Lucca, lo scontro nel centrodestra frena il giornalista Santini

Chi sarà nel centrodestra lucchese il deus ex machina capace alla fine di calarsi dall’alto sulla scena politica e mettere pace tra le diverse anime che si scontrano, né più e né meno di quanto avvenuto nel Pd, prima che da Firenze arrivasse la soluzione d’imperio imposta dal partito regionale? E’ questo il vero interrogativo, se non l’incubo, che angoscia l’area dei moderati, alle prese con le stesse difficoltà che ha rinfacciato al versante opposto.

Il ritorno di Pera.

Succede infatti che il ritorno nell’agone dell’ex presidente del Senato, Marcello Pera, abbia sconvolto i già fragilissimi equilibri che le varie componenti di quanto rimane del centrodestra stavano faticosamente tentando di ricreare. Sulla base, se non di un programma, quanto meno di un accordo di fondo: passo indietro dei partiti tradizionali (Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Nord) e via libera ad una coalizione presentata come aggregazione di liste civiche, guidata da un candidato espressione delle professioni, della società civile e di carisma. Da giugno del 2016 il candidato contattato (c’è chi dice anche da Pera) era il caposervizio della cronaca di Lucca de La Nazione, Remo Santini. E sul suo nome, alla fine di qualche tira e molla, si sono ritrovati i partiti e anche le liste civiche di centrodestra, pronte a ritirare le candidature di propri aspiranti alla carica di sindaco.

Conti da rifare.

Tutto fatto, allora? Nemmeno per sogno, perché non si erano e non si sono fatti ancora i conti con il soggetto “LiberaLucca” creato da Pera, già tornato alla politica attiva con il sostegno aperto di un suo gruppo al “Sì” al referendum. Posizione e scelta che hanno creato e creano forti mal di pancia e diffidenze nell’area di centrodestra, che fiuta il tentativo di collocare LiberaLucca in una posizione più centrista e trasversale, con un occhio anche verso Renzi, sulla stessa falsariga della lista centrista “Governare Lucca”, che nel 2007 riscosse un buon successo e, soprattutto, portò il redivivo senatore Mauro Favilla, già alla guida del Comune per 12 anni nel passato, a tornare sindaco della città.

Lo scontro sulla leadership.

Più ancora, alle forze che hanno trovato l’accordo su Santini non va la pretesa di LiberaLucca di essere di fatto la lista leader che decide per tutti, accettando tutto al più che le altre componenti moderate si aggreghino. E soprattutto forzando criteri di scelta (candidato tra i 30 e i 50 anni, non politico, vera espressione della città) che non coincidono con la candidatura di Santini. LiberaLucca punta piuttosto su un giovane imprenditore come Mario Pardini, oppure su un noto ristoratore del centro che, contattato, ha mostrato riserve, anche perché molto legato a Santini con il quale sembrerebbe disposto a seguire un percorso.

Braccio di ferro.

Nel mezzo di questo braccio di ferro, resta il giornalista che, per prendere la non facile decisione di lasciare, sia pure non per sempre, il suo ruolo e la sua professione, aveva dato disponibilità la candidatura sulla base di condizioni precise: vera unità delle forze di centrodestra; accettazione di un programma aperto, inclusivo e innovativo, che mette in soffitta vecchie logiche di potere e personaggi logorati;  ampia autonomia nella scelta della squadra di governo. Troppo, per LiberaLucca, ma Santini sembra deciso a non mollare e chi lo sostiene assicura che l’ufficializzazione della sua candidatura sia questione di giorni.

Due candidati per il centrodestra.

Potrebbe però non essere l’unica nel centrodestra, perché Pera e i suoi sostenitori paiono decisi a procedere secondo il loro schema e a presentare un candidato sindaco diverso. Per la gioia di Alessandro Tambellini, sindaco uscente candidato unico del Pd, che dalla spaccatura nel versante opposto avrebbe tutto da guadagnare.  In pochi giorni, si è completamente rovesciato il quadro che profilava due candidature nel centrosinistra, in competizione tra loro e destinate a favorire la candidatura che si presumeva unica nel centrodestra.

Appello a Berlusconi?

A evitare la spaccatura nel centrosinistra, in zona Cesarini, è arrivato il segretario regionale del Pd, Dario Parrini, incaricato allo scopo dai renziani e anche dal governatore della Toscana, Enrico Rossi. Nel centrodestra c’è chi ora si muove, con decisione, per invocare l’intervento di Silvio Berlusconi, forse l’unica figura che potrebbe evitare lo scontro fratricida nelle urne.

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