Smog in aumento, divieti senza risultato

Nemmeno lo stop natalizio ai Tir e al traffico commerciale è valso a far scendere i livelli di inquinamento dell’aria a Lucca e nella Piana (ma non va affatto meglio in Valdinievole, a Pistoia, a Firenze e nell’entroterra pisano), addirittura in aumento. Prova evidente che i divieti di accensione di fuochi, di utilizzo dei caminetti e di circolazione dei mezzi diesel fino a euro 2, contenuti nelle ordinanze dei sindaci della Piana, prorogate fino al 28 dicembre, sono assolutamente inadeguati a combattere la concentrazione di polveri sottili nell’aria.

Dati sempre più preoccupanti.

I livelli di polveri sottili nell’aira sono diventati davvero preoccupanti. Nei giorni 23, 24 e 25 dicembre le centraline dell’Arpat hanno rilevato i seguenti sforamenti rispetto al valore limite di PM10, fissato in 50 microgrammi per metro cubo d’aria: 75,100 e 86 in via Elisa dentro le Mura; 63, 88 e 79 a San Concordio fuori delle Mura; addirittura 97, 126 e 103 a Capannori.

Sindaci impotenti?

Cosa possono e devono fare i sindaci – tutori per legge della salute pubblica –  per far uscire Lucca e Piana dalla morsa dell’inquinamento presente dall’inizio di dicembre? Può bastare sperare che vento e piogge arrivino a risolvere almeno temporaneamente il problema? Hanno volontà, mezzi e forze per tentare di fare almeno rispettare  ordinanze di fatto quasi completamente disattese? Si sono accorti che in questi giorni le auto e i mezzi che dovrebbero stare fermi continuano tranquillamente a circolare, che i caminetti sono sempre accesi anche se non sono la fonte primaria di riscaldamento, che nelle campagne e sulle colline è tutto un dare fuoco agli sfalci del verde (soprattutto rami di olivo)?

 I vani appelli alla Regione.

Luca Menesini, presidente della Provincia e sindaco di Capannori, il più sensibile al problema tra gli amministratori della Piana, ha provato a giocare di nuovo la carta dell’appello alla Regione, capace soltanto di bacchettare Lucca (ma anche la Media Valle, visto che i dati non sono tranquillizzanti nemmeno alla centralina di Fornoli, alle porte di Bagni di Lucca) perché continua ad essere la maglia nera della Toscana per lo smog. Menesini ha scritto ancora una volta a Enrico Rossi perché Firenze venga in soccorso del territorio più inquinato della regione, prima che a smuovere le acque debba arrivare la solita inchiesta della magistratura, che alcuni comitati sono già pronti a sollecitare. Stavolta il presidente della Provincia chiede aiuti concreti (leggi: soldi) per potenziare il  trasporto pubblico, nella speranza che una rete più capillare e una maggiore frequenza delle corse possa indurre tanta gente a rinunciare all’utilizzo dell’auto. Non è granché e gli effetti – se anche la richiesta venisse accolta – sembrano assai dubbi. Ma è comunque un tentativo, che si aggiunge a quello fatto dai  Comuni di Lucca e Capannori per indurre le famiglie ad acquistare nuovi caminetti meno inquinanti, usufruendo di contributi fino a circa la metà della spesa. I fondi a disposizione però sono pochi, appena  120.000 euro, sufficienti per cambiare qualche decina di caminetti, quando sul territorio ce ne sono decine di migliaia. In una precedente lettera, sempre Menesini aveva chiesto che la Regione incrementasse il fondo per i contributi, ma risposte non ne risultano arrivate.

 Alternative mai prese in considerazione.

In un quadro così complicato, potrebbe essere utile tentare altre strade, scartate e non prese  in considerazione, senza  nemmeno che ci sia degnati di spiegare perché vengono ritenute impercorribili. Restano quindi aperti una serie di interrogativi, ai quali gli amministratori e le forze politiche che ambiscono a governare Lucca dovrebbero rispondere. Non lo faranno. Comunque eccoli:

1) Cosa vieta, e si è mai provato, un accordo tra Comuni, ministero e Polstrada per controlli mirati al fine di togliere dalle strade i veicoli diesel più inquinanti?

2) Cosa impedisce di coinvolgere le società del gas in una politica che incentivi e sostenga le famiglie che intendono passare dal riscaldamento a legna del caminetto a quello a metano, invece di chiedere cifre insostenibili per la tubatura necessaria per gli allacciamenti?

3) Cosa frena il sistematico controllo del rispetto dei limiti di temperatura negli uffici pubblici (in molti dei quali si scoppia dal caldo, nonostante le finestre aperte)?

4) E’ sistematica la chiusura del riscaldamento nei giorni in cui questi uffici sono chiusi?

5) Cosa frena un maggior numero di verifiche attente sul reale impatto delle centraline a biomasse che stanno spuntando come funghi? Sono tutte a norma? Le emissioni rispettano sempre i valori di legge?

6) Quali intoppi ci sono e come si dovrebbero rimuovere per far ripartire i cantieri per la realizzazione del secondo binario tra Lucca e Pistoia, e per agevolare il ricorso alla ferrovia per il trasporto del prodotto delle aziende, come ha fatto la cartiera Lucart, che ha spostato su rotaia parte del trasporto di materia prima e prodotto finito?

7) Cosa si fa per recuperare un rapporto più stretto con l’Asl perché certifichi, con una seria indagine epidemiologica, l’incidenza delle polveri sottili nelle malattie dell’apparato respiratorio e indichi tutti i possibili provvedimenti per una campagna di prevenzione?

8) Perché non si preme sulla Regione perché potenzi il personale dell’Arpat per incrementare i controlli sulle emissioni delle attività industriali e artigianali, grandi e piccole? La cappa perenne lungo la Firenze-mare tra Capannori e Altopascio è soltanto vapore acqueo prodotto dai fumi delle fabbriche?

9) Si ritiene ancora corretta la scelta di realizzare gli assi viari e il nuovo ponte sul Serchio? C’è la certezza documentata che contribuiranno a diminuire lo smog, invece di limitarsi a spostarlo in altre zone? Cosa si fa, in ogni caso, per risolvere i problemi che, per ora, non danno tempistiche per le realizzazioni annunciate?