Ricapitolando: Renzi, Consip e la sfiducia nel giornalismo

Dunque, allo stato attuale le cose stanno grossomodo così.

1 – Il capitano del Noe, Gianpaolo Scafarto, ha attribuito un’intercettazione ad Alfredo Romeo invece che a Italo Bocchino. Bocchino sostiene di aver parlato con Matteo Renzi ma non col babbo Tiziano.

2 – Il capitano dei carabinieri (faceva parte del gruppo antimafia del capitano Ultimo, finito anch’esso in disgrazia) ha rifiutato di rispondere al magistrato. E’ un suo legittimo diritto ma appare irrituale trattandosi di un servitore dello stato che viene interrogato da magistrati dello stesso stato.

3 – Per l’inchiesta sul più grande appalto d’Europa (il Consip) è in carcere l’imprenditore Alfredo Romeo, accusato di aver pagato circa centomila euro di bustarelle al dirigente Consip Marco Gasparri il quale  ha ammesso di averle intascate.

4 – A capo di Consip c’è un navigato funzionario toscano, Luigi Marroni,  ex dirigente regionale , ex assessore toscano, ex amministratore. Lui ha dichiarato che il babbo di Renzi gli chiese di incontrare il “facilitatore” Carlo Russo. Russo e Tiziano Renzi condividono una lunga consuetudine di frequentazioni sociali e religiose. Marroni ha dichiarato ai pm di aver ricevuto pressioni per aiutare un’azienda. Su Marroni si può leggere quanto ha scritto Repubblica.

5 – Luca Lotti resta indagato, chiamato in causa dall’amico Russo, insieme al comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette. Leggi qui.

6 – La “Verità”, giornale diretta da Maurizio Belpietro (uno dei giornalisti che meno stimo) , pubblica però le prime pagine dei grandi giornali del 17 febbraio 2017 (giorno in cui viene resa pubblica l’indagine su Tiziano Renzi) e quelle del 11 aprile , quando arriva la notizia della falsa attribuzione dell’intercettazione. Le notizie relative all’inchiesta occupano al massimo due colonne. La smentita viene pubblicata in apertura, con un’evidenza da notizia principale. Addirittura La Stampa e Il Tempo non riportavano in prima pagina la notizia che invece apre nell’edizione con la smentita. Lo dico con la morte nel cuore: Belpietro ha ragione.

7 – Comunque vada a finire, la vicenda non sarà ricordata come una bella pagina per il sistema dell’informazione. Emerge un panorama di giornalismo militante che aumenta la disaffezione dei lettori e abbassa ulteriormente la credibilità di questa professione.