Politica, divisa tra tolemaici e copernicani

Tolemaici o copernicani? Questo interrogativo che caratterizzo’ negli anni Sessanta il dibattito post conciliare tra quanti – i conservatori – difendevano la centralità della Chiesa e quanti invece – i rinnovatori – propugnavano l’idea che essa dovesse essere al servizio dell’uomo, per certi versi può adattarsi come chiave di lettura alla  crisi dei partiti. Si discute in questi giorni delle sedi politiche: chi le vuole vendere, chi non riesce a pagare l’affitto, i militanti che vivono la situazione con senso di smarrimento e chi invece la ritiene la naturale conseguenza di una politica sempre più “liquida” e leaderistica. Temi che meritano rispetto perché riflettono la passione di chi vive la politica come scelta di vita. C’è però’ da chiedersi, come fecero mezzo secolo fa i padri conciliari, cosa sia il centro, il cuore della politica : se l’uomo, il cittadino con i suoi bisogni

o il partito con le sue sedi e liturgie . Ci è’ capitato di assistere nei giorni scorsi , nelle piazze di Anghiari, alla rappresentazione teatrale Tovaglia a quadri . Tema di quest’anno:  la sconfitta della sinistra ad Anghiari. La prima volta dal 1948. Una sconfitta che Paolo Pennacchini e Andrea Merendelli, autori della rappresentazione , riconducono all’incapacità della sinistra ad Anghiari di capire la trasformazione sociale di questi decenni, segnata in quel territorio dal passaggio dei mezzadri a coltivatori diretti. Qui, in Val Tiberina, la produzione prevalente è’ quella del tabacco . E gli ex mezzadri divenuti padroni dei loro poderi si sono rivoltati  contro la campagna anti diserbanti usati per la coltivazione del tabacco .  Il Pd non ha saputo capire questa trasformazione e ha perso. Questa la tesi dello spettacolo in cui la scissione tra la sinistra e i produttori del tabacco viene sottolineata dallo svuotamento delle sezioni del Pd.   L’incapacità  della politica di capire e governare i nuovi fenomeni sociali si riflette nella inutilità e svuotamento delle sedi di partito . Quello che dovrebbe fare la politica è’ passare da una visione tolemaica – con al centro i partiti,  le sedi – ad una visione copernicana -i bisogni dei cittadini come misura dell’agire politico -. I partiti non si arrocchino nella difesa o nella nostalgia delle sedi come simboli di potenza e di identità ma, come auspico’ Pier Paolo Pasolini , escano nelle piazze degli uomini per capire e dare risposte ai loro bisogni.

(Dall’editoriale pubblicato sul Corriere Fiorentino il 30 agosto 2016)