Lucca, elezioni tra poltrone e programmi

Si scrive “ritrovata unità” nel partito, ma si legge “matrimonio d’interessi e non d’amore” l’intesa che potrebbe arrivare tra le due anime del Pd che si affrontano, per usare un eufemismo, sul via libera alla ricandidatura del sindaco uscente Alessandro Tambellini o sul ricorso alle primarie, nelle quali è pronto giocare la sua partita il consigliere regionale ed ex presidente della Provincia, Stefano Baccelli (spinto forse anche da chi, in questo modo, eviterebbe un concorrente temibile per le candidature alle imminenti elezioni politiche?).

Ultimatum.

L’ennesimo ultimatum è per mercoledì 11 gennaio, e comunque entro il 16 andrebbero indicati gli eventuali partecipanti alle primarie. Che certo non vedrebbero tra gli sfidanti Tambellini, deciso a mantenere ferma la decisione di opporre uno sdegnato rifiuto alla evidente manifestazione di sfiducia nei suoi confronti. E determinato a correre a capo  di più liste civiche, fuori del Pd e in competizione con il Pd.

Scenario da evitare: la lezione del 1998.

Uno scenario che non piace a nessuno, nemmeno ai renziani, nella consapevolezza che una spaccatura simile spianerebbe con ogni probabilità la strada al centrodestra, come insegna la storia: già nel 1998 il centrosinistra non ricandidò il sindaco uscente, Giulio Lazzarini, che si presentò comunque contro il candidato dei democratici, Antonio Rossetti. Quest’ultimo superò al primo turno Lazzarini, ma perse il ballottaggio con Pietro Fazzi, anche perché buona parte dei Lazzariniani non lo votarono. Tra l’altro Rossetti, che faceva riferimento a D’Antoni, seguì il leader nazionale spostatosi verso il centrodestra, e il candidato sindaco del centrosinistra ufficiale finì per passare, da consigliere comunale, sui banchi dell’opposizione.

Il rischio del bis.

Ma cosa fanno tambelliniani e renziani per scongiurare un bis di quella kafkiana vicenda? Hanno avviato per tempo un confronto serrato, ma sereno e corretto, sull’operato della giunta in questi cinque anni? Che cosa di preciso contestano i renziani al sindaco e al suo esecutivo? E che cosa rinfacciano i tambelliniani alla parte avversa? Quale potrebbe essere la  mediazione, il vero punto d’intesa per superare le frizioni e ripartire con reale unità d’intenti, anche per evitare che il prossimo mandato sia vissuto da separati in casa, molto litigiosi, con le diverse anime del centrosinistra che continuano a sgambettarsi e a combattersi, con inevitabile rischio di paralisi nelle irrimandabili scelte amministrative che la città aspetta?

Quali intese sui programmi?

Non sembra proprio questo il tipo di governo che chiedono gli elettori. I quali vorrebbero piuttosto sapere cosa si farà nel prossimo mandato per rivitalizzare il centro storico, alla canna del gas, e riqualificare le periferie; per dare una destinazione alle oltre centro aree industriali dismesse che ne consenta il recupero anche per realizzare, insieme ai privati, i tanti complessi pubblici che mancano (teatri e auditorium, impianti sportivi di ogni genere, biblioteche e spazi per i giovani, centri sociali e strutture per gli anziani e via dicendo); per indicare e passare all’attuazione dei progetti di recupero di grandi immobili come l’ex Manifattura, Maggiano, Arliano e Pulia; per fare davvero del mercato del Carmine un polo di grande attrazione legato ai prodotti del territorio e all’enogastronomia locale; per completare la ristrutturazione delle scuole; per rilanciare il turismo che dà segni di cedimento con politiche che puntano sulla riscoperta, il recupero, la valorizzazione e la promozione dei tesori di Lucca, puntando ad un afflusso sostenibile che porti risorse senza snaturare e cancellare l’identità della città e del suo territorio; per dire finalmente se gli assi viari, così come sono concepiti, sono la panacea per risolvere i problemi del traffico e dell’inquinamento e procedere davvero, in questo caso, alle opere necessarie, includendo anche quelle per la realizzazione del nuovo ponte sul Serchio e del raddoppio della linea ferroviaria da Lucca a Pistoia; per passare ad azioni efficaci per combattere lo smog che attenta alla nostra salute.

La materia del contendere.

Si è parlato di queste cose negli incontri che finora hanno avuto le due anime del Pd? Può darsi, ma se è così sorprende che nessun documento ufficiale dal partito sia uscito su questi temi e sulle soluzioni-intese individuate nell’interesse della città. Interviste e interventi sulla stampa hanno in passato messo in evidenza come, ad esempio, il senatore Andrea Marcucci (seguito sulla stessa linea da Baccelli) non fosse affatto soddisfatto dell’azione e dei tempi dell’amministrazione Tambellini in materia di politica culturale e turistica, oltre che su tante opere pubbliche e progetti di recupero di grandi contenitori. E più tardi si era saputo che non mancano dubbi, da parte dei renziani, sul piano strutturale proposto dalla giunta che, dopo l’adozione, sta per passare in consiglio comunale per la definitiva approvazione.

Liti e conflitti dannosi.

Sul fronte opposto, uscite di amministratori ed esponenti tambelliniani non avevano fatto mistero di non sopportare sgambetti continui, se non sabotaggi nei confronti dell’azione amministrativa, di cui si accusavano i renziani. Ad esempio nella gestione della commissione urbanistica che vaglia il piano strutturale. Sono state esaminate queste contrapposizioni? Esistono sempre? Come si pensa di superarle per vederle riproposte non solo nel prossimo mandato, ma anche nei mesi che separano dalle elezioni?

Equilibri sui posti.

Da quello che si è appreso dopo i summit (anche a Firenze, da Rossi) nel Pd si è parlato soprattutto di come trovare punti di equilibrio che dessero pari dignità e peso alle diverse anime. Un obiettivo giusto e logico, sia chiaro. Ma è difficile cancellare il dubbio che un’intesa sul numero degli assessori, sulle presidenze delle partecipate e sui candidati da mettere in lista possa di per sé evitare il rischio che la conflittualità sia solo sopita, pronta a riesplodere dopo il voto. Basta parlare con esponenti del partito che rischiano di essere esclusi dalla lista Pd, anche nel caso si vada avanti con Tambellini, per il solo motivo che non hanno appoggiato il “Sì” al referendum.

Diffidenze da fugare.

Senza trascurare il fatto che le diffidenze reciproche non sembrano affatto fugate: se i renziani non vogliono più fare da portatori d’acqua ad un’amministrazione arroccata  che ostracizza il loro contributo e non accoglie le loro richieste, i tambelliniani e il sindaco in prima linea non digeriscono la prospettiva di forti condizionamenti non condivisi nelle scelte, imposti sulla base di rapporti di forza decisamente cambiati rispetto alla composizione del consiglio comunale attuale, nel quale Tambellini può contare su gruppi di sostegno quasi completamente dalla sua parte. Con l’aggiunta di voti che, in certi casi, arrivano anche dall’area centrista.

Decisioni in arrivo.

Pochi giorni e sapremo. Sarebbe interesse della città, nel caso la rottura fosse davvero evitata, conoscere non solo sulla base di quale ripartizione di posti in giunta, nelle partecipate e nelle liste l’accordo è stato raggiunto. Assai di più interesserebbe sapere su quale programma si sono trovati compromessi e identità di vedute per evitare che anche il prossimo mandato sia caratterizzato da scontri interni alla maggioranza che rallentano, se non bloccano ogni scelta.  Vuol dire agli elettori il Pd, renziano e tambelliniano, anche quale sarà la linea comune per le  scelte urbanistiche, culturali, turistiche, sociali, commerciali, occupazionali, sanitarie destinate a migliorare la vita dei cittadini e ad assicurare servizi adeguati?

Le altre forze.

Gli stessi interrogativi possono essere posti anche al centrodestra, al M5S e a tutte le liste che mirano alla conquista della guida del comune. Sanno cosa vogliono fare per Lucca e i lucchesi, oltre a cercare la quadratura del cerchio su candidati, aggregazioni e ripartizione di poltrone? Cosa aspettano a dirlo?

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