Multe: il bancomat dei Comuni

Noi automobilisti si sa siamo indisciplinati. Ma in Italia si è passato il segno e si usano le multe come se fosse un bancomat, per prelevare soldi ai cittadini e integrare la casse comunali. Questa non è un’opinione ma un fatto e i numeri sono numeri. Firenze è al secondo posto in Italia, dopo Milano, per la quantità di multe emesse: ogni fiorentino patentato nel 2015 ha versato nelle casse comunali 145 euro. Milano guida la classifica con 170 euro a testa. In Toscana dopo Firenze c’è Pisa con 112 euro procapite. Poi Pistoia con 94 euro seguita da Lucca con 65. Ultima Massa Carrara con un modesto prelievo di soli 18 euro. Come si vede non tutti i toscani sono “indisciplinati” come i fiorentini. Fatto sta che in Italia, nel corso degli ultimi 3 anni, le contravvenzioni sono aumentate del 956% – dico 956%! – mentre in Francia solo del 37, in Inghilterra del 17 e in Germania del 10%.

Delle due l’una: o in Italia, ad eccezione di Massa Carrara, siamo tutti pirati della strada oppure tartassare gli automobilisti è diventato un modo per recuperare parte dei finanziamenti tagliati ai Comuni dal governo. Come si dice, di necessità virtù: visto che da Roma arrivano sempre meno soldi tanto vale trovarli sul posto, a chilometro zero. E infatti nel 2015 le entrate da multe cono cresciute mediamente del 20% e, visto che il sistema rende, per il 2016 si prevede un ulteriore crescita del 30%.  Tradotto: a Firenze l’aumento delle entrate da multe sarà di 3,5 milioni, per un totale di 52,5 milioni. Ben oltre 4 milioni al mese.

Sul rispetto del codice della strada “tolleranza zero” dice il sindaco del capoluogo regionale. Bene. Non saremo certo noi a difendere i trasgressori del codice. Ci mancherebbe altro. Ma attenzione: ci sono i trasgressori e questi vanno multati, ma ci sono anche le furbate, il cui intento è palesemente quello di fare cassa, e questo non va affatto bene.

Viene da pensare al lavoro straordinario che dovranno fare i vigili. Tranquilli, ad aiutarli ci sono gli autovelox che funzionano h24, non si distraggono mai, non hanno bisogni fisiologici e non prendono neppure il caffè al bar più vicino. Ma ahimè questi marchingegni non sempre sono istallati nei luoghi più sensibili, più vulnerabili o in presenza di maggiori rischi. L’impressione è che si scelgano le postazioni in funzione del rendimento, giocando sull’effetto sorpresa, che non su quello della sicurezza. Un solo esempio: periferia di Firenze, ponte all’Indiano, careggiata a due corsie, lì c’è il limite a 60 km/h e un autovelox che controlla; mentre sul viale 11 Agosto, un vialone dritto e a ben tre corsie e senza interferenze, lì il limite è – guarda caso – di 50 km/h. Nessuno se lo aspetta. E infatti l’autovelox è indaffaratissimo. Ora, multare chi parcheggia in doppia fila bloccando il traffico o che parcheggia sui binari della tramvia o in divieto di sosta, o sul marciapiede, oppure che passa con il rosso o non dà la precedenza, è più che giusto. Ma multare chi viaggia a 60 all’ora sul viale 11 Agosto è e resta un imbroglio, non serve ad educare al rispetto del codice, fa solo infuriare nei confronti di un’amministrazione che, per far quadrare i conti, ti vuole fregare a tutti i costi. Con la scusa del codice della strada.