Lucca, nessuno ferma il resistibile assalto alle acque e all’ambiente

Accende i fari sulle conseguenze per l’ambiente prodotte dallo sfruttamento  delle acque fluviali il caso della nuova centralina che privati chiedono di realizzare a Fabbriche di Casabasciana, sul torrente Lima. Alla realizzazione, dopo il no del consiglio comunale di Bagni di Lucca, si oppongono comitati ambientalisti, operatori del turismo e del commercio, Italia Nostra, cittadini e associazioni, pronti a dimostrazioni e azioni clamorose pur di impedire la nuova cementificazione che, a loro giudizio, darebbe un colpo mortale non solo alla natura dei luoghi, ma anche alle attività (rafting, canyoning, kayak, pesca, parchi avventura, trekking, equitazione) che hanno fatto esplodere i numeri del turismo fluviale, portando linfa vitale all’esangue economia della zona.

Nella petizione in cui chiedono a Comune, Provincia, Regione e Autorità di Bacino di stoppare il progetto, gli ambientalisti sostengono che un cavillo consente ai presentatori di aggirare il vincolo posto dalla nuova legge sulle distanze tra una centralina e l’altra. Essendo stato presentato prima della data di entrata in vigore della legge, e avendo ottenuto all’epoca il parere favorevole anche dell’Autorità di Bacino, non sarebbe più possibile fermare la realizzazione.

Che avverrebbe in un bacino che vede già 62 centraline in attività e altre 52 richieste di costruzione. Delle esistenti, 34 sono sulla Lima. Un dato impressionante, che si agginge ad altri: nella Lucchesia, ricca di acque grazie alla Valle del Serchio e alla Garfagnana, ci sono 17 dei 28 impianti Enel della Toscana per la produzione di energia elettrica e 12 dei 20 invasi dell’Enel.

Supersfruttamento quindi, con un impatto ambientale sempre più evidente. Se amministratori e politici sembrano non accorgersene, ad essere preoccupata e a tentare di fare qualcosa è l’Autorità di Bacino, con poche armi però.

“E’ impressionante l’invasione di quelle che noi chiamiamo mini-idro, cioè le piccole centraline costruite dai privati – spiega il geologo e docente universitario Raffaello Nardi, segretario dell’Autorità -. Quando ero a Firenze ero riuscito a frenarle sull’asta dell’Arno, imponendo un deflusso minimo vitale di 2 litri al secondo ogni due chilometri quadrati, in pratica 8 metri cubi al secondo. La stessa norma ho applicato nel Bacino del Serchio, ma poi è cominciato l’assalto dei privati e la situazione si è modificata”.

In sostanza, le prescrizioni non sono state più sufficienti a contenere impianti e progetti di nuove centraline, favorite da contributi nazionali ed europei che hanno scatenato la speculazione privata.

“Con il miraggio dell’energia pulita – aggiunge Nardi – questi impianti sono sorti come funghi. All’Enel il costo dell’energia che producono è di tre volte superiore alla norma e poi ce lo ritroviamo in bolletta. Nel Bacino del Serchio l’energia idroelettrica prodotta era di 324 gigawattore nel 2006 e di 349 nel 2010. Quella arrivata dalle mini-idro era appena di 35 e 81 gigawattore. L’incidenza è relativa, i costi sono alti per gli utenti e le conseguenze per i corsi d’acqua e l’ambiente sono evidenti”.

Per impedire la costruzione della centralina a Fabbriche di Casabasciana, spiega ancora il geologo, l’Autorità di Bacino ha varato nuove norme sulla distanza da impianti a monte o a valle, che fermerebbero il progetto. Ma resta il fatto che prima di queste nuove prescrizioni alla centralina era stato dato parere favorevole e su questo elemento si basa la società privata proponente, intenzionata ad andare avanti.

“Nel complesso del consumo di energia elettrica – sostiene Nardi – pari in Italia a 339.000 gigawattore nel 2006 e a 325.000 nel 2010, l’energia idrolettrica ha una percentuale che oscilla tra il 14 e il 18%, non rilevantissima. Ma i contributi e il business che consentono ha scatenato la speculazione privata, che si potrà arrestare solo con scelte politiche chiare. Io dico sì all’energia pulita, sia chiaro, ma non si può non tener conto dell’impatto sull’ambiente”.

Come quello, conclude il geologo, delle centraline realizzate sul condotto pubblico che partendo dal Serchio a Ponte a Moriano arriva a Lucca, nella via dei Fossi, ed esce intorno alle Mura, prima di finire nel canale Ozzeri e di qui di nuovo nel Serchio. Da quando le centraline sono in funzione il fosso, prima quasi sempre ai livelli minimi, è spesso stracolmo e in certi punti le acque impattano con forza contro il paramento delle Mura, rischiando di fare danni seri. Nardi aveva dato parere negativo, ma la Provincia lo ha scavalcato. Ora le funzioni dell’ente in materia sono passate alla Regione gli uffici sono finiti a Siena.

Il potere decisionale, già favorevole in passato ai progetti dei privati, si è allontanato dal territorio. E le proteste degli ambientalisti, dei cittadini, degli operatori locali e degli amministratori delle zone interessaste hanno minori possibilità di incidere. La questione, sotto il profilo politico, è nelle mani di un assessore regionale, Marco Remaschi, due consiglieri, Stefano Baccelli e Ilaria Giovannetti, e del presidente della Provincia Luca Menesini, chiamati a tutelare gli interessi della Lucchesia. Vorranno e potranno fare qualcosa? E i partiti? Silenti, desaparecidos su temi come questi?