L’addio di Paolo Bettini e Paolo Ruffini al paese sempre in cerca di personaggi famosi

Anche l’epoca dei personaggi famosi, che mettevano le loro competenze a disposizione di Cecina e del suo sindaco, è tramontata. Il campione di ciclismo Paolo Bettini ha resistito in giunta una manciata di mesi, tanti quanti sono bastati per fargli capire che aria tirava. Anche l’altro Paolo gloria labronica, il Paolo Ruffini passato da “Il Nido del Cuculo” a “Ecceziunale veramente” fino a prestarsi al De Filippo di Cecina come direttore artistico di cinque spettacoli (due suoi) per la modica cifra di circa 60.000 euro, è dato per partente. Nessuna nota ufficiale, ma il forfait di Ruffini è dato per certo. Raccontano che sia stato un addio consensuale, consumato per telefono: lui avrebbe voluto svolgere un ruolo, quello di direttore generale del teatro, che per dimensioni Cecina non può permettersi. Per cui arrivederci e grazie, visto anche l’anatema del ministro Valeria Fedeli dopo una manifestazione contro il cyber-bullismo a scuola, durante la quale il comico livornese infarcì il suo intervento di frasi volgari. Il ministro disse di essersi tappata le orecchie. La cosa deve aver fatto sobbalzare il sindaco Lippi, che invece ha aperto le orecchie, proteso com’è a conquistare il diritto alla ricandidatura nonostante i dubbi dei vertici regionali e provinciali del suo partito.

Da solo al timone del vapore. Al crepuscolo dei personaggi famosi, voluti dal sindaco affinché il suo mandato lasciasse una scia dal sapore epico, fa da contraltare l’affermazione del carattere strapaesano dell’attuale giunta, eretta attorno al concetto dell’uomo solo al comando. D’altronde è così. Molti dei tanti del Partito democratico che sostennero Samuele Lippi alle primarie, alle elezioni e al ballottaggio, mostrando una determinazione e una ferocia degne di miglior causa, si sono volatilizzati subito dopo la sua elezione. Hanno preso a criticarne gli atteggiamenti e le politiche, ma di fatto gli hanno concesso l’esclusiva del timone, il possesso del vapore. Quanti hanno resistito, si dividono in due macro-aree. Da una parte ci sono i sostenitori acritici, tanto acritici da formare un club esclusivo sospinto verso derive settarie. Dall’altra si addensano i silenti osservatori di una rotta mai precisa e sempre zigzagante, tesa all’acquisizione di un consenso privo di sostrato ideale e politico. Consenso finalizzato al consenso, insomma, secondo i canoni di un nichilismo privo di prospettive, eccezion fatta per la riconferma alle prossime amministrative.

Nessun problema risolto. I grandi problemi che affliggono il territorio sono tutti lì, irrisolti: il futuro dell’ospedale è sempre più incerto e i servizi sanitari non funzionano; il porto è fermo a metà e l’amministrazione comunale non trova il bandolo per districare la matassa; lo zuccherificio cade a pezzi e prima o poi crollerà del tutto; intere zone della città sono svuotate dai negozi mentre prima pulsavano di attività; l’erosione avanza implacabile; la cultura è una bestemmia; gli uffici comunali sono ad assetto variabile al pari della giunta e costretti a continui trasferimenti; tra i dipendenti comunali serpeggia il malcontento e anche la paura: se t’incontrano fuori Cecina ti salutano, se t’incrociano in un bar cittadino fanno finta di non vederti. A ciò va aggiunto l’isolamento pressoché totale che impedisce scelte comuni in un’area strategica e una volta coesa (non è un mistero che Lippi abbia pessimi rapporti con la maggior parte dei sindaci dell’ex Bassa Val di Cecina) e una totale assenza di programmazione, nel senso che nessuno sa dove si andrà a parare nei prossimi anni. Insomma, al di là della normale amministrazione che consente di asfaltare strade, rifare tetti e realizzare rotatorie, c’è un vuoto pneumatico di idee. Cecina non è ripartita, a dispetto degli slogan elettorali coniati da Lippi per prendere le distanze dal suo predecessore Stefano Benedetti, con il quale però concordò anzitempo la candidatura ottenendo un sostegno leale.

Maggioranza a rischio. I personaggi famosi ingaggiati e persi per strada avevano la funzione di abbagliare e divertire: Paolo Bettini con le sue conoscenze nel campo del ciclismo e dello sport, doveva santificare una vocazione cecinese al turismo sportivo ancora tutta da inventare; Paolo Ruffini con le sue gag strapagate, dense di vernacolo e intercalate da frasi volgari, doveva allietare lo spirito senza elevarlo. Ora che l’uno e l’altro se ne sono andati, a Lippi non resta che risolvere i tanti problemi della città con una giunta senza pace e una maggioranza che rischia di perdere un pezzo dopo l’altro: persino il presidente del consiglio comunale, Luigi Valori, ha lasciato il Pd e lui, Lippi, di volta in volta è costretto ad accordarsi con i fuoriusciti per non cadere prima del tempo. Per il sindaco del fare, per l’uomo solo al comando, per il risolutore dei problemi incancreniti della città, per il politico sicuro della ripartenza senza fissare il punto di arrivo, sarebbe uno smacco: verrebbero a mancare i fuochi pirotecnici di fine legislatura, già ridimensionati dall’addio dei personaggi famosi. Vedremo.