Sos per le Mura sfregiate da reti metalliche e prati coperti di ghiaia

Da simbolo unico al mondo per i suoi prati verdi intorno al paramento in mattoni e pietre che forma l’anello alberato, formidabile testimonial per la città, a monumento così poco tutelato da subire sfregi come le reti che dovrebbero evitare le cadute di chi comunque continuerà in qualche modo a sporgersi dal parapetto, oppure come l’intero manto erboso dell’ex Campo Balilla coperto di “stabilizzato” e ghiaia per consentire la sistemazione di palchi, stand e tensostrutture per mostre e concerti. Persa nel 2013 l’occasione per sfruttare con eventi davvero di portata internazionale, e promossi a dovere nel  mondo, l’ipotetica data del cinquecentenario dalla costruzione della terza cinta, quella attuale, le Mura fanno ormai parlare di sé soprattutto come “location” per spettacoli e mostre, nonché per le reti metalliche poste in varie parti del parapetto che non solo sono antiestetiche, ma fanno pensare anche al bambino che, con il dito, provava a turare la falla nella diga.  Ma se l’obiettivo è davvero garantire sicurezza ai passanti che se ne fregano dei cartelli in varie lingue che avvertono del pericolo, proibendo di salire sul parapetto delle Mura, se davvero si vogliono evitare processi e condanne è inevitabile che comunque venga da chiedersi: ma solo a Lucca c’è un monumento così pericoloso? E chi cammina, si ubriaca e cade dalle spallette dei Lungarni a Pisa e Firenze, o su quelle del Lungo Tevere a Roma, come informano spesso le cronache? Oppure chi sale sulla torre di Pisa, visita il Colosseo, altre torri, campanili e via dicendo? Non sono a rischio per i visitatori anche tutti questi monumenti?

 Non converrebbe applicare con rigore il regolamento e le ordinanze che prevedono anche sanzioni per chi non solo mette a rischio se stesso, ma danneggia parti delle Mura salendo su parapetti e cannoniere? Quanti verbali sono stati fatti ai trasgressori? E che dire di genitori e accompagnatori che non si curano minimamente dei bambini lasciati scorrazzare a piedi o in bici? E di turisti che si sdraiano sul parapetto per prendere il sole, scambiarsi effusioni o farsi una pennichella? Si fa fatica a concordare con chi ritiene che la colpa di eventuali cadute sia di amministratori e dirigenti comunali. In ogni caso non sarebbe opportuno che tutti i soggetti in causa si confrontassero per trovare soluzioni meno impattanti per garantire sicurezza, ma anche il rispetto di un monumento storico? Non è venuto il momento di una valutazione approfondita – non occasionale e sotto le spinte di presunte emergenze –  per decidere quale ruolo e quale tutela si vuol dare al simbolo della città, senza escludere usi diversi, purché sopportabili e non impattanti per due terzi dell’anno?

 Quale scopo hanno avuto gli interventi, i lavori e le politiche per riqualificare il monumento dove, all’inizio degli anni Novanta, dovevano addirittura salire i cittadini con i loro personali attrezzi per tagliare l’erba, sturare le chiaviche, rimuovere e smaltire rami e foglie, aggiustare gli arredi? E quale senso ha avuto la meritoria opera di liberare gli spalti di tutte le strutture e gli usi non confacenti, di risagomare le lunette di difesa, di spostare il fosso dalla base del paramento al centro del prato, per evitare danni al manufatto? Solo il tratto lungo viale Carducci attende ancora che questo lavoro, programmato, venga fatto.   

 Certo, oggi è difficile contestare che Comics e Summer Festival promuovano Lucca nel mondo e facciano arrivare gente e soldi, non solo a vantaggio delle categorie del turismo, della ristorazione e del commercio. Va riconosciuto che il flusso portato a queste attività dalle due manifestazioni crea anche opportunità di lavoro e oggettiva ricchezza, almeno in parte reinvestita nella città. E non si può negare che il centro storico sia lo scenario ideale per rendere questi eventi unici e sempre più apprezzati, così come si può comprendere la strenua difesa da parte di Summer e Comics dell’utilizzo degli spalti verdi delle Mura. In termini di attrattiva, sia pure per risvolti puramente commerciali, quell’area è oggettivamente un “valore aggiunto”, come è stata definita considerando primario l’aspetto del business. Ma sull’impatto e i tempi di montaggio e smontaggio delle strutture è davvero venuto il momento di una riflessione seria, se le Mura devono restare il monumento simbolo della città.

 Non è infatti possibile contestare le ragioni non solo della Soprintendenza, di Italia Nostra e di altre associazioni – oltre ad una parte della città che tace, per timore di essere attaccata con arroganza da chi ha un’opinione diversa  –  le quali difendono un postulato inattaccabile, sancito dalle normative: gli spalti sono elemento costitutivo del monumento Mura, unico al mondo proprio per la fascia di verde in mezzo alla quale si stacca imperioso il paramento in mattoni con la sua alberatura. Se si può comprendere l’impegno con cui Comics e Summer difendono l’utilizzo degli spalti, è facile capire anche la posizione di chi ritiene uno scempio, una ferita inaccettabile lasciare la fascia verde dell’ex Balilla per almeno sei mesi coperta dallo stabilizzato di sassi e ghiaia e coprire la visuale delle Mura da ottobre a dicembre con il mastodontico stand di Lucca Games, e, per una o due serate in estate, con il palco e i sedili per il pubblico del Summer.

Dopo mesi di scontro la questione rimane come portare le  due diverse posizioni a confrontarsi per trovare una soluzione che non sia una prevaricazione o un atto d’imperio. Le tensioni si sono senz’altro acuite da quando organizzatori di eventi e amministrazione comunale hanno deciso di lasciare lo stabilizzato (davvero non bello a vedersi) per sei mesi, con la giustificazione che in questo modo ci sono meno spese per il montaggio e lo smontaggio di palchi e stand e meno giorni di caos e disagi per la circolazione in viale Carducci. Il problema è che queste scelte logistiche ed economicistiche, sostenute a gran voce da organizzatori e categorie che beneficiano degli eventi, cozzano con la ferita che per troppo tempo viene portata al monumento. I giorni dei concerti sono uno o due, quelli di Lucca Games cinque, ma per sei mesi resta lo stabilizzato, e per altri tre o quattro gli spalti liberati dallo sterrato e dalla ghiaia diventano una enorme pozzanghera, altrettanto inguardabile, prima che sia ricresciuta l’erba. Di fatto, lungo viale Carducci, all’ingresso della città, l’integrità delle Mura si può vedere solo da aprile a giugno.

 Se  proprio  nel centro storico non ci sono altre aree adatte e sufficientemente grandi, se non si vuole utilizzare per Lucca Games l’anello delle Mura come si fa per altre mostre,  e se non si vogliono spostare i concerti del Summer e gli stand dei Games nel piazzale don Baroni, allo stadio o al Polo Fiere, si dovrebbe almeno ragionare su come tornare a liberare l’ex Balilla dallo stabilizzato da giugno a ottobre e su come attutire visivamente l’impatto dello spalto coperto di ghiaia. Se davvero si ha a cuore Lucca e si punta alla sua promozione attraverso i tesori della sua storia e della sua tradizione (ma la chiusura dell’Opera  delle Mura fa sorgere qualche perplessità), la scelta non può essere determinata solo dalla valutazione sui minori costi e i minori problemi logistici.