Meglio votare pensando al dopo 4 marzo

Da qualche anno non credo ai sondaggi e ancor meno mi convincono quelli che leggo in questi giorni. Non riesco quindi a immaginare come saranno i risultati delle elezioni, quali percentuali avranno coalizioni e partiti né prevedo la composizione dei gruppi parlamentari che il “rosatellum” rende una cabala per gli stessi esperti che hanno elaborato la legge.

 
Di una cosa, però, mi convinco ogni ora di più ed è che sia importante andare a votare. L’astensione farebbe male al Paese. Gli effetti traumatici del non-voto non solo creerebbero un vulnus profondo alla democrazia – oggi ben più grave che nel passato per la fragilità del sistema – ma aumenterebbe una perniciosa instabilità sociale ed economica. Provo a spiegare il mio punto di vista.
 
Il 5 marzo ci troveremo di fronte a uno scenario inedito nella storia della repubblica.  Qualsiasi sia il risultato il sistema dei partiti ne uscirà profondamente cambiato rispetto a come lo abbiamo visto nella passata stagione. E’ inevitabile quando la proposta politica si rivela irrealizzabile.
 
Nasceranno nuove “Cose”. 
Impossibile , oggi, prevedere come saranno ma sicuramente avranno strutture radicalmente diverse da quelle che conosciamo. Provate a immaginare: i Cinque Stelle, i Democratici renziani e non , i nuovi berluscones, lo stesso Salvini così come i gruppi del neo-fascismo o la sinistra di LeU,  ma anche i movimenti antagonisti,  i No-Tav e No-Tap. Nessuna di queste formazioni sarà risparmiata dal nuovo scenario: ne subirà le tensioni, reagirà, qualcuna imploderà, altre scissioni e frantumazioni si verificheranno. 
 
Tutto questo mentre la realtà geopolitica dell’Europa fa i conti con la nuova corsa alle materie prime in Africa e Medio Oriente, la prova di forza Trump-Putin, l’affermazione di un paese profondamente autoritario e antidemocratico quale la Turchia. 
 
Chi ha vissuto i movimenti del ’77 ricorderà Bologna in quei mesi. Iniziarono gli indiani metropolitani con “Zangherì-Zangherà-cova-tutta-la-città”,   poi vennero i passamontagna e le P38.  Ieri ho visto in Tv le immagini della manifestazione antifascista contro il comizio di Casa Pound: migliaia di persone pronte a scontrarsi con la polizia. Calci e manganellate, petardi e lacrimogini; un tasso di violenza basso rispetto ai cortei degli sprangatori di una volta. Ho visto il presidio degli antifascisti “istituzionali” davanti al municipio bolognese: poche centinaia di persone, c’erano Bersani, qualche esponente Pd, il sindaco. Pacifici ma pochi e, soprattutto,  isolati. Se il passato ha insegnato qualcosa sarebbe bene non affrontare i movimenti antagonisti come un problema di ordine pubblico. Mi riferisco a Minniti ormai ministro passepartout  da sinistra a destra. 
 
La settimana precedente la telecronaca delle fratture sociali veniva trasmessa da Macerata. 
Raccontano che nelle pause delle battaglie, i soldati passino ore a guardare you porn, siano essi marines o mujahidin. L’odore della morte che avvolge la guerra ammorba anche i ricordi dell’amore in quei giovani in armi. Credo che questa campagna elettorale sia stata il you porn della progettualità, della politica intesa come senso della collettività e di un destino comune. 
 
Eppure, nonostante tutto ciò, bisognerà andare a votare perché questa volta è più importante della volta precedente.  Lo è perché le conseguenze delle urne scuoteranno istituzioni, strutture finanziarie e industriali.  I nostri territori non sono esclusi. 
 
A Livorno si è tolto la vita Mirko Carovano. Aveva 43 anni ed era un ex: ex operaio della ex Delphi, ex dipendente della ex De Tomaso, ex emigrato in cerca di fortuna, ex consigliere comunale, ex Ds, ex sindacalista Fiom. Il giorno prima era andato a manifestare contro i fascisti e i razzisti a Macerata, poi è tornato a casa e s’è impiccato. Non aveva più ruolo e la forza di combattere era svanita nel lato oscuro che alberga in ognuno di noi. Leggere della sua storia mi fa interrogare su cosa facciano gli altri quattrocento ex operai della Delphi. Forse hanno trovato nuovi lavori, una pensione o, semplicemente, non hanno smarrito la voglia di tirare avanti. 
Come pensate che guardino alla politica quelle persone? E gli ex della Lucchini, della Magna, della Trw? 
Nei primi mesi dell’anno le vendite dei supermercati Unicoop Tirreno stanno andando molto bene eppure , dopo la crisi (che ancora non è finita) e le ristrutturazioni, il clima è cambiato. Non suona più veritiero lo slogan “La Coop sei tu”. 
Passato il 4 marzo qualcuno pensa che la giunta Nogarin possa continuare a operare come nulla fosse? O che la sanità livornese – già malconcia – non abbia conseguenze per quanto avverrà nella giunta di Enrico Rossi?
 
Mi sia consentita una notazione corporativa. Mi riferisco ai giornalisti e ai comunicatori. Oltre il 90% della stampa italiana da mesi è schierata in contrapposizione al Movimento 5 Stelle. Decine tra quotidiani, telegiornali, siti web e strateghi della comunicazione sono impegnati a tempo pieno su questo fronte. Si dirà: è la libertà di stampa. Benissimo. Ma se – dio non voglia – il 5 marzo i grillini prendessero la percentuale di consensi che i sondaggi attribuiscono loro, bisognerà che giornalisti e comunicatori si pongano qualche domanda sulla loro capacità di essere in sintonia con l’opinione pubblica e sulla credibilità e autorevolezza del proprio mestiere. Credete che il mercato pubblicitario non valuterà questo aspetto? Nessuno vuol reclamizzare i propri prodotti su un mezzo senza autorevolezza.
 
Non resta dunque che andare a votare, consci che potremo scegliere candidati scelti da altri. Ma questa è la minestra che dobbiamo trangugiare. Perché, seppure in piccola parte, potremo comunque indirizzare la politica verso il meno peggio, il meno pericoloso, il meno distante dalle nostre speranze.