Posti Covid al Campo di Marte, passo avanti verso la cittadella della salute

Ci voleva l’emergenza-Covid per riportare alla logica e alla realtà dei veri bisogni e delle vere urgenze della popolazione gli amministratori regionali e locali che, finalmente, sembrano aver abbandonato l’idea-business di recuperare soldi dalla vendita e ristrutturazione dell’ex ospedale Campo di Marte, basata su criteri più di speculazione immobiliarsitica che di assistenza sanitaria. L’urgenza di recuperare posti letto per i malati Covid che il nuovo ospedale San Luca fatica a contenere ha infatti convinto la Regione a recuperare subito due piani dell’ala più moderna del vecchio Campo di Marte per mettere a disposizione entro un mese e mezzo da 120 a 150 posti letto per le persone colpite dalla pandemia. C’è il problema del personale medico e paramedico per gestire il nuovo presidio, ma il presidente Enrico Giani ha assicurato di essere pronto a nuove assunzioni se sarà necessario, come sembra. Intanto cercherà ditte pronte a lavorare 24 ore su 24 per garantire al disponibilità dei nuovi reparti Covid nei tempi più stretti possibile, fine dicembre-inizio gennaio. C’è dunque un  passo avanti concreto, favorito anche dalla presenza nella giunta regionale di un assessore lucchese, Stefano Baccelli, che nei suoi due mandati da presidente della Provincia ha avuto modo di conoscere a fondo le esigenze della città e del suo territorio.

 Dopo che per anni erano risultate vane e snobbate le richieste e le proposte di utenti, forze politiche, associazioni, Ordine dei Medici e comitati, sembrano aprirsi reali prospettive di recupero e riuso del grande complesso dell’ex ospedale Campo di Marte, in gran parte abbandonato e in attesa di destinazione dopo la realizzazione del nuovo nosocomio, il San Luca, gemello degli altri ospedali di recente costruiti a Massa, Pistoia e Prato. Che qualcosa stesse finalmente cambiando si era del resto intuito dall’incontro tra il sindaco di Lucca, Alessandro Tambellini, l’allora direttore generale della Asl Toscana Nord Ovest, Maria Teresa De Lauretis,  Regione e Comune i quali avevano una volta per tutte preso atto che non c’è alcun concreto progetto  per il recupero della struttura, e che i circa 24 milioni di euro che la Regione avrebbe voluto recuperare dalla cessione dell’immobile sono una chimera. Non solo per il crollo dei prezzi nel mercato immobiliare, ma anche per la mancanza di potenziali acquirenti che non si trovano. Nemmeno cedendo a progetti che comportano una buona dose di speculazione edilizia. Del resto prima ancora che cominciassero i lavori per il nuovo e contestato ospedale basato sul criterio dell’intensità di cura, una dozzina di anni fa, l’allora assessore regionale alla sanità, Enrico Rossi, aveva assicurato in una intervista a “Il Tirreno” che il Campo di Marte sarebbe diventato una cittadella della salute in grado di seguire l’utenza e i pazienti post-ospedalizzati, bisognosi di riabilitazione, assistenza in caso di malattie oncologiche, mentali e di altro genere.  Ma erano seguiti pochi fatti che dimostrassero l’effettiva volontà e capacità della Regione di non smantellare e anzi potenziare l’assistenza pubblica sul territorio.  E a Lucca, come altrove, le famiglie e i medici di base si trovano con grandissimi disagi a dover fare affidamento sulle loro forze e, se possono, sui loro soldi per garantire cure e assistenza ad anziani, malati mentali, oncologici e congiunti affetti da patologie gravi e spesso croniche. Qualcosa ora dovrebbe cambiare perché si parla di utilizzare un’altra parte del Campo di Marte intanto per cure intermedie e riabilitazione specialistica.  

Naufragata la proposta fatta da un gruppo di progettisti una quindicina di anni fa, ai tempi della amministrazione comunale guidata da Pietro Fazzi,  finito in una bolla di sapone il piano che doveva essere portato avanti con una ricerca di mercato favorita anche dalla Fondazione Cassa di Risparmio, rivelatesi fuffa tutte le ipotesi di utilizzare l’area Campo di Marte come cittadella della sicurezza (portandovi Questura, vigili urbani e magari anche Prefettura e Comando  dei Carabinieri), snobbata la proposta di ripensare la zona come cittadella degli uffici pubblici lasciati uscire dal centro storico e ora disseminati ai quattro venti, da opportunità il complesso dell’ex ospedale è diventato un grande problema. Se non altro  per i costi di manutenzione e controllo che comunque comporta, se non si vuole che cada a pezzi o diventi un rifugio di derelitti e sbandati.

 Ecco perché urge ancora che Regione e Comune pongano davvero mano a un progetto di riuso a fini sanitari complessivo e concretamente realizzabile. Una scelta che non può essere fondata solo sui vincoli di bilancio e sulla necessità di recuperare fondi: deve essere ispirata in primo luogo e soprattutto dalle drammatiche esigenze del territorio in chiave di assistenza.  E’ innegabile infatti la necessità di strutture per la riabilitazione, per le cure dei post operati che vengono dimessi in quattro e quattr’otto dal S. Luca per liberare letti, nonché per le terapie dei malati oncologici (terminali e non), per i quali ci sono spazi e protocolli umilianti al San Luca e soltanto i pochi posti dell’hospice San Cataldo a Maggiano. E altrettanto urgenti sono centri per i malati di Alzheimer, le altre malattie croniche e invalidanti e le patologie della mente, l’assistenza dei quali ricade drammaticamente sulle famiglie.  Volendo, si potrebbe infine pensare a case famiglia dignitose per gli anziani, magari con la compartecipazione del privato, e alla sistemazione di un servizio di guardia medica potenziato (e in piena sicurezza per gli operatori), utile anche per evitare il ricorso improprio al pronto soccorso.

 L’auspicio è che la Regione si convinca che può essere proprio il complesso del Campo di Marte ad ospitare tutti questi servizi, realizzando davvero quella moderna cittadella della salute di cui i vertici della sanità e i politici si sono riempiti la bocca per anni. I posti letto per i malati-Covid sembrano essere il primo passo di un intervento che consenta di immaginare un’assistenza sanitaria che tolga dal dramma cittadini e famiglie e sia a disposizione di tutti, non solo per i ricchi che possono non badare a spese. Vedremo.