Respiriamo smog, come sempre

Aria fortemente inquinata nella Piana di Lucca, dove dal 31 dicembre si hanno sforamenti dei limiti per le polveri sottili (50 microgrammi per metro cubo d’aria) arrivati alla punta di 116. E non va meglio in altri territori della Toscana come le aree del Pisano e delle province di Pisa e Firenze.

L’alta pressione e la mancanza di vento colpisce come sempre e a poco o nulla servono palliativi come i limiti alla circolazione di parte del parco mezzi, misura quasi del tutto inefficace anche per scarso senso civico e insufficienza dei controlli. Ancora più evidenti gli sforamenti per le polveri sottilissime PM 2,5, delle quali si parla poco o nulla, con una punta addirittura di 122 rilevata dalla centralina Lucca-Capannori. Da non trascurare il fatto che l’Organizzazione mondiale della sanità indicherebbe in 10 microgrammi per metro cubo la soglia di rischio, mentre l’Europa l’ha spostata a 25.

In ogni caso ci sono sforamenti per oltre il quadruplo anche con l’asticella alzata. Nelle malattie alle vie respiratorie che in questi giorni affliggono tante persone e riempiono gli ospedali, la qualità dell’aria non appare affatto un valore secondario, come confermano medici e specialisti, inascoltati. Di fronte ad una situazione che, con qualche lieve miglioramento, si ripete comunque da anni e che fa della Piana di Lucca la “maglia nera” della Toscana per lo smog,

Amministratori e politici per gli interventi che sarebbero necessari continuano a rimandare ai piani comunali e alle nuove norme regionali. In passato da Firenze hanno ricevuto sostanziali sberleffi sindaci e presidenti della Provincia – come Luca Menesini primo cittadino di Capannori e presidente della Provincia di Lucca, e Vittorio Fantozzi, sindaco di Montecarlo – che hanno mandato alla Regione a tutti i colleghi Sos e inviti a fare qualcosa in concreto e subito. Oggi, a taccuino chiuso, più di un amministratore, preoccupato, si lamenta per la mancata risposta agli appelli a tornare al consueto “tavolo” per andare oltre le ordinanze (divieto di fuochi nelle campagne, stop ai mezzi più vetuste, contenimento delle temperature per il riscaldamento) che notoriamente pochi rispettano e per le quali non ci sono a sufficienza uomini, mezzi e piani organici e mirati per gli eventuali controlli. E dai Comuni di Lucca e Capannori non si hanno grandi riscontri della auspicata adesione al bando che concede contributi parziali a chi acquista nuovi caminetti al posto di quelli vecchi, molto più inquinanti.

Nei Comuni di Lucca e della Piana si cerca di correre a qualche riparo con il divieto di accensione degli impianti di riscaldamento domestico alimentati a biomasse, nel caso in cui questo non sia l’unica fonte di riscaldamento presente, e dell’utilizzo di legna da ardere per il riscaldamento domestico per tutti i camini che non garantiscano un rendimento energetico superiore al 63% ed emissioni di monossido di carbonio inferiori allo 0,5%. Il divieto non riguarda le stufe a pellet, gli impianti ad alto rendimento termico e quelli che rappresentano l’unica fonte di riscaldamento dell’abitazione. Dal provvedimento sono escluse le zone collinari al di sopra dei 200 metri.

Da parte del mondo delle amministrazioni e della politica resta il sostanziale silenzio su una serie di possibilità di intervento, all’origine di domande terra terra che torniamo a porre.

1. Cosa vieta, e si è mai provato, di fare un accordo tra Comuni, ministero e Polstrada per controlli mirati e costanti al fine di togliere dalle strade i veicoli diesel più inquinanti?

2. Cosa impedisce di coinvolgere le società del gas in una politica che incentivi e sostenga le famiglie che intendono passare dal riscaldamento a legna del caminetto a quello a metano, invece di chiedere cifre insostenibili per mettere la tubatura necessaria per gli allacciamenti?

3. Cosa frena il sistematico controllo del rispetto dei limiti di temperatura negli uffici pubblici? E’ un problema di impianti centralizzati e di programmazioni rigide? Non si può, in questo caso, affrontare e risolvere la situazione?

4. E’ sistematica la chiusura del riscaldamento nei giorni in cui questi uffici, o scuole, sono chiusi?

5. Cosa frena un maggior numero di verifiche attente sul reale impatto delle centraline a biomasse che stanno spuntando come funghi?

6. Quali intoppi ci sono e come si possono accelerare i lavori nei cantieri per la realizzazione del secondo binario tra Lucca e Pistoia? E cosa si fa per agevolare il ricorso alla ferrovia per il trasporto del prodotto delle aziende, come ha fatto la cartiera Lucart, che ha spostato su rotaia parte del trasporto di materia prima e prodotto finito?

7. Cosa si fa per stare col fiato sul collo dell’Asl perché certifichi, con una seria indagine epidemiologica, l’incidenza delle polveri sottili nelle malattie dell’apparato respiratorio e cardiovascolare e indichi tutti i possibili provvedimenti per una campagna di prevenzione? Si è mai fatta una richiesta del genere ai vertici della sanità pubblica e alla Regione?

8. Perché non si preme sulla Regione perché potenzi il personale dell’Arpat per incrementare i controlli sulle emissioni delle attività industriali e artigianali, grandi e piccole?

9. Se, come sembra, si ritiene ancora corretta la scelta di realizzare gli assi viari e il nuovo ponte sul Serchio, c’è la certezza documentata che contribuiranno a diminuire lo smog, invece di limitarsi a spostarlo in altre zone?

10. Quanti controlli si sono fatti, e con quali risultati, per verificare il rispetto delle ordinanze sulla circolazione, dello stop degli abbruciamenti nelle campagne e dell’uso di caminetti non a norma?

11. Quante persone hanno chiesto e ottenuto contributi pubblici per cambiare i vecchi caminetti inquinanti con quelli di moderna generazione?

atoscana

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