Morti di gelo. Ripensare al welfare

Feriscono il cuore  gli otto morti per il gelo. Una morte tremenda, ingiusta, fuori da qualsiasi norma di civiltà. E tuttavia bisogna evitare i soliti commenti retorici e buonisti, che si consumano nel giro di ventiquattro ore. Veniamo al dunque: che fare?

Il comune di Firenze, dove è morto un clochard, lì nel perimetro sacro e turistico della città, ha lanciato l’appello: segnalateci se vedete qualcuno dormire al freddo.

Io l’ho fatto, un anno fa. Per diverse sere, e l’ho segnalato su fb. Devo dare atto al Comune di avermi dato una risposta. In sintesi: noi abbiamo cercato di convincere la persona da lei segnalata, ma non vuole venire nelle nostre strutture.

Succede che a quelli a cui offri un letto, lo rifiutino. E allora? Cavoli loro? No, bisogna che il welfare faccia un salto in avanti e stabilire per le marginalità processi ad hoc. Non basta dire ad uno: vieni a dormire nel centro comunale. Occorre capire il suo disagio, lavorarci sopra, costruire un percorso.

Non è facile. La cosa più facile è creare delle strutture alla meno peggio e chi viene a dormirci bene, per gli altri pace, al massimo una tazza di caffè o di cioccolato. Ha ragione il presidente della Regione Enrico Rossi: “”Per combattere la povertà e prevenire il fenomeno dei senza tetto – dice ancora il presidente – non sono sufficienti “misure di sollievo”, palliativi; c’è bisogno di un intervento universale di lotta alla povertà il cui costo è di sette miliardi di euro”.

Direi di più: sì, ok ai soldi, ma occorre anche un nuovo welfare. Un ripensamento profondo di quello in vigore. All’insegna: mai più morti di gelo

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