Lucca, coprifuoco dopo l’assalto dei turisti

Dalle sere della movida e dalle giornate dei flussi del turismo mordi e fuggi, in quella Disneyland che si è lasciato negli ultimi venti anni diventare il centro storico di Lucca, al coprifuoco che cala nelle vie e nelle piazze dentro le Mura appena chiudono i negozi. Fa impressione passeggiare ora nelle vie del centro deserte già alle 20, quando appena una settimana fa c’erano fino a tarda notte le decine di migliaia di persone arrivate per i Comics e comunque, prima, tanta gente che approfittava del buon clima per godersi le bellezze notturne della città.

Ma quello che accade, da molti anni, è inevitabile in un centro storico dove sono rimasti appena 8.600 residenti (più o meno un terzo di quelli degli anni Cinquanta), gran parte dei quali sopra i 65 anni di età. E dove, finita la stagione turistica, già all’ora di cena è difficile trovare un bar aperto, mentre per necessità urgenti anche la farmacia comunale aperta 24 ore non è più in centro, ma alla stazione. A portare ancora qualche presenza saranno ora le rassegne legate ai prodotti dell’enogastronomia nelle giornate del “Desco” e le bellissime immagini proposte da Photolux con le sue mostre. Ma in ogni caso di tratta di iniziative legate soprattutto al turismo.

Per i residenti che resistono e la gente di Lucca in generale, davvero pochi sono ormai i servizi e le occasioni per uscire di casa e girare dentro le Mura. Ai lucchesi poco interessano gli esercizi pubblici che, uno accanto all’altro, offrono cibi veloci e spesso precotti, o i negozi di mutande, souvenir, bigiotteria e chincaglierie varie. Per gli acquisti (non solo alimentari) residenti e non vanno nei centri commerciali, nei megastore e negli outlet sorti ovunque a due passi dal centro (e altri vorrebbero aprire), per di più dotati di parcheggio. E fuori delle Mura i lucchesi sono costretti ad andare anche per le pratiche burocratiche, con poche eccezioni. Gli uffici pubblici sono stati colpevolmente lasciati uscire dal centro, con l’eccezione dell’anagrafe, del tribunale e di pochi altri. E, ancora più colpevolmente e senza logica alcuna, si è passivamente assistito al fatto che gli uffici, a volte dello stesso settore, si disperdessero in ogni parte della periferia, assurdamente lontani l’uno dall’altro. Oggi un disgraziato che ha bisogno di pratiche e documenti diventa matto e perde ore di lavoro, a volte più giornate, per girarli tutti. E negli ultimi trent’anni nulla si è fatto non solo per fermare questa diaspora che ha contribuito ad uccidere il centro, ma nemmeno si è pallidamente tentato di riportare davvero dentro le Mura le funzioni che, nelle politiche urbanistiche degli anni Settanta-Ottanta, dovevano costituire il “polo direzionale” fulcro della vita e delle attività dell’intero territorio.

Nell’attesa che l’attuale amministrazione proceda nella stesura del regolamento urbanistico e nel piano delle funzioni che, negli intenti, dovrebbe invertire questa tendenza, le associazioni dei commercianti cercano intanto di trovare il modo di vivacizzare e rianimare il centro storico almeno per il periodo delle feste natalizie, consapevoli che da gennaio a Pasqua, quando riprenderà il flusso turistico, il gelo non sarà solo atmosferico. Ma è pensabile che la Confcommercio e la Confesercenti possano da sole fare il miracolo di trasformare il deserto in un luogo frequentato? Possono bastare le luci nelle strade (nella speranza che l’illuminazione sia omogenea, di qualità e comunque non a macchia di leopardo) per rivitalizzare Lucca?

Non c’è speranza che altri soggetti e istituzioni riescano ad organizzare, allestire e offrire qualcosa di più che i tristi mercati e mercatini visti nelle scorse stagioni, insieme ad una pista di pattinaggio su ghiaccio che nulla ha a che vedere con l’identità della città? Ovunque, anche in Toscana, ci sono centri d’arte capaci di offrire mercati natalizi con un certo appeal, senza dover andare in Trentino. Lucca sa muoversi solo per i Comics e il Summer? Non c’è la possibilità di recuperare la produzione artigianale tipica (magari chiamando anche i figurinai della Valle del Serchio che esportano in tutto il mondo) e altre lavorazioni caratteristiche del territorio? Non ci può “inventare” una manifestazione di richiamo con un forte spirito religioso come ad esempio, in accordo con la Cura, “I giorni di Natale nella città del Volto Santo”? Non si può escogitare, in attesa del “Winter Festival” che la giunta comunale chiede a D’Alessandro, una stagione di eventi invernali legata a Puccini e agli altri grandi musicisti lucchesi? Non si può collaborare anche con la Fondazione Ragghianti e musei privati come il “Lu.C.C.A” per proporre qualche mostra di grande richiamo, senza aspettare che si muovano i musei statali, privi di personale e fondi, è vero, ma forse anche di spirito di iniziativa?
A dirigere (ma con poco o punto personale a disposizione e con strutture a dir poco inadeguate) l’assessorato comunale del turismo c’è oggi un professionista capace di grande spessore, anche culturale, come Stefano Ragghianti. L’augurio è che da lui esca l’input per avere nel periodo invernale una Lucca meno squallida del passato quando, non dimentichiamolo, una delle proposte “innovative” fu ritenuta la presenza di un paio di zampognari.