Ospedale San Luca, al privato i conti non tornano

Non “rende” il San Luca – il nuovo ospedale pubblico di Lucca, non una clinica privata – e la società che ha in gestione i servizi non sanitari valuta cosa fare, perché i conti non tornano. Business is business, ma essendo in un campo così delicato per la convivenza civile e lo stato sociale, è difficile criticare chi continua a stupirsi che le cose vadano in questo modo. Anche in una regione “rossa” come la Toscana, che aspirerebbe a fare da modello per le altre e da ente pilota per le politiche della sinistra.
  Come svela la bella intervista fatta su Il Tirreno da Gianni Parrini a Luca Pecchio, amministratore delegato della Gesat, la società consortile che ha la concessione, per venti anni, su servizi come i parcheggi, i negozi e altre opportunità offerte dalle quattro nuove strutture in Toscana (con Lucca, anche Prato, Pistoia e Massa), per il privato il San Luca non è redditizio.
 I motivi indicati da Pecchio sono chiari: 330 posti letto autorizzati dalla Regione al posto dei previsti 410;utenti e visititori che preferiscono rischiare la multa lasciando le auto in sosta vietata, piuttosto che subire il salasso del parcheggio a pagamento; la metà dei fondi commerciali sfitti perché gli imprenditori lucchesi non ritengono conveniente aprire o spostare lì le proprie attività.
 Insomma, non c’è la “clientela” sufficiente. Come se non bastasse l’Asl ha lasciato al vecchio Campo di Marte alcuni servizi che attirano gente (come il centro prelievi) e, per di più, il Comune “addirittura” realizza aree per la sosta gratuita nei pressi del nuovo ospedale, per venire incontro ai disagi.
 I malati non sembrano poi aver preso confidenza e fiducia nella nuova struttura, dal momento che non “assicurano” quel 75% di occupazione media indicato dalla Gesat come limite minimo perché tornino i conti del gestore privato.
 Un dato che dovrebbe far riflettere: non sarà che il crtiticato  funzionamento (non per colpa del personale medico e paramedico, insufficiente  e sottoposto a turni massacranti) del pronto soccorso porti chi può a chiedere assistenza altrove? Ormai è radicata la convinzione che al pronto soccorso del San Luca si debbano aspettare ore, in spazi angusti e senza areazione esterna, anche per la più banale delle distorsioni: è logico che, se non  deve ricorrere al 118, il paziente si faccia accompagnare a Cisanello di Pisa, a Viareggio o a Pescia.
 Non contribuiscono poi a migliorare la percezione della qualità dell’assistenza al San Luca le continue esternazioni dell’Ordine dei Medici, che chiede a gran voce il ritorno all’organizzazione per reparti e critica tanti altri punti dell’assistenza. Ed ai medici si uniscono i sindacati del personale, che contestano non solo le carenze nella gestione del pronto soccorso (organico insufficiente, locali inadeguati, promiscuità per i malati e altro), ma anche altre disfunzioni nell’organizzazione generale.
 Sta di fatto che il San Luca stenta a decollare, nonostante l’impegno di chi ci lavora. Il privato che gestisce i servizi non sanitari è preoccupato per le conseguenze sul piano economico, ma sul piano dell’assistenza – il più importante, ci pare – non sarebbe male che la Conferenza dei sindaci desse segnale di esistere. Non per avallare sempe e comunque ogni scelta della Regione, piuttosto per porre con forza la questione della soluzione di problemi strettamente sanitari, che interessano non solo una ristretta cerchia di investitori, ma l’intera collettività della Lucchesia.
 Anche in un mondo dominato dalle logiche del business dovrebbe esserci spazio e attenzione  per le esegienze della salute pubblica.

You may also like...