Nuovi scenari per Lucca dopo lo tsunami elettorale

Può mutare anche a Lucca lo scenario politico che si credeva consolidato lo tsunami dell’esito del voto per le amministrative. Per tutte i partiti e le liste civiche, non solo per il Pd, il monito è evidente: gli elettori premiano la coesione, i programmi chiari e le candidature autorevoli e radicate. Non c’è più niente di scontato, gente che ha votato per 40 anni per lo stesso simbolo è pronta a cambiare, se l’offerta non la convince più o ne trova una migliore. E soprattutto è impensabile riportare alle urne chi le diserta da tempo, se non si presenta una proposta davvero forte e credibile.

Fino a ieri, si pensava che la battaglia per il nuovo sindaco di Lucca fosse destinata a risolversi nell’ambito del Pd e nello scontro latente, ma effettivo, tra la ricandidatura del sindaco uscente, Alessandro Tambellini, e quella dell’ex presidente della Provincia, oggi consigliere regionale, Stefano Baccelli. Alla luce dell’esito del voto c’è però da chiedersi se non fossero sottovalutate le possibilità degli altri due poli, centrodestra e M5S.

I risultati in tanti capoluoghi, in apparenza contraddittori, dicono in realtà che ormai poco contano le pulsioni che nella cabina elettorale arrivano dalla condivisione di quello che resta delle ideologie: chi vota, soprattutto alle amministrative, sceglie la persona, il programma (che deve essere snello e facilmente comprensibile) e l’aggregazione. E tende a punire chi ha governato la città, anche se ha fatto bene, che appartenga alla sinistra o alla destra.

Ci sono certo eccezioni, ma non può essere un caso che molte ricandidature di sindaci si siano rivelate un flop, a partire da quella di Fassino a Torino. Peraltro è altrettanto vero che al Pd non è bastato, in molte città, presentare candidature nuove rispetto ai sindaci uscenti per battere la volontà dell’elettorato di punire comunque le forze di governo.

Guardando la situazione di Lucca, utili indicazioni al Pd possono venire dai risultati nei Comuni, come Altopascio, dove sono state premiate candidature azzeccate da opporre ad esponenti che venivano da lunghi periodi di governo. La gente, che avverte la crisi e l’incapacità della politica e delle amministrazioni di risolvere i problemi veri, vuol cambiare. E se trova alternative credibili, le premia.

In vista delle elezioni per il rinnovo del Comune, nella primavera del 2017, il Pd dovrà stare attento a non limitarsi alle schermaglie e agli sgambetti interni. Fin da ora dovrà studiare un percorso per scegliere bene progetto, candidatura e anche alleanze con forze della sinistra e ambientaliste che rispetto al 2012 hanno lasciato o sono state messe fuori dalla maggioranza in consiglio comunale.

E soprattutto non dovrà sottovalutare il centrodestra e il M5S. I moderati, tendenzialmente area di maggioranza a Lucca, potrebbero riuscire a riaggregarsi e, trovando una candidatura carismatica e un programma adatto alle esigenze dei cittadini, evitare il disastro di Roma e ottenere il risultato di Trieste e di altri capoluoghi strappati al centrosinistra. I pentastellati potrebbero cominciare a dedicarsi alla individuazione di un progetto per la città, non limitandosi più a pur utili battaglie per la trasparenza su singoli episodi. E al tempo stesso potrebbero valutare l’opportunità di puntare su una candidatura forte e di spessore. Dove lo hanno fatto, sono stati premiati dagli elettori. Dove hanno pasticciato (Milano e altre città) si sono fermati al 10% o poco più.

In ogni caso, la partita è più aperta di quanto si potesse pensare. Non è detto che per vincerla basti sapere chi, nelle scelte di candidato e programma, si è affermato tra renziani e tambelliniani.