Lucca, slitta il bando per il gestore unico del mercato del Carmine

Slitta ancora, almeno all’autunno, il bando del Comune di Lucca che cerca un gestore unico per il mercato del Carmine (oggi ortofrutta e alimentari) nel cuore del centro storico. Per la durata della gestione si parla di un arco di 30 anni, periodo che dovrebbe favorire interesse e investimenti per completare nei particolari i lavori di restauro, dopo che la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca avrà ultimato, a settembre, le opere per il consolidamento e la messa a norma, già costate oltre 3,5 milioni di euro. Il nuovo rinvio del bando di cui si parla da decenni, mentre a tenere in piedi il mercato moribondo sono una decina di negozi, è stato annunciato dall’assessore comunale Celestino Marchini, quando prima delle elezioni si era parlato di un bando pronto per l’inizio dell’estate.
Il nuovo rinvio non conforta, ma più ancora la città ragiona sulla destinazione e l’uso del mercato, che si vorrebbe riportare alla frequentazione degli anni Sessanta, quando davvero era il cuore pulsante dell’economia cittadina. L’idea di farne un piccolo San Lorenzo, creando, come a Firenze, un’area che accoglie sia il commercio dell’ortofrutta e degli alimentari, sia la ristorazione con tanti esercizi al primo piano, non convince. Non solo perché desta dubbi l’economicità di una gestione pubblica che si sosterrebbe con gli affitti di ristoranti, negozi e banchi, ma anche perché una scelta del genere viene considerata troppo mirata al turismo. E certamente non pare gradita all’esercito di ristoratori che già operano nel centro storico, i quali combattono anzi per fermare la proliferazione delle licenze anche per la ristorazione veloce. Ad oggi, dal masterplan del recupero non è cancellata l’ipotesi di destinare tra l’altro il piano piano a una non meglio definita destinazione alberghiera, difficile peraltro da concepire in ambiente che si vorrebbe far brulicare di attività e manifestazioni, in evidente contrasto con la necessità di quiete che è un requisito fondamentale di qualunque hotel o bed and breakfast.
Al momento non sembra in ogni caso che si siano affacciati aspiranti all’ottenimento della gestione unica che, oltre al canone, si dovrebbe accollare anche i lavori per ultimare il recupero del mercato. Non cambia invece la pregiudiziale, più volte ricordata dal sindaco Alessandro Tambellini, di escludere l’arrivo di un supermercato alimentare, non del tutto bandita però dalla originale stesura del masterplan. L’idea è di trovare piuttosto una struttura di media distribuzione, possibilmente di un grande marchio che faccia da traino, che avrà a disposizione circa mille metri quadrati nella ex chiesa tra piazza del Carmine e via San Gregorio, alla quale si accede dalla piazza. Per l’amministrazione, l’ideale sarebbe l’arrivo di un punto vendita di grande richiamo.
Sulla mancanza di certezze alla vigilia del bando insiste intanto l’opposizione in consiglio comunale, che ritiene tra l’altro singolare la scelta di procedere con le opere di restauro quando ancora non si sa quale attività e utilizzo ci saranno nei nuovi ambienti. Meno attenzione si avverte paradossalmente per il destino delle attività che hanno finora tenuto in piedi il mercato. Per loro dovrebbero esserci spazi nei negozi di vicinato, a condizioni agevolate e con clausole di salvaguardia. Nel masterplan si indica poi un’area mercatale, a gestione comunale, nella parte che dà verso i bagni pubblici. I banchi dovranno essere riservati alla esposizione e alla valorizzazione dei prodotti tipici del territorio, nonché alla vendita di prodotti di filiera corta del territorio lucchese. Gli esercizi di vicinato saranno invece accolti nelle parti su via San Gregorio, sul lato tra piazza del Carmine e via Mordini (di fronte al palazzo ex Banca di Italia) e su via Mordini. Questi negozi avranno nel complesso a disposizione 673 metri quadrati, mentre per l’area mercatale ce ne saranno 391. Spazio vi dovrebbero trovare anche attività di artigianato di servizio e di piccolo artigianato di produzione, destinate pure al merchandising turistico di qualità.
A spingere perché si arrivi quanto prima al bando per la gestione sono intanto le associazioni dei commercianti e degli artigiani. Il presidente della Confcommercio, Ademaro Cordoni, ritiene ad esempio che “per il commercio e la vita del centro il recupero del Carmine è decisivo e fondamentale. Mi auguro anche che ci siano le idee chiare su cosa farne e a quale genere di gestore affidarlo. Anche la nostra associazione ha fatto sondaggi, ma non abbiamo finora riscontrato reale interesse da parte di potenziali investitori e attività. Più volte abbiamo illustrato anche le nostre proposte, vedremo cosa verrà deciso”.
La Confcommercio non vedrebbe male la presenza di un struttura di medie dimensioni, non solo nel campo agroalimentare, che faccia da traino per gli altri esercizi. Attorno a questa attività, che dovrebbe fungere da richiamo per tutti (ma al momento non è stata individuata), dovrebbero rimanere le iniziative legate ai prodotti tipici del territorio, alla filiera corta e a manifestazioni collegate come Il Desco.
“Ci lascia invece un po’ perplessi – conclude Cordoni – l’idea di destinare il primo piano ad attività alberghiere. In ogni caso prima di arrivare al bando bisognerà avere chiarezza definitiva sulle norme, a partire dalle superfici dei negozi”.