Se gli 80 morti di Kabul fossero toscani

 

L’ho buttata lì più per indignazione che provocazione: se gli 80 morti per kamikaze di Isis fossero di Firenze o toscani o italiani e non di Kabul cambierebbe qualcosa. Mi è stato risposto secco, da un amico e collega: sì.

Io ero convinto del no fin dal momento in cui ho pensato di scrivere, ma l’interfaccia dei miei dubbi mi ha inclinato sui miei pensieri.

Ventiquattro ore di ruminazioni.

Troppo facile giustificare il no con il vangelo: lascio da parte Dio e le mie croci quotidiane.

Mi appello laicamente ai diritti degli uomini, alle convenzioni in atto, all’Onu e a ciò che presuppone. C’è una coscienza laica che non distingue l’uomo di Kabul da quello di Firenze. Entrambi hanno gli stessi diritti. E doveri.

Ma c’è anche un’altra ragione, meno giuridica, più politica: noi finanziamo la guerra in Afghanistan e per quei morti, per quella guerra che non si pacifica, noi siamo responsabili.

Poi capisco i nostri occhi corti per cui fa notizia il morto del condominio e non quello delle terre lontane.

Ma gli occhi dei media non sono lo statuto della coscienza universale per cui il battito di ciglia spente alle vita di un afgano vale quello di un fiorentino. Questa dicesi civiltà.