Lucca, sanità pubblica sempre più contestata

Pronto soccorso a corto di personale e in spazi assolutamente inadeguati, dove si attendono ore per essere visitati, se non si è in codice rosso, e mezze giornate per essere ricoverati, se i medici ne ravvisano la necessità.

E poi liste di attesa  lunghissime per parecchie patologie, anche accettando di andare in altri ospedali della Asl 2 (Lucca, Piana e Valle del Serchio). E ancora: organizzazione dell’assistenza non più per reparti e tipo di malattia, ma per intensità di cure, contestata non solo dai medici di base; politicizzazione sempre più evidente, al centro della quale, più che la salute del cittadino, sembrano esserci gli obiettivi di bilancio, il contenimento delle spese, i budget e gli obiettivi che devono far fare bella figura agli amministratori della sanità pubblica e della Regione.

E pazienza se per raggiungere questi risultati si tagliano servizi e reparti, con accorpamenti che suscitano riserve e perplessità e comunque riducono l’assistenza. Senza dimenticare errori, anche gravi, nella cura dei pazienti, secondo sindacati medici e del personale accentuati da ritmi insostenibili, carenze di organici e disorganizzazione generale.

A due anni dall’apertura dell’ospedale San Luca, uno dei quattro nuovi  (insieme ai “gemelli” di Prato, Massa e Pistoia) costruiti dalla Regione in partnership con i privati (già in difficoltà e in cerca di soluzioni che potrebbero passare anche dalla cessione ad altri delle loro quote), riceve crescenti critiche concentriche la gestione della sanità pubblica. Gli utenti rimpiangono l’organizzazione del vecchio ospedale Campo di Marte, una minima parte del quale ospita ancora strutture per l’assistenza sanitaria, mentre il resto è in stato di abbandono, nell’attesa che si individuino destinazioni d’uso e soggetti disposti a investire nel recupero.  E anche tra medici e infermieri è difficile respirare entusiasmo per il passaggio nel più moderno nosocomio.

Il presidente dell’Ordine dei Medici provinciale, Umberto Quiriconi, non perde occasione per criticare la gestione attuale della sanità pubblica, chiede il ritorno alle cure per reparti e maggiore organizzazione complessiva. A partire dal pronto soccorso, dove è in agitazione anche il personale, sotto organico di varie figure e stressato. Si parla addirittura di denuncia alla Procura della Repubblica da parte degli operatori.

Non era questa la prospettiva con cui era realizzato un ospedale che sostanzialmente la città non voleva, almeno non in quel sito, e che, pur mantenendo qualche eccellenza in alcuni settori, viene ormai giudicato da molti lucchesi come un pronto soccorso  di passaggio, prima di farsi trasferire a Pisa o altrove, se ci sono problemi seri.

Sono questi i temi veri sul tavolo, ma la politica continua a parlare di “area vasta”, bilanci e obiettivi. Stupisce che nemmeno dalla conferenza dei sindaci (preoccupati di possibili problemi nei rapporti con la Regione?) arrivi la richiesta di una riflessione globale. Ormai sembra cessata anche la ventennale diatriba per la realizzazione (e soprattutto l’ubicazione) dell’ospedale unico della Valle del Serchio: restano, sia pure ridimensionati dagli accorpamenti, i nosocomi di Barga e Castelnuovo.

Sarà un caso che sorgano come funghi, in Lucchesia, organizzatissimi centri medici privati in cui, chi può, ottiene analisi, esami, visite, piccoli interventi e assistenza in tempo reale?