Stop al cemento e riuso, alla prova dei fatti le scelte urbanistiche per Lucca

Tra confronti, incontri e colloqui sembra proprio che entro questo anno Lucca avrà il suo piano attuativo, lo strumento con finalità esecutive finalizzato a precisare le previsioni del piano regolatore generale. La città dovrebbe finalmente conoscere nei dettagli il disegno complessivo per sua riqualificazione, lo sviluppo e il rilancio per i prossimi 15-20 anni. C’è comprensibile attesa per capire, dopo decenni di ingessatura nelle scelte, come saranno risolte le tante e rilevanti questioni che frenano e penalizzano Lucca e tutto il suo territorio comunale.

 Ci si aspetta quindi che arrivino risposte e fatti, dopo tante parole e proposte apparse spesso frutto di estemporaneità, su una serie di temi decisivi, gli stessi purtroppo dagli anni Settanta in poi.

 I lucchesi, e non solo loro, vogliono quindi sapere: se e come si attueranno politiche precise per il recupero di residenza, funzioni, servizi e attività nel centro storico moribondo; se e come si riqualificheranno paesi, frazioni e periferie coperte a dismisura di cemento in modo irrazionale e senza servizi (spesso si è costruito anche dove non arrivavano la rete dell’acquedotto e del metano); quale destinazione e utilizzo verrà data, in un quadro coordinato e armonico, ai grandi contenitori pubblici dentro e fuori le Mura; quali infrastrutture si realizzeranno davvero per una mobilità che liberi dallo smog e dal caos, senza impattare ulteriormente in un territorio saturo, dove tutti i “corridoi” per nuovi collegamenti sono stati occupati da costruzioni realizzate a suon di varianti; quali impianti sportivi pubblici si intende realizzare, a partire da piscine, palazzetti, palestre e campi da tennis; quali aree e quali strutture saranno destinati agli spettacoli e in particolare alla musica.

 Sacrosanti sono i principi ispiratori delle scelte che sono stati dichiarati all’avvio della revisione delle norme urbanistiche: stop a nuove cementificazioni e riuso. Vedremo nei fatti se sarà stata tenuta fede a questo impegno o se le lobby dell’urbanistica di mercato saranno ancora una volta riuscite a far cambiare idea. Sotto questo profilo, le pur legittime proposte che si leggono per il recupero e l’utilizzo di una parte della Manifattura Tabacchi fanno sorgere più di un interrogativo sulla qualità e sulla coerenza nelle scelte decisive, soprattutto se si toccano aree o complessi di proprietà pubblica. In merito ai quali, per la verità, gli unici ad avere idee, sia pure a fini speculativi (legittimi anche quelli, per carità), da tanto tempo sembrano i privati. Oltre alla potentissima Fondazione Cassa di Risparmio che non si limita più ai mirabili recuperi nel campo dell’arte, della cultura, degli immobili pubblici e di pubblica utilità, della sanità e del sociale, ma sembra non disdegnare ora la partecipazione a operazioni immobiliari.

 Fermi restando ai più volte richiamati principi dello stop al cemento e del riuso, i lucchesi si aspettano quindi di conoscere con precisione anche cosa diventeranno: il mercato del Carmine e quello di Pulia, la palestra Bacchettoni, la Cavallerizza a porta San Donato, la Manifattura Tabacchi, la caserma Lorenzini, l’ex ospedale Campo di Marte e quelli di Maggiano e Arliano. E attendono di conoscere anche le scelte per le funzioni e l’uso delle casermette delle Mura e dell’intero complesso, che non può in alcun modo diventare terra di conquista – anch’esso – per la speculazione privata.  I principi e gli annunci sulle scelte basate sul riuso e sullo stop a nuove cementificazioni non assolutamente necessarie – filosofia propugnata dall’architetto Italo Insolera, urbanista incaricato dalla giunta guidata da Giulio Lazzarini negli anni Novanta – potranno presto essere verificati alla luce delle indicazioni effettive contenute nel piano attuativo