Preoccupa lo stop nelle prenotazioni turistiche

C’ è preoccupazione, parecchia, tra gli operatori  del turismo e del commercio che attendono dalla ripresa del flusso dei visitatori l’ossigeno per non far morire tante attività a rischio, soprattutto quelle a conduzione familiare. Hanno fatto per decenni l’immagine di “Lucca città del garbo”, ma adesso sono davvero allo stremo sotto i colpi della crisi e della concorrenza delle  catene e della grande distribuzione.

Lo dimostrano la raffica di chiusure di locali pubblici e negozi a cui stiamo assistendo dall’inizio dell’anno, con una accelerazione davvero preoccupante. Lo confermano le giustificate apprensioni che si avvertono nelle attività ricettive, alle prese con un calo rilevante di prenotazioni non solo per la Pasqua, quest’anno quasi invernale, ma anche per l’estate.  E il motivo non può essere soltanto lo sciagurato allarme meningite improvvidamente diffuso dal ministero.

Pesa certamente la presunta ripresa che proprio non si fa vedere, ma comincia anche a insinuarsi il dubbio di una città d’arte che comincia a perdere appeal. Un timore dovuto alla progressiva perdita di identità di un centro storico diventato un enorme fast food a cielo aperto, dove i gruppi del turismo di massa fin dal mattino camminano tra i vapori delle friggitorie e del mangiare spesso più riscaldato che cucinato, soffermandosi poco o punto sulla gran quantità di punti vendita di intimo, bigiotterie e souvenir che hanno soppiantato i bei negozi di abbigliamento, oreficeria, pelletteria e altri generi di grande richiamo.

Questi esercizi (in tutto il centro storico su un migliaio sono rimasti appena una quindicina quelli tutelati dalla Soprintendenza, almeno per gli arredi) non possono, da tempo, più reggere le esorbitanti richieste per l’affitto e tanto meno la concorrenza delle catene, che invece pagano qualunque prezzo per accaparrarsi i fondi del salotto buono. Inevitabile che le attività delle famiglie del commercio lucchese, se resistono, siano costrette a trasferirsi nelle zone più periferiche o fuori delle Mura, dove in qualche modo tentano di reggere i costi.

Pressata dalle associazioni di categoria, l’amministrazione comunale ha deliberato una moratoria che impedisce l’apertura di altre attività della somministrazione veloce. Uno stop utile e necessario, ma non sufficiente a far recuperare al centro storico l’immagine tanto apprezzata.

Sta di fatto che rimane sotto scacco il bene primario di Lucca, indicato dall’allora ministro Paolucci: la sua identità, la sua unicità di centro diverso dagli altri, ben conservato, vivo e vivace. Un tema di cui farebbero bene a parlare forze politiche e liste civiche che, in vista delle elezioni comunali del 2017, sembrano occuparsi invece di alleanze, candidature e poltrone. Criticando spesso l’amministrazione in carica, ma senza proporre alcuna concreta alternativa.

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