Lucca, scontro aperto sulla sanità pubblica

Politicizzazione, burocrazia e business possono convivere con i principi e i fini di una buona assistenza sanitaria pubblica? Se lo domanda un crescente numero di medici e operatori dell’Asl2, in sintonia con le recenti prese di posizione dell’Ordine provinciale dei Medici che, a gran voce, chiede il ritorno ai reparti nel nuovo ospedale S. Luca, uno dei quattro gemelli di recente costruiti dalla Regione (oltre a Lucca, a Pistoia, Prato e Massa).

Le dure contestazioni dell’Ordine sulla inadeguatezza del sistema di assistenza al S. Luca per “intensità di cura”, unite ad altre critiche per la complessiva organizzazione del servizio nel nuovo complesso, hanno suscitato una risentita reazione dei vertici dell’Asl che respingono le accuse, ribadite peraltro in una altrettanto piccata controreplica.

Anche senza tornare su temi di fondo come le liste di attesa e i costi, si capisce come il nuovo ospedale non sia entrato nel cuore dei lucchesi: basta ricordare le proteste dell’utenza che non gradisce il sistema di ricambio dell’aria in un complesso nel quale non si possono aprire le finestre, o considerare lo stato di agitazione del personale del pronto soccorso, che, pesantemente sotto organico, non regge l’assalto di un’utenza inferocita per i tempi di attesa, la promiscuità e l’assoluta inadeguatezza dei locali di accesso, troppo angusti. E non sono pochi gli utenti che non hanno mai capito la scelta dell’ubicazione del S. Luca, né l’abbandono del Campo di Marte.

Sta di fatto che nel giudizio predominante risulta modesto il rapporto di fiducia verso la nuova struttura, e non solo per vicende oggetto di verifica anche da parte degli ispettori del ministero. In generale i medici parlano di lavoro sotto stress e di una organizzazione dei servizi in cui la necessità di riempire la documentazione che certifica il rispetto dei vari protocolli toglie spazio al tempo che gli operatori dedicano alle cure vere e proprie.  Procedure  che i medici lucchesi non ritengono così predominanti in altri ospedali, in molti dei quali peraltro si rimane ancorati al concetto dei reparti.

All’Ordine si parla apertamente del disagio dei medici ospedalieri, sempre più preoccupati per le imposizioni della burocrazia e sempre meno convinti di essere davvero liberi professionisti che operano nell’interesse del malato secondo i principi della bioetica: principio di autonomia, di bene della persona o di non nocumento alla persona, di giustizia. Inevitabile anche ascoltare critiche per la convinzione che il potere nella sanità sia passato completamente dai medici ai politici ed ai burocrati, con i primi trasformati in impiegati che non possono organizzare il loro lavoro e curare al meglio il rapporto con il paziente. Non mancano da parte dell’utenza critiche al modo di agire degli operatori sanitari, ma nel mirino c’ è anche una organizzazione dell’assistenza sempre più burocratica e dispendiosa, nella quale la possibilità di incidere dei medici è oggettivamente ridotta.

In un quadro del genere,  certo non giova leggere della volontà del partner privato (che ha affiancato la Regione nella realizzazione del nuovo ospedale) che, non soddisfatto della resa dell’investimento, pensa di mettere sul mercato quello che non riesce a far fruttare a dovere. La Regione assicura che il S. Luca non può essere ceduto in alcun caso, ma nella cittadinanza diventa sempre più radicata la sensazione che la logica del business sia  stata predominante nella realizzazione del nuovo ospedale, come dimostra ad esempio la contestatissima politica dei parcheggi a pagamento, mai digerita dagli utenti e dal personale. Difficile però attendersi che la situazione possa migliorare per l’azione della conferenza dei sindaci, dalla quale la collettività si sarebbe aspettata più incisive e convinte battaglie a tutela della salute pubblica.

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