Se la Juventus vince ma perde il calcio

La Juventus è campione d’Italia per la quinta volta consecutiva. Complimenti. La migliore senza aver usufruito di particolari favori arbitrali. E’ stata la migliore per organizzazione societaria, per squadra, per spirito agonistico e sportivo. Forse un po’ meno per il gioco. Napoli, Fiorentina e Roma hanno giocato, seppure a tratti, meglio della Juventus.

Dato ai vincitori il merito che spetta loro, si impone anche una riflessione su come il calcio italiano sia ridotto male: all’estero non si conta nulla, da noi non c’è una vera competizione, se per cinque anni ha vinto sempre la stessa squadra. Al di là del tifo, riflettiamo.

I signori del calcio dovrebbero ricordarsi quando erano ragazzi e dovevano organizzare le squadrette di quartiere. Il tentativo era sempre quello di comporre squadre abbastanza simili come valore in modo che la sfida fosse vera e avvincente. Tizio vada con i Verdi, Caio con i Rossi, quello che è grasso e schiappa stia con lui che è il migliore. Era il nostro calciomercato. E poi giù a correre, a tirare pedate al pallone e ai nostri stinchi di ragazzi appassionati.

La vittoria della Juventus è la vittoria di Pirro. Vince ma perde il calcio nella sua componente più autentica che è la competizione. Qui non c’è competizione, monopolio. Basti pensare ai diritti televisivi. In Inghilterra il fenomeno Leicester è possibile perché lo scarto dei diritti è minore tra le grandi e le squadre medie.