Scene e costumi d’autore per L’Italiana in Algeri di Rossini

Isabella e Lindoro ancora una volta in salvo su una nave che li riporta in Italia in barba a Mustafà e a tutti i ‘Pappataci’ del mondo. Sta per succedere al Teatro Verdi di Pisa  dove la sera del 10 marzo (ore 20,30) e il pomeriggio del giorno successivo (ore 15,30) si aprirà il sipario su L’Italiana in Algeri, l’opera buffa che Rossini compose in appena 18 giorni su un libretto di Angelo Anelli per il teatro San Benedetto di Venezia. Un successo strabiliante fin dalla ‘prima’ di quella primavera del 1813 che decretò la nascita di un capolavoro mai decaduto nel tempo. In effetti, anche per i non amanti dell’opera,  è difficile non appassionarsi ai suoi ritmi, alla sua musica solare e alla vulcanica storia, peraltro derivata da una bizzarra vicenda di cronaca degli inizi dell’Ottocento, quando una signora milanese, Antonietta Frapolli, venne rapita e portata nell’harem del bey di Algeri, da cui poi fece fortunosamente – e fortunatamente – ritorno. 

A Pisa L’Italiana in Algeri mancava da dieci anni  e questa edizione, allestita dallo stesso Teatro Verdi in coproduzione con il Teatro Sociale di Rovigo e in collaborazione con il Teatro Verdi di Trieste, aggiunge alle note rossiniane un altro evento. Le scene e i costumi sono infatti creati da uno dei massimi artisti contemporanei, Ugo Nespolo, le cui opere fantasiose e spesso irridenti appaiono in sintonia con la gioiosità della composizione del musicista pesarese. Da oltre un anno nel suo atelier di Torino si preparano i bozzetti  e si studiano i colori per ridare vita a un mondo fantastico sospeso tra Oriente e Occidente.

Ugo Nespolo al lavoro nel suo atelier

Non ci saranno finali a sorpesa come in alcune delle ultime rivisitazioni della lirica, né spostamenti di luoghi o di tempi dove si svolge la storia. Vedremo un’Italiana in Algeri assolutamente classica – evviva! – ma con qualche tocco d’immaginazione in più. Così ce la racconta lo stesso Nespolo: «Le scene e i costumi di questa edizione saranno tutti improntati a elementi giocosi e ironici, un taglio quasi da cartoon, con colori netti, piatti, da comunicazione veloce. E’ l’idea di Rossini, che io ho rispettato. Per i costumi ci siamo avvalsi di una sartoria veneziana e saranno di altissimo livello. Magari non tengono precisamente in considerazione l’epoca in cui si svolge la storia, ma gli orientali saranno vestiti da orientali e gli occidentali da occidentali. Amo la lirica fin da quando ero bambino e in varie occasioni ho curato le scene di opere più o meno famose, rispettendo però sempre il loro spirito. L’interpretazione è importante e la fantasia essenziale, però non apprezzo certi pseudo voli artistici, come quando si è spostata Madama Butterfly sulla luna e si sono travestiti tutti i personaggi da orsi».

I disegni di Ugo Nespolo per i costumi di Isabella, Taddeo, Lindoro e il Capitano dei Corsari

Dunque, fantasia per ‘volare’ sulle note di Rossini, ma non per stravolgerlo. Stefano Vizioli, che cura la regia de L’Italiana in Algeri ed è il direttore artistico per le attività musicali del Teatro Verdi, parla di un coinvolgimento del pubblico in uno spettacolo di colore e immaginazione che trova nel segno di un grande artista come Nespolo una perfetta adesione. «Con Ugo ci unisce un’amicizia pluriventennale – dice – e insieme abbiamo firmato già tre allestimenti in giro per il mondo . La partitura di quest’opera si attaglia perfettamente al segno colorato, provocatorio, ma anche dolcemente infantile del pop artist piemontese. Speriamo di divertire perché la semplicità e l’allegria sono per un regista le cose più difficili da realizzare in palcoscenico: lavorare con il Rossini comico è come entrare nei meccanismi  di un raffinatissimo orologio svizzero, dove infinitesimali particelle servono alla funzionalità del tutto, e se una sola non funziona l’intero meccanismo va a rotoli».

Il fondale di Nespolo per L’Italiana in Algeri

Per Ugo Nespolo, cittadino del mondo  innamorato della ‘sua’ Torino, Pisa e la Toscana sono da sempre terre colme di suggestioni per un’arte che ha i piedi nel passato e lo sguardo verso il futuro. Quattro grandi pannelli che hanno come titolo ‘Storie di oggi’ e in cui compaiono elementi dei nostri giorni, quali il telefonino, le astronavi, la bandiera dell’Europa e il denaro, ci accolgono al Centro di San Michele degli Scalzi. Sono andati a decorare gli spazi destinati alla residenza degli artisti con un’inaugurazione avvenuta nel settembre scorso. L’anno precedente, nel maggio del 2016, la chiesa di Santa Maria della Spina ospitò una sua mostra antologica. Prima era stato il museo nazionale  del Bargello a Firenze a proporre un confronto diretto tra tradizione e modernità presentando una monografica di Ugo Nespolo come esempio e stimolo di riflessione sul legame che unisce il patrimonio sorico-artistico alla cultura contemporanea. Tra non molto vedrà la luce per i tipi di Giunti, un  Pinocchio  da lui illustrato. Agli esordi troviamo invece Nespolo all’ospedale psichiatrico di Volterra dove, con l’aiuto dei degenti, realizzò una grande piramide con gli oggetti personali dei malati, oltre a una enorme pillola di cartapesta. Quest’ultima, che aveva il significato di denunciare le cure farmacologiche, venne bruciata in una piazza della città.

«Sono convinto che l’artista debba essere legato alla vita reale. L’arte è un elemento vivo e non qualcosa da mettere solo sotto le luci di un salotto», chiosa Nespolo. «Il mio desiderio e il mio obiettivo sono quelli di entrare nelle pieghe della società. Quindi non amo  l’artista monomediale, personaggio patetico e antistorico. Io mi diverto quando creo, perché considero la mia attività un viaggio, un percorso».

La strada di questo percorso, dunque, lo ha nuovamente condotto a Pisa  e alla lirica, soggetto che ama profondamente da quando un nonno gli regalò un volume con i libretti di tutte le opere. Sul palcoscenico, protagonisti di questa spassosa avventura nel misterioso Oriente, troviamo Alessandro Abis (Mustafà), Diego Godoy (Lindoro), Nicola Ziccardi (Taddeo), Giulia Dalla Peruta (Elvira), Antonella Colaianni (Isabella), Caterina Poggini (Zulma), Alex Martini (Haly). Direttore d’orchestra il pisano e ormai noto Francesco Pasqualetti.