Lucca, un vera cittadella della salute al Campo di Marte

C’è un passo avanti nelle prospettive di recupero e riuso del grande complesso dell’ex ospedale Campo di Marte, in gran parte abbandonato e in attesa di destinazione dopo la realizzazione del nuovo nosocomio, il San Luca, gemello degli altri ospedali di recente costruiti a Massa, Pistoia e Prato.
Stando alle dichiarazioni uscite, pochi giorni prima del voto, dall’incontro tra il sindaco di Lucca, Alessandro Tambellini, e il direttore generale della Asl Toscana Nord Ovest, Maria Teresa De Lauretis, Regione e Comune hanno preso atto che non c’è alcun concreto progetto per il recupero della struttura, e che i circa 24 milioni di euro che la Regione avrebbe voluto recuperare dalla cessione dell’immobile sono una chimera. Non solo per il crollo dei prezzi nel mercato immobiliare, ma anche per la mancanza di potenziali acquirenti che non si trovano. Nemmeno cedendo a progetti che comportano una buona dose di speculazione edilizia.
Naufragata la proposta fatta da un gruppo di progettisti oltre dieci anni fa, ai tempi della amministrazione comunale guidata da Pietro Fazzi, finito in una bolla di sapone il piano che doveva essere portato avanti con una ricerca di mercato favorita anche dalla Fondazione Cassa di Risparmio, naufragate tutte le ipotesi di utilizzare l’area Campo di Marte come cittadella della sicurezza (portandovi Questura, vigili urbani e magari anche Prefettura e Comando dei Carabinieri), snobbata la proposta di ripensare la zona come cittadella degli uffici pubblici lasciati uscire dal centro storico e ora disseminati ai quattro venti, da opportunità il complesso dell’ex ospedale è diventato un grande problema. Se non altro per i costi di manutenzione e controllo che comunque comporta, se non si vuole che cada a pezzi o diventi un rifugio di derelitti e sbandati.
La presa d’atto della situazione resta però fine a se stessa e improduttiva, anzi fonte di insopportabile spreco e testimonianza di una inefficienza non più tollerabile, se Regione e Comune non pongono davvero mano a un progetto di riuso concretamente realizzabile.
Una strategia che non può essere fondata solo sui vincoli di bilancio e sulla necessità di recuperare fondi: deve essere ispirata in primo luogo e soprattutto dalle drammatiche esigenze del territorio in chiave di assistenza sanitaria. E’ innegabile infatti la necessità di strutture per la riabilitazione, per le cure dei post operati che vengono dimessi in quattro e quattr’otto dal S. Luca per liberare letti, nonché per le terapie dei malati oncologici (terminali e non), per i quali ci sono spazi e protocolli umilianti al San Luca e soltanto i pochi posti dell’hospice San Cataldo a Maggiano. E altrettanto urgenti sono centri per i malati di Alzheimer, le altre malattie croniche e invalidanti e le patologie della mente, l’assistenza dei quali ricade drammaticamente sulle famiglie. Volendo, si potrebbe infine pensare a case famiglia dignitose per gli anziani, magari con la compartecipazione del privato, e alla sistemazione di un servizio di guardia medica potenziato (e in piena sicurezza per gli operatori), utile anche per evitare il ricorso improprio al pronto soccorso.
Utopia pensare che possa essere proprio il complesso del Campo di Marte ad ospitare tutti questi servizi, realizzando davvero quella moderna cittadella della salute di cui i vertici della sanità e i politici si sono riempiti la bocca per anni? Insomma: è possibile immaginare un’assistenza sanitaria che tolga dal dramma cittadini e famiglia e sia a disposizione di tutti, non solo per i ricchi che possono non badare a spese? Ha voglia la Regione di non limitarsi ai calcoli di bilanci e a verificare se ci sono alternative alla logica di mercato, almeno nel campo della salute pubblica?