessa proprietà edilizia e a tutta la pletora di «abusivi» che ruota intorno all’organizzazione dell’ospitalità ( tipo i finti «centurioni» o gli autobus-chiosco diffusi a Roma). Tutti segmenti sociali, quelli appena detti, abituati a organizzare in modo ferreo il proprio voto amministrativo e ad allocarlo su chi promette di non impedire loro di continuare a sfruttare strade, piazze e monumenti per il proprio esclusivo interesse. Nove volte su dieci determinandone così la vittoria”.
Dall’analisi, Galli della Loggia passava alla conclusione-proposta-provocazione:
“Ma se dunque la «grande bellezza» italiana è la vittima predestinata del meccanismo del consenso elettorale a livello locale, è davvero così antidemocratico pensare di neutralizzare un tale meccanismo? Pensare ad esempio di dare al Ministero dei Beni culturali , attraverso i suoi organi periferici quali le Soprintendenze, la facoltà di porre il veto su un certo numero di atti amministrativi concernenti le materie di cui si è discorso sopra? E’ davvero antidemocratico, ricorrendo certe condizioni, pensare ad esempio di mettere le polizie locali agli ordini di un ufficiale dei Carabinieri temporaneamente distaccato in aspettativa dall’Arma? Il fatto è che in società dal fragile spirito civico come la nostra, abitate da interessi privati furiosamente indisciplinati, la pedissequa applicazione del suffragio elettorale può spesso risolversi in un danno reale e grave inferto proprio ai valori sostanziali, al bene comune, per la cui difesa la democrazia è stata pensata. Classi politiche degne di questo nome, le quali non si lasciassero intimidire dalle parole ma guardassero ai fatti, dovrebbero convincersene e agire di conseguenza”.