Ambiente: mandiamo a Trump le palme di Livorno

In questi giorni hanno ripreso ad abbattere alcune palme del lungomare di Livorno. Sono infestate dal punteruolo rosso, un piccolo insetto che, una volta che attacca la palma, ne distrugge irreparabilmente il sistema linfatico. Uccisa una palma, il coleottero killer passa a quella vicina. Non è originario della Toscana e neppure dell’Europa ma è giunto a noi dall’Africa.  Chi fosse interessato alla sua migrazione può leggere wikipedia .

Insomma, il punteruolo rosso non avrebbe dovuto essere qui ma ce l’abbiamo portato noi.

La cosa singolare è che neppure i palmizi labronici avrebbero dovuto stare nei dintorni della Terrazza Mascagni. Decisero di mettere quelle piante diciassette anni fa ( era sindaco Lamberti, predecessore del Cosimi) e le piantarono circa un anno dopo scegliendo esemplari già adulti. Ci fu anche una discussione sulla congruità della scelta arborea, tra i sostenitori di un lungomare in stile viareggino e quelli – più dannunziani e tradizionalisti – favorevoli al mantenimento delle tamerici. Sul caso dette sfoggio di profonda cultura botanica anche l’allora direttore del Tirreno, Luigi Bianchi, con un lungo e documentato intervento.

Resta il fatto che anche le palme – come il punteruolo rosso – oggi non avrebbero dovuto trovarsi lì.

Questa vicenda è un piccolo e marginale caso di conflitto ambientale scatenato dall’uomo.  Una “spia” che dovrebbe ricordarci come sia necessario avere sempre lo sguardo lungo ed esercitare una grande cautela quando su interviene su fatti ambientali, quando cioè le nostre scelte mutano equilibri secolari dei quali non siamo mai in grado di comprendere appieno il significato. Un po’ come ha fatto anche a Livorno un gruppo di artisti che, con gesto dadaista, ha scelto di lanciare “bombe di semi” in alcune zone degradate della città. (Leggi l’articolo sulle bombe di semi)