Rossi si dimetta e rottami i D’Alema e i Bersani. In nome di una sinistra da inventare

In una settimana Enrico Rossi sembra essersi divorato le sue chances di leadership politica. Lui che ha votato Sì al referendum e, fino al 4 dicembre scorso, non è stato nè renziano ma neanche antirenziano, ha intrapreso la strada della scissione al seguito di D’Alema e Bersani. Che, quando si è candidato a segretario del Pd, lo subissarono di sms non proprio affettuosi. Rossi è tornato, anche per via del gioco disinvolto di Emiliano, considerato dal governatore toscano un populista, nelle fauci politiche di D’Alema. Mossa suicida, come scrive qualche giornale, visto che anche sindaci e assessori fedeli, lo hanno “tradito” decidendo di rimanere nel Pd?

In realtà quello che è successo a Rossi in queste settimane affonda le radici nelle primarie del 2013 quando il governatore toscano sperava di avere da D’Alema e Bersani il disco verde per sfidare Renzi. Invece come sfidante fu scelto Cuperlo. Rossi è stato in questi anni non ostile a Renzi turandosi il naso, ma la sua storia, la sua identità, il suo profilo umano raccontano di un personaggio che è rimasto fedele al Pci di Berlinguer.

C’è in questa fedeltà politica, come nella solitudine di oggi, un tratto di nobilità morale che merita rispetto. Ma il futuro politico di Rossi non può che passare dalla rottamazione dei padri. Solo se  sarà capace di emanciparsi dai D’Alema e dai Bersani e di rinnovare profondamente le radici da cui viene, se insomma saprà inventare una sinistra possibile nel mondo della globalizzazione e della rivoluzione digitale , potrà avere un futuro politico. Sì perché il Paese ha bisogno di sinistra, ma non quella dei D’Alema e dei Bersani.

Saprà Rossi essere all’altezza della sfida? Intanto cominci dimettendosi da presidente della Regione. Senza condizionamenti, intralci e avendo come riferimento la voglia di novità interpretata dal primo Renzi, Rossi potrà procedere  alla costruzione della sua Cosa rossa. Il piccolo cabotaggio non lo porta da nessuna parte. Lo relega in un ruolo del tutto marginale. Che non serve a quella sinistra che evoca con così grande passione.