Lucca, partita doppia al ballottaggio

Si gioca una partita doppia nel voto di domenica per decidere al ballottaggio chi sarà il sindaco di Lucca. Non si sceglierà soltanto il vincitore tra Alessandro Tambellini e Remo Santini: il responso delle urne (l’astensione sarà alta, ma chi non vota poi non potrà rammaricarsi di come ha votato chi si è presentato ai seggi) indicherà anche – e forse soprattutto – se Lucca continuerà ad essere nelle mani del centrosinistra o tornerà appannaggio del centrodestra, sconquassato dal voto del 2012 che punì non governo, lotte di potere, liti e personalismi.

La mobilitazione del Pd

Confortato dall’esito del voto a Porcari, Bagni di Lucca e Camaiore, il Pd ha serrato le fila compattandosi e mobilitandosi davvero (con un po’ di ritardo) per sostenere Tambellini. Si è dato molto da fare anche il leader del partito, in gran parte renziano, Andrea Marcucci. In questi giorni dopo il primo turno, il senatore ha sostenuto con impegno il sindaco uscente, che pure aveva messo in discussione fino alla primavera.  Acqua passata, e con Marcucci si è dato da fare anche il consigliere regionale Stefano Baccelli, a lungo indicato come l’altro possibile candidato del centrosinistra per eventuali primarie contro Tambellini.

I rischi del ballottaggio

Il rischio di perdere la guida della città per riconsegnarla a un centrodestra, indicato come forza di destra più che di centro dai maggiorenti del Pd, sembra aver spazzato via riserve e rivalità, portando un attivismo che per il centrosinistra sarebbe stato meglio mettere in mostra anche prima del voto dell’11 giugno. Basterà questo sforzo per evitare che nel ballottaggio Santini faccia il sorpasso?

Presa Bagni di Lucca, i renziani cercano l’en plein

Il quesito turba i sonni di tutto il centrosinistra, ma in particolare dei renziani. Marcucci, in particolare, sarebbe oggettivamente indebolito se il Pd dovesse perdere in Toscana anche Lucca. Alla vigilia del voto per le politiche, il senatore viene indicato come sicuro ministro in caso di un Renzi-bis. In dote ha già portato la conferma del governo dem nella Piana (Porcari si aggiunge a Capannori e Altopascio) e la conquista di un Comune da sempre off-limits per il Pd, Bagni di Lucca. Accanto al sindaco Paolo Michelini, indicato proprio dai dem anche se è un senza tessera, nella cittadina termale siede come vice il segretario del circolo locale del Pd, Sebastiano Pacini. Con loro, Marcucci ha chiuso il cerchio dei Comuni principali della Valle, tutti  a guida Pd (Borgo a Mozzano, Barga, Coreglia, Pescaglia, Castelnuovo e ora Bagni di Lucca, mentre fa eccezione Gallicano, in mano al M5S) e sotto il suo stretto controllo. Sulla carta, a Bagni di Lucca in maggioranza e in giunta c’è anche una componente di centro-centrodestra, ma a nessuno sfugge che l’azionista di maggioranza è il Pd.  Per completare il cerchio, e uscire trionfante dalle urne, Marcucci confida nella conferma di Tambellini a Lucca, il capoluogo che ha ovviamente maggior peso, cerniera tra i Comuni della Piana e quelli della Valle, in attesa di riconquistare anche Viareggio (magari attraverso una ritrovata intesa con il sindaco Giorgio Del Ghingaro). Se questo risultasse il responso delle urne, è chiaro a tutti quanto forte sarebbe l’impronta del Pd (renziano) nel nuovo esecutivo guidato dal sindaco confermato.

Le contromosse di Santini

Anche sull’altro fronte ci sono due protagonisti, Santini e il centrodestra dei partiti tradizionali. Rispetto a Tambellini, il candidato sindaco (e le liste civiche a sostegno) sembrano poter tener testa alle forze politiche che, pur riuscendo a recuperare qualcosina, non hanno fatto sfracelli e non sembrano in grado di fare la voce grossa. Tanto che Santini azzarda candidature che pescano nelle professioni e nella società civile, anche fuori dalle liste che lo hanno sostenuto. Ha colpito ad esempio la scelta di affidare l’assessorato all’urbanistica, all’edilizia e all’arredo urbano –  se vincerà – ad un professionista si provata capacità e stimato da tutti, ma fuori dalla politica, come l’architetto Elvio Cecchini. Del quale peraltro sono note l’attenzione al territorio (è tra l’altro presidente dell’Osservatorio del Paesaggio Lucchese) e la ferma convinzione che vada posta fine alla cementificazione di questi anni, originata proprio da dissennate politiche del centrodestra.

Il rapporto con i partiti di centrodestra

L’azzardo fa guadagnare a Santini qualche punto nella considerazione generale, ma certamente non agevola il rapporto con chi tira le file nei partiti tradizionali e con i signori delle preferenze, che vorrebbero veder tramutato automaticamente in incarichi, posti e prebende il bottino personale ottenuto nelle urne. Se si considera che il candidato sindaco ha in serbo altre sorprese simili alla scelta di Cecchini – come conferma, ricordando l’impegno a formare una squadra di governo puntando sulle migliori competenze – non è difficile capire quanto sarà complesso il compito che lo attende. Deve infatti convincere i partiti a sostenerlo con lealtà, anche se non saranno rispettate tutte le indicazioni messe da Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega Nord nelle classiche “terne” di nomi, all’interno delle quali Santini dovrebbe pescare per i posti da assessore e tutte le altre cariche che spetterebbe a lui assegnare. Non c’è da stupirsi quindi se per il candidato del centrodestra non si è notata da parte dei partiti tradizionali di quell’area la stessa mobilitazione per il ballottaggio che ha invece messo in mostra il Pd. L’appoggio non è mancato, certo, ma il pressing non è sembrato pari a quello dei dem per Tambellini.

Chiarezza dalle urne

Ora la parola è alle urne. E’ dal voto di domenica che avremo chiarezza sulla guida politica della città, almeno per i prossimi cinque anni.