Scandalo rifiuti: le verità giudiziarie e quelle politiche

L’arresto del direttore di Ato Sud, Andrea Corti, e le misure interdittive adottate contro tre professionisti di primo piano (Eros Organni ad Sei Toscana, Marco Buzzichelli ad Siena Ambiente e l’avvocato Valerio Menaldi , consulente Ato),rischia di riportare le lancette dell’orologio indietro di un decennio.

Il quadro d’insieme delle indagini non è molto chiaro: gli inquirenti tengono ancora molte carte coperte. Tuttavia alcune considerazioni si possono abbozzare sia sugli aspetti giudiziari che su quelli politici.

L’ESCLUSIONE. Uno dei punti cardine dell’accusa parla di un bando di gara pilotato. A supporto di ciò si dice che per scoraggiare partecipanti indesiderati, è stata inserita la clausola secondo la quale il vincitore avrebbe dovuto farsi carico verso l’Ato di circa 10,5 milioni, cifra derivante dalla Tia non riscossa dai Comuni. In un bando che prevede circa 3,5 miliardi in vent’anni (170milioni annui) non mi pare, francamente, una somma tale da scoraggiare eventuali concorrenti. Certe partite si giocano sulla redditività del piano industriale. Inoltre – pur non conoscendo nel dettaglio le norme – non appare fuori luogo conferire alla nuova impresa anche le passività o le partite “in bilico” delle aziende che si viene ad acquistare. Faccio un esempio ipotetico: se il sindaco di Livorno, Nogarin, dovesse cedere l’Aamps a un nuovo operatore, non credo desterebbe scandalo scoprire che l’ex municipalizzata ha partite incagliate per oltre 20 milioni che andrebbero in carico a chi subentra.  Al contrario, se Nogarin  tenesse per sé quelle “passività” comporterebbe che,  prima o poi,  cadrebbero in testa ai cittadini livornesi attraverso la fiscalità comunale. Insomma, questo è un aspetto che gli inquirenti dovranno mettere a fuoco meglio.

TORNARE ALLE ORIGINI. Tra le tante reazioni estemporanee ascoltate nelle ore successive all’operazione Clean city (l’hanno chiamata così gli inquirenti, significa città pulita ma è anche una canzone di Nicolas Makelberge che canta di donne e fremiti d’amore) c’è chi propone di concludere l’esperienza delle aggregazioni di Comuni, gli Ato, e gestire la raccolta dei rifiuti urbani ciascun per sé. Niente di nuovo sotto il sole. Prima della nascita di SeiToscana, le aziende che operavano nella regione erano 36. Non occorre avere una lunga memoria per ricordarsi che le cose non andavano bene. Dopo la nascita di Sei Toscana, ne sono rimaste 30. I Comuni si stanno dissanguando per mantenerle in vita e le città non sono molto più pulite. Inoltre in passato la tariffa della nettezza urbana era sì più bassa, ma solo perché ogni anno il Comune ripiantava i debiti della municipalizzata. I cittadini pagavano ugualmente.

DIRE LA VERITA’. Continuare a fare una narrazione bugiarda del ciclo dei rifiuti non aiuta a dare trasparenza e fa crescere le zone d’ombra che alimentano malaffare e sospetti. Bisognerebbe cominciare a dire che la teoria “zero rifiuti” è una baggianata. Perché se è giusto lavorare per diminuire i rifiuti, è necessario riconoscere che, alla fine, una quota di scarti resta. Per smaltirla servono discariche e inceneritori. Lo sanno bene – anche se non lo dicono – i campioni dello zero-rifiuti di Capannori che vedono finire una quota dei propri scarti nell’inceneritore di Livorno (proprio quello di cui , a parole, propugnano la chiusura) .

Anche diminuire i rifiuti non è cosa semplice. Ogni anno i depuratori urbani toscani producono 2,5milioni di tonnellate di fanghi. A meno che non si pensi di limitare certe funzioni corporee dei cittadini, quantità e stagionalità di quel genere di rifiuti è difficilmente comprimibile. Inoltre, ai profeti del porta-a-porta ripeto che quella è una pratica costosa, molto più costosa della raccolta con i cassonetti.

Ricliclare è un’attività industriale: le lattine vengono fuse negli altoforno, la carta lavorata nelle cartiere, il vetro fuso nelle vetrerie: attività che consumano energia e che, a loro volta, producono rifiuti. Sono cose sgradevoli all’udito di cittadini abituati da decenni di favole belle che raccontano di rifiuti come risorsa e riciclo pulito. In tutta Europa esistono inceneritori e discariche.

 

 

 

 

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