Piombino non merita si giochi allo sfascio

Da quando il disastro dell’ex Lucchini sembra aver trovato un progetto che potrebbe evitare il collasso sociale di Piombino, della Val di Cornia e di vaste aree limitrofe, si è formato un movimento di opinione che ha fatto del pessimismo e dell’insistente sottolineatura delle possibilità di fallimento, la propria bandiera.

Giusto evidenziare le criticità dell’operazione che vede in sintonia Cevital, Porto, Regione e Governo. Ed è indispensabile avere sempre ben chiari i trabocchetti che si palesano dietro l’angolo. Conoscere è il primo passo per fare le cose. Ben vengano, dunque ,tutte le informazioni sui vari aspetti della “più grande riconversione industriale che si sta realizzando in Europa”, come non smette di ricordare il commissario Nardi. Tuttavia molte di queste analisi hanno un “baco”.
Gran parte dei soggetti che alimentano la formazione critica – ripeto, in alcuni casi utilissima – in realtà nascondano un dissenso, radicato negli anni, verso chi siede ai posti di responsabilità, cioè quella parte del Pd oggi rappresentatata da Silvia Velo, Gianni Anselmi, Luciano Guerrieri, Massimo Giuliani e giù giù, fino al sempreverde segretario Fabiani che, come si vede,  è una compagine assai eterogenea.  Le battaglie politiche sono il sale della democrazia e quindi siano benvenute, anche quando il fronte avversario vede tra i comandanti chi ha sostenuto una centrale a carbone, il porticciolo di Salivoli, qualche tentativo di lottizzare Baratti e così via sprogettando. Ma non credo sia questa la cosa importante.

In realtà c’è il rischio che si saldi un fronte che spera nel fallimento almeno parziale della rinascita produttiva così da attribuirne la responsabilità ai vertici politici della zona e provocarne l’inevitabile caduta.

Personalmente mi interessano poco i destini dei vertici del Pd. Di alcuni apprezzo la capacità e l’impegno, oltretutto non vedendo crescere in Val di Cornia un ceto politico in grado di sostituirlo adeguatamente. Sono convinto che le carriere dei politici siano una questione collaterale rispetto alla partita che si sta giocando.

A chi si mostra scettico verso quella che ironicamente viene chiamata la ” Grande Riconversione” (acciaio, agroalimentare, trasporti marittimi, infrastruttura stradale, attività navali, trattamento dei rifiuti) rivolgo una domanda: avete un’idea alternativa? Conoscete un miliardario disposto a investire su attività di lungo respiro?

Per favore, non si risponda con i soliti format del turismo: un cameriere pagato a voucher guadagna meno della metà di un operaio dell’industria.

Se non ci sono proposte alternative, si abbia il coraggio di ammetterlo.

La lotta politica si può fare in tanti modi ma la logica del tanto peggio tanto meglio è inaccettabile. Lo dico a un ex sindaco ed ex assessore regionale quale Paolo Benesperi che possiede esperienza e intelletto invidiabili.