Perché sto con Oliviero Toscani

PERCHE’ STO CON OLIVIERO TOSCANI

Oliviero Toscani è uno dei più grandi fotografi italiani, un maestro che ha creato uno stile e ha insegnato il proprio talento a centinaia di allievi. E’ stato artefice di grandi campagne in difesa dei deboli, dei carcerati, degli emarginati. Si è battuto contro il razzismo e contro la pena di morte anche in Paesi dove prendere certe posizioni non era (e non é) facile né “conveniente”. La qualità del suo lavoro è riconosciuta in tutto il mondo e da decenni è considerato uno dei più bravi. 

Alla radio si è lasciato andare a una frase orribile, brutale, offensiva, indegna. “Ma a chi interessa se casca un ponte”. 
Immediata la reazione del mondo web. Lo hanno massacrato, lo considerano un carnefice, un indegno rappresentante della razza umana, un vile, un servo venduto. Una valanda di sentenze senza appello, un uomo da crocifiggere, un radical chic da annichilire. 
Inutili le scuse e il pentimento manifestati da Olivero Toscani. Le sentenze sul web sono senza appello. Nel fantastico mondo dei cybergiudici la prescrizione non è mai esistita.
Poco importa chi è Olivero Toscani e la sua cinquantennale storia professionale. 
Poco importa guardare al contesto in cui la frase orribile è stata pronunciata. “Un giorno da pecora”, la trasmissione di RadioRai dove il misfatto è stato compito, è basata su domande e risposte stringenti. I suoi conduttori – fa parte del format – interrompono spesso l’intervistato sottoponendolo a un fuoco di fila di osservazioni, elencando argomenti che spezzano il filo del ragionamento dell’ospite costringendolo a “duellare” con i due abili e capaci conduttori, Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Questo accade con tutti, è proprio nello stile del programma e ne ha fatto la sua fortuna.  
Olivero Toscani non ha un carattere facile – anche questo è notorio – ed è uso dare risposte anche molto irate a chi lo contraddice. Ecco, mentre Toscani voleva spiegare com’era nata la foto-ricordo con le sardine e il Benetton , il conduttore della radio gli ricordava del ponte Morandi. In quello specifico momento d’ira è stata pronunciata la frase maledetta “ma a chi importa se crolla…”.
Neppure un secondo, sono dieci parole che, nel tribunale di Twitter&C, cancellano milioni di altre parole e centinaia di migliaia di fotografie che raccontano il contrario, che testimoniano ben altra sensibilità. Un errore. La morte civile. 


So di attirarmi l’ira di molti, ma io non ci sto. Preferisco stare con quel talentuoso e geniale di Toscani, che sbaglia e chiede – inutilmente – perdono. Perché questo andazzo delle gogne mediatiche così violente e inappellabili è un pericolo per tutti.