No al mattatoio dei cinghiali

Partirò da un’esperienza personale. Anzi due,per l’esattezza. Prima, viale di Bolgheri, un amico viaggia in moto di notte quando all’improvviso gli sbuca contro un cinghiale e l’amico viene travolto e si salva per un pelo (altri non si sono salvati). Seconda: l’estate scorsa, una sera di luglio, ceno da un amico, all’aperto, in una casa di campagna, quando tra il primo e il secondo arriva vicino alla nostra tavola un branco di piccoli cinghiali in cerca di un posto a tavola…

Questo per dire che non c’è bisogno della Regione Toscana per capire che c’è un grave problema di cinghiali che provocano incidenti e devastano le campagne. Ma da qui a promuovere un mattatoio, come prevede la legge Remaschi, il passo è lungo. E poi vedere teste di cinghiali mozzate sul guard rail di una via lucchese indigna. Il rispetto per gli animali deve essere assoluto.

La vita dei viventi è sacra.

Trovi la Regione soluzioni tecniche che non siano un mattatoio pubblico. Mi convincono molto le proposte del comitato sorto contro la strage dei cinghiali. Le riporto qui di seguito: “I promotori della campagna chiedono che la discussione sia impostata su basi nuove, privilegiando le opzioni non cruente, che sono anche le uniche in grado di assicurare risultati permanenti in
termini di controllo delle popolazioni e protezioni delle colture e delle strade. La campagna chiede quindi: 1) censimento indipendente degli ungulati; 2) verifica di un’eventuale sovrappopolazione
zona per zona; 3) interventi diretti di protezione delle colture(barriere fisiche e olfattive e altre misure simili), con risarcimenti effettivi per i danni comunque riportati; 4) interventi diretti
per prevenire incidenti stradali (passaggi protetti, protezioni, avvisi specifici); 5) se necessario, utilizzo delle più moderne tecniche di immunocontraccezione per ridurre il tasso di riproduzione
degli ungulati”.

Non vanno bene? Se ne trovi altre. Ma, con Dacia Maraini, dico no al mattatoio e alle teste mozzate.