Serchio e Nottolini, parchi dimenticati

Ma sono considerati una risorsa o un impiccio gli stupendi parchi nel verde di cui Lucca dispone, a due passi dalle Mura, come il lungo-Serchio e l’area intorno allo storico acquedotto del Nottolini? La domanda non è affatto retorica ed è riportata di attualità da una notizia di questi giorni: l’arrivo di una nuova centralina per la produzione di energia elettrica sul fiume Serchio, l’ennesima dopo le decine di dighe costruite sui corsi d’acqua dell’intera Valle del Serchio, ormai ridotti a rigagnoli che restano a secco in parecchi periodi dell’anno.
Difficile capire come mai le amministrazioni locali continuino a fare ponti d’oro a società di privati che traggono un bel lucro dalla produzione di energia rivenduta all’Enel, lasciando, per legge, pochi spiccioli di quel guadagno agli enti locali. Difficile capire perché chi guida i Comuni e le Regioni si accontenti di pochi abbellimenti e piccole opere di restauro accanto alle prese in cemento e alle turbine dall’impatto non indifferente, in cambio della concessione di uno sfruttamento di un bene, l’acqua. che, per l’esito del referendum, dovrebbe essere assolutamente pubblico.
Difficile capire il mutamento di orizzonte di forze che, non molti anni fa, strepitavano contro l’ipotesi della realizzazione di un campo di golf lungo la riva destra del Serchio, parlando di insostenibile offesa all’ambiente, mentre oggi plaudono all’arrivo della nuova diga.
Più ancora sconforta rilevare che del parco fluviale si parla per questo impianto e non per un progetto organico e finanziato, mirato al recupero e ad una manutenzione costante, che ne facciano davvero il luogo incantevole di svago a due passi dalla città per cui era stato concepito. Dall’erba che non si taglia quanto sarebbe necessarioa alla vegetazione che cresce incontrollata,diventando habitat naturale e ideale per i cinghiali anche nell’alveo; dai rovi che cancellano sulla riva sinistra la ciclopista Puccini, rimasta incompiuta e abbandonata nonostante gli 800.000 euro spesi, alla presenza di manufatti che non dovrebbero sorgere sulle sponde e nelle golene; dai raid di vandali che distruggono panchine e giochi ad altri reati ancora più inquietanti e alle discariche abusive:
è così che si continua a volere il “parco fluviale”?
Non molto meglio vanno le cose per l’area verde ai lati dell’acquedotto del Nottolini. Nemmeno il lodevole impegno del Fai, insieme all’Università di Pisa, per proporre un progetto di recupero definito nei dettagli ha prodotto atti concreti per gli interventi promessi da decenni, non solo prima delle elezioni.
I due parchi rappresentano il corollario ideale, collegati come sono agli spalti delle Mura, per promuovere davvero Lucca come la “città del verde”. Per l’urbanista Gilberto Bedini le due aree verdi sono inscindibili da ogni ragionamento che si faccia sul rilancio della città e del territorio. Ma invece di un inno all’ambiente e alla bellezza, sono zone da nascondere.Si occuperà anche dei parchi e del verde l’istituenda fondazione unica che si dovrebbe occupare della cultura e del turismo?