No al fascismo e il vestito di Lina

Nel piccolo museo della pace di Sant’Anna di Stazzema c’è un angolo che ricorda Auschwitz. È quello dell’album dei giovani martiri: Anna, 20 giorni, Roberto 5 anni, Marisa 12 anni. E l’elenco è lungo. Troppo lungo. Poi le foto di donne con pance piene di vite mai sbocciate.

E, infine, una teca di oggetti rinvenuti nell’inferno della strage del 12 agosto del 1944 in cui i tedeschi uccisero 560 civili, uomini, donne, bambini: un bambolotto con un labbro rosso di sangue, un biglietto da 100 lire, molti anelli, una piccola sveglia e il vestito della festa della giovane Lina, che lo nascose perché non venisse bruciato. Ci teneva a quel suo vestito pagato con tanti sacrifici. I nazisti non ebbero pietà. La uccisero. Lina il suo vestito della festa non l’ha mai potuto indossare, ma è riuscita a sottrarlo alle fiamme. E ora quel vestito color azzurro ci parla di Lina, dei suoi sogni di giovane donna..