Smog, sforamenti in 23 giorni su 30 nella Piana di Lucca

Nemmeno i transiti ridotti dalle norme a tutela dal Covid,  le scuole (e le caldaie) chiuse riescono ancora a salvare dall’inquinamento l’aria della Piana di Lucca,  maglia nera per la concentrazione di smog in Toscana. Un dato che non può non destare qualche preoccupazione aggiuntiva, se ha fondamento la tesi di alcuni virologi che sospettano che la quantità di polveri sottili e sottilissime nell’aria che respiriamo favorisca e aggravi la diffusione del virus. In un mese, dal 29 ottobre al 28 novembre 2020, la centralina Arpat di Lucca-Capannori ha registrato sforamenti dei limiti di legge per la concentrazione di polveri sottilissime, PM2.5, in 23 giorni su 30. Non molto meglio la situazione per la concentrazione di polveri sottili, PM10, con limiti di legge superati 12 giorni a Capannori, 7 nel centro di Lucca e 5 nel quartiere di San Concordio. Vane le solite ordinanze-palliativo che vietano il transito dei mezzi più vetusti, l’accensione di fuochi nei boschi e l’avvio di caminetti. Poco più che grida manzoniane, se non si possono fare  sufficienti controlli e sanzioni.

 Qualcosa dal 2018 in poi è stato fatto con l’approvazione del piano regionale antismog e i conseguenti bandi regionali, che per Lucca e Piana prevedono contributi per la sostituzione di generatori di calore alimentati a biomassa, metano, gpl e per l’acquisto di biotrituratori. I Comuni hanno anche messo a disposizione fondi per favorire la rottamazione dei vecchi caminetti con quelli di moderna generazione. Nel complesso il piano regionale prevede poi regolamentazioni delle combustioni a biomasse, incentivi all’efficientamento energetico e alla mobilità elettrica, limitazioni alla circolazione dei mezzi diesel, un ampliamento delle piste ciclabili, delle aree alberate e del trasporto pubblico. Altro si potrebbe fare e Lucca confida anche nell’azione dell’assessore lucchese Stefano Baccelli, che tra le altre deleghe ha pure quella dell’ambiente.

 Da più parti sono arrivare però proposte che potrebbe produrre risultati aggiuntivi, se prese in seria considerazione. In passato qualche frutto, anche come deterrente, avevano dato accordi tra Comuni, ministero e Polstrada per controlli mirati e costanti al fine di togliere dalle strade i veicoli diesel più inquinanti: perché non ripeterli in modo sistematico? Proposte erano state avanzate anche per coinvolgere le società del gas in una politica che incentivi e sostenga le famiglie che intendono passare dal riscaldamento a legna del caminetto a quello a metano. E di più si potrebbe fare con controlli sistematici del rispetto dei limiti di temperatura negli uffici pubblici. Ma a contribuire a formare una mentalità più ecologista dovrebbe  esserci un maggior numero di verifiche attente sul reale impatto delle centraline a biomasse che stanno spuntando come funghi, accanto al potenziamento del personale dell’Arpat per incrementare i controlli sulle emissioni delle attività industriali e artigianali, grandi e piccole.

Attese per gli effetti sulla riduzione dello smog, mentre langue una seria politica di potenziamento del trasporto pubblico, sono infine prodotte dalle assicurazioni di amministratori e politici regionali e locali che,  dopo decenni di annunci, davvero si cominceranno a vedere progetti esecutivi e cantieri per la realizzazione del secondo binario tra Lucca e Pistoia,  per agevolare il ricorso alla ferrovia per il trasporto del prodotto delle aziende e per realizzare i nuovi assi di scorrimento intorno a Lucca. Un impegno intanto la Regione potrebbe e dovrebbe prendere come priorità: fare avviare alle Asl interessate una seria indagine epidemiologica sull’incidenza delle polveri sottili nelle malattie dell’apparato respiratorio e cardiovascolare, con l’indicazione di tutti i possibili provvedimenti per una campagna di prevenzione.