Smog, Lucca abbandonata dalla Regione

Ventisette superamenti in 31 giorni dei limiti di legge per le polveri sottili  (spesso per valori superiori del doppio) alla centralina Arpat di Capannori. Ventuno  ciascuna alle centraline del centro storico di Lucca e della periferia intorno alle Mura. E se la stagione continuasse con queste sacche di alta pressione, con poca pioggia e meno vento, il quadro potrebbe non cambiare di molto nemmeno in gennaio e febbraio. Bisognerà insomma aspettare il dolce vento di Zefiro, a Marzo, per respirare un’aria che non comprometta l’apparato respiratorio.

 Come gli struzzi.

Ce ne è di avanzo per essere seriamente preoccupati, ma l’impressione è che amministratori e forze politiche preferiscano fare come gli struzzi, mettendo la testa sotto la  sabbia. Anche per evitare complicazioni giudiziarie, i sindaci prorogano le inefficaci ordinanze che dovrebbero migliorare la qualità dell’aria, sebbene i  risultati di questa scelta dimostrino quanto sia inadeguata. Oltretutto i controlli sono minimi.  Mezzi diesel che dovrebbero stare fermi continuano a circolare, mentre nelle case è una festa di caminetti accesi, fosse anche per la braciata di rito. E non va meglio nelle campagne, dove gli “abbruciamenti” di sfalci del verde, vietati fino ad aprile, costellano tutta la conca della Piana di Lucca, l’area più inquinata della Toscana e tra le più dense di smog d’Italia e d’Europa.

 Abbandonati dalla Regione.

I sindaci, responsabili per legge della salute pubblica, non sanno più a che santo votarsi e si sentono abbandonati dalla Regione. “Il problema è strutturale – commenta scoraggiato il presidente della Provincia e sindaco di Capannori, Luca Menesini, il più attivo nel tentare di fare qualcosa -. Sappiamo che le ordinanze, pur essendo obbligate, danno risultati limitati. In attesa di opere infrastrutturali che riducano davvero il traffico, senza limitarsi ad allontanarlo dai centri più inquinati, sarebbe necessario poter contare  almeno su un potenziamento e una riorganizzazione del trasporto pubblico e su iniziative che inducano le decine di migliaia di persone che utilizzano i caminetti a passare a impianti moderni e, meglio ancora, ad allacciarsi alla rete del metano”.  Menesini  pochi giorni fa ha scritto di nuovo al presidente Enrico Rossi perché  la Regione, invece di limitarsi a dichiarare la Piana di Lucca “maglia nera dello smog”, si decida finalmente ad affrontare il problema. Come? Intanto finanziando il rafforzamento del trasporto pubblico e il plafond di contributi per chi si decide a rottamare i vecchi caminetti.

 L’impegno degli eletti a Firenze e delle forze politiche.

Più in generale, ci si attenderebbe che la Regione si facesse carico sul serio della situazione, convocando subito i sindaci della Piana per valutare a fondo la situazione e trovare le possibili soluzioni a breve, medio e lungo termine. Ai sindaci dovrebbero ovviamente dare una mano gli eletti in consiglio regionale, almeno quelli che arrivano dalla Lucchesia: l’assessore Marco Remaschi, i consiglieri Stefano Baccelli e Ilaria Giovannetti (Pd). e  Gabriele Bianchi (M5S).  Intendono continuare a tacere? Sono interessati al problema? Lo hanno affrontato in qualche modo? Sono intenzionati a impegnarsi per sostenere gli amministratori locali nell’azione per trovare le giuste misure contro lo smog? E le forze politiche? Hanno qualche vaga idea di cosa proporre? Al momento solo il Pd di Lucca, bontà sua, chiede che sul tema dell’inquinamento ci si apra all’ascolto dei cittadini. Non è un po’ poco?

 Domande senza risposta.

Restano intanto senza risposta domande suscitate dal buon senso. Può darsi che  siano anche banali, che prevedano strade impercorribili. Ma amministratori e forze politiche, e magari anche le silenti associazioni ambientalistiche, vogliono degnarsi di spiegare perché  non si può fare nulla di tutto quello che indichiamo di seguito?

1) Cosa vieta, e si è mai provato, un accordo tra Comuni, ministero e Polstrada per controlli mirati al fine di togliere dalle strade i veicoli diesel più inquinanti?

2) Cosa impedisce di coinvolgere le società del gas in una politica che incentivi e sostenga le famiglie che intendono passare dal riscaldamento a legna del caminetto a quello a metano, invece di chiedere cifre insostenibili per la tubatura necessaria per gli allacciamenti?

3) Cosa frena il sistematico controllo del rispetto dei limiti di temperatura negli uffici pubblici (in molti dei quali si scoppia dal caldo, nonostante le finestre aperte)?

4) E’ sistematica la chiusura del riscaldamento nei giorni in cui questi uffici sono chiusi?

5) Cosa frena un maggior numero di verifiche attente sul reale impatto delle centraline a biomasse che stanno spuntando come funghi? Sono tutte a norma? Le emissioni rispettano sempre i valori di legge?

6) Quali intoppi ci sono e come si dovrebbero rimuovere per far ripartire i cantieri per la realizzazione del secondo binario tra Lucca e Pistoia, e per agevolare il ricorso alla ferrovia per il trasporto del prodotto delle aziende, come ha fatto la cartiera Lucart, che ha spostato su rotaia parte del trasporto di materia prima e prodotto finito?

7) Cosa si fa per recuperare un rapporto più stretto con l’Asl perché certifichi, con una seria indagine epidemiologica, l’incidenza delle polveri sottili nelle malattie dell’apparato respiratorio e indichi tutti i possibili provvedimenti per una campagna di prevenzione?

8) Perché non si preme sulla Regione perché potenzi il personale dell’Arpat per incrementare i controlli sulle emissioni delle attività industriali e artigianali, grandi e piccole? La cappa perenne lungo la Firenze-mare tra Capannori e Altopascio è soltanto vapore acqueo prodotto dai fumi delle fabbriche?

9) Si ritiene ancora corretta la scelta di realizzare gli assi viari e il nuovo ponte sul Serchio? C’è la certezza documentata che contribuiranno a diminuire lo smog, invece di limitarsi a spostarlo in altre zone? Cosa si fa, in ogni caso, per risolvere i problemi che, per ora, non danno tempistiche per le realizzazioni annunciate?