Origins Bridge, il ponte tra i segreti del passato e gli studi del futuro

Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? L’enigma mai risolto che Gauguin aveva condensato in un’ opera quasi mistica diventa ora motivo della costruzione di un nuovo ponte sull’Arno. Lo chiameranno Origins Bridge – il Ponte delle Origini, appunto – proprio perchè lì si andranno a cercare quei segreti sulla materia e sulla nascita del cosmo di cui tutti noi siamo figli. Una struttura di 4500 metri quadrati che unirà il quartiere popolare de La Cella e Le Piagge, grande viale a verde lungo le sponde del fiume, alla periferia est di Pisa, area dove già è nato un parco urbano che contiene una biblioteca e spazi espositivi.

Il protocollo d’intesa è stato appena firmato e vede alleato il Comune con  l’intera eccellenza pisana – Scuola Normale, Scuola Sant’ Anna, Cnr, Università -. Tutti insieme appassionatamente per realizzare un’infrastruttura singolare (totalmente finanziata da fondi privati) che non dovrà servire solo a collegare le due rive dell’Arno attraverso un passaggio pedonale, ma anche ad ospitare laboratori di ricerca avanzata dove funzioneranno strumenti d’avanguardia. Tradizione e avvenirismo, scienziati e gente comune che si fondono nella quotidianità della vita cittadina. L’idea trova i suoi precedenti più vicini solo nei campus universitari anglosassoni e americani, ma questa volta si va più in là e si vuole coinvolgere l’intera popolazione, dal bottegaio al professionista, dalla massaia all’operaio. Come dire che la scienza non è solo o non è più per gli ‘eletti’, ma si può divulgare, può diventare parte della nostra esistenza giornaliera. E quelle domande che Gauguin ha posto nel suo quadro e che da sempre affligono l’umanità, possono diventare oggetto di conoscenza e di discussione con gli stessi ‘addetti ai lavori’.  Domande che restano un mistero, ma che oggi si sono trasformate dopo oltre cento  anni di indagini scientifiche. Cosa è successo dopo il Big Bang? Cos’è quella ‘materia oscura che occupa il 25 per cento del nostro Universo ma che noi non riusciamo a vedere? E perché l’antimateria è scomparsa al momento del Big Bang? Quante sono le dimensioni dell’Universo? Prima erano tre, ma recentemente ne abbiamo aggiunta una quarta. Ce ne sono ancora? E poi: cosa succede dentro un ‘buco nero’? Ci sono segnali di vita nelle altre galassie? E fino a quando le risorse terrestri saranno sufficienti a mantenerci?

Al primo piano dell’Origins Bridge si andranno a cercare le risposte a questi e molti altri interrogativi. Al piano terra si potrà invece ‘ficcare il naso’ nelle ultime scoperte grazie a tecnologie digitali e a realtà virtuali sempre più strabilianti e paradossalmente vere attraverso le quali provare a uscire dai confini del quotidiano per avventurarci negli abissi del cosmo, tornare indietro di migliaia di anni luce e avvicinarsi al Big Bang. Non solo. Il progetto prevede anche una libreria, oltre a ristoranti e caffé dove poter sostare, mescolandosi agli scienziati, ai ricercatori e agli studenti. Insomma, un polo di ricerca futuristico, che possa persino incuriosire i turisti,  quasi in concorrenza  con la famosa piazza dei Miracoli. Un miracolo moderno, per intendersi, anche perché riuscirebbe a mettere insieme tutte le eccellenze della città di Galileo, fatto che forse non ha precedenti.

 

C’è voluta la tenacia di un docente della Scuola Normale Superiore per mettere in piedi il progetto e farlo camminare. Andrea Ferrara viene da Udine ed è uno dei fisici teorici più stimati a livello internazionale. Alla Scuola Normale è ordinario di Cosmologia  ma ha anche un insegnamento all’ università di  Tokio – Istituto di Fisica e Matematica -.  E’ lui il ‘padre’ di Origins Bridge. Non solo perché ha avuto l’idea, ma anche perché ha fortemente voluto la sua realizzazione ed è riuscito a mettere in piedi la complicata macchina burocratica e organizzativa che ha portato all’intesa con gli altri centri di ricerca e con gli enti locali. A loro – tutti insieme – il compito di scegliere l’operatore economico per costruire il ponte da oggi al 2020, senza che la cittadinanza debba spendere un euro.  E se chiedete al professor Ferrara quale è stata la ‘filosofia’ che lo ha sorretto nella sua battaglia, lui risponde così: «Un ponte unisce le sponde e crea quella terra di mezzo in cui tutti possono interagire. Vogliamo che questa struttura sia un’opportunità per tutti i cittadini e che illumini la ricerca come un faro, attirando a Pisa talenti da tutto il mondo. E’ un’occasione, non una minaccia, un’idea che tutti ci invidieranno e che speriamo possa portare anche altre idee e altri investimenti».

Dunque, un simbolo per ripercorrere nella nostra epoca quello che successe nel Medioevo con la Torre. Non a caso i due punti di riferimento storici di Origins Bridge nei sentimenti del suo creatore sono il Ponte Vecchio e il Ponte di Rialto, anche se materiali e forme saranno totalmente d’avanguardia. «Vogliamo che sia un esempio del bello italiano, in continuità con la nostra tradizione», dice il professor Ferrara. «In questo modo si creerà anche un altro polo di interesse turistico in città».  I pisani, secondo l’antica usanza di contestare tutto ciò che è nuovo, non hanno applaudito in massa al ‘disegno’ della struttura, così come è stato divulgato, e c’è chi, sulla rete locale dei  social,  ha criticato quella forma avveniristica da avanguardia artistica. 

L’idea del ponte dedicato alla scienza, però, piace eccome  e accende  la fantasia. Tanto che a La Cella – uno dei quartieri a cui Origins Bridge si  collegherà – è stata fondata una squadra di calcio con questo nome: Ponte delle Origini. Sta facendo il campionato di terza categoria ed è prima in classifica: buon segno